SANITÀ

Sanità, privati in lista d'attesa per lavorare con il pubblico

Dopo molti anni la verifica dei requisiti per l'accreditamento delle strutture. Perla (Aiop): "Garanzie assolute per i pazienti". Non pochi ambulatori e qualche clinica sono a budget zero. Attesa per la nuova ripartizione dei fondi (oggi 698 milioni all'anno)

Cresce in Piemonte il numero delle strutture della sanità privata che – ricorrendo a una metafora pertinente al settore – sono in lista d’attesa per entrare nel novero di quelle che possono lavorare con il servizio sanitario pubblico o che, pur possedendo già i requisiti, non hanno ancora ricevuto le risorse ripartite dalla Regione per poter fornire prestazioni con il solo pagamento del ticket.

Sul rapporto tra sanità pubblica e privata in Piemonte si annunciano cambiamenti entro la fine dell’anno, quando scadrà l’accordo triennale e, con esso, la ripartizione dei budget assegnati a ciascuna struttura per erogare visite, esami, ricoveri e interventi il cui costo viene rimborsato dalle casse regionali, nell’ambito di quello che viene definito sistema di accreditamento.

Verifica dei requisiti e ruolo dell’Ota

Proprio sull’accreditamento si sta concludendo un’operazione di verifica che, dopo anni, viene effettuata sul territorio piemontese per confermare che ciascuna struttura sia in possesso dei requisiti richiesti. Un compito svolto dall’Ota, l’organismo tecnicamente accreditante in seno ad Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale.

«Le attività degli ultimi mesi confermano come il dialogo tra strutture accreditate e valutatori renda più chiari e condivisi i passaggi del percorso di accreditamento», spiega Giancarlo Perla, presidente di Aiop Piemonte, la principale sigla di rappresentanza della sanità privata. «Per i nostri associati, poter contare su un’interazione diretta e strutturata – aggiunge Perla – rappresenta un elemento decisivo per affrontare con efficacia gli aspetti tecnici e organizzativi del processo».

Adempimenti pensati per la tutela dei pazienti, dietro i quali si profilano però cambiamenti che sembrano indicare una crescita dell’interesse dei gruppi privati verso il Piemonte, soprattutto sul versante della medicina ambulatoriale e specialistica.

La partita dei fondi

I cambiamenti si traducono in un aumento del numero delle strutture pronte a bussare alla porta – o che già lo hanno fatto – della Regione per ottenere l’accreditamento e lavorare in sinergia con il sistema sanitario pubblico. Solo sul fronte dei centri ambulatoriali se ne conterebbero oltre una ventina. Ci sono poi cliniche – tra cui la storica struttura torinese Pinna Pintor – che, pur essendo accreditate, hanno ottenuto questo status dopo l’accordo che, a fine 2023, ha ripartito i 698 milioni annui del fondo per il triennio successivo.

Ecco uno dei motivi per cui, dal fronte dell’imprenditoria sanitaria, si guarda con attenzione alla scadenza di questo accordo, fissata al 31 dicembre. Sarà in quell’occasione – o, più precisamente, nei mesi precedenti, quando verranno avviate le trattative con la Regione – che si aprirà una partita con più giocatori rispetto al passato sul fronte privato.

L’interrogativo principale riguarda la cifra complessiva che il Piemonte, in virtù degli stanziamenti statali, riuscirà a mettere sul tavolo per acquistare prestazioni e servizi dai privati da erogare ai pazienti. Pur con un peso inferiore rispetto a regioni come la Lombardia, il contributo della sanità privata al sistema pubblico piemontese resta indispensabile. Un aumento dei fondi, così come del numero delle strutture coinvolte, potrebbe contribuire a ridurre – seppur non in modo decisivo – il divario con altri sistemi regionali, con effetti positivi anche sull’accorciamento dei tempi di attesa, ancora troppo lunghi e spesso inaccettabili, che spingono molti pazienti a rivolgersi al privato non accreditato pagando di tasca propria.

Incognite sulla proroga

Sulla scadenza di dicembre, tuttavia, non vi sono certezze assolute. Potrebbe profilarsi l’ipotesi di una proroga dell’accordo in vigore per tutto il 2027. Questo perché, proprio per il prossimo anno, il Governo prevede modifiche alle tariffe per ricoveri e altre prestazioni che, intervenendo su uno schema appena siglato, rischierebbero di generare difficoltà e ulteriori criticità.

Il rovescio della medaglia riguarda proprio quelle strutture private che, avendo ottenuto l’accreditamento dopo la ripartizione dei fondi per il triennio 2024-2026, sarebbero costrette ad attendere un anno in più per ottenere le risorse necessarie a fornire le prestazioni.

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