"Sicurezza bene comune". Meloni sfida Schlein
14:18 Lunedì 02 Febbraio 2026Dopo la guerriglia pro Askatasuna di Torino il governo ritiene necessario un intervento legislativo rapido. La risoluzione unitaria proposta all'opposizione. Trasformare l'ordine pubblico da terreno di scontro ideologico a banco di prova unitario
Non è stata una riunione di routine quella convocata a Palazzo Chigi dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. È stata la risposta politica, concentrata in poco più di un’ora, a ciò che è accaduto a Torino durante la manifestazione per il centro sociale Askatasuna e alle immagini di caschi, volti coperti e oggetti usati come armi, con negli occhi le immagini del giovane poliziotto aggredito e pestato dal manipolo di antagonisti, che hanno riportato il tema dell’ordine pubblico al centro dell’agenda di governo.
Attorno al tavolo, insieme alla premier, i vice Matteo Salvini e Antonio Tajani (quest’ultimo collegato da Palermo), il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il Guardasigilli Carlo Nordio, il ministro della Difesa Guido Crosetto, e i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Con loro, i vertici delle forze dell’ordine. Un vertice operativo, non di rappresentanza.
Il comunicato diffuso al termine dell’incontro fissa la linea. Meloni e il governo ribadiscono il pieno sostegno alle forze dell’ordine e, «in questa delicata fase», rivolgono all’opposizione un appello a una «stretta collaborazione istituzionale», con un riferimento esplicito alle dichiarazioni della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. Non è un passaggio formale: è la scelta di portare il tema sicurezza dentro un perimetro di responsabilità parlamentare condivisa.
Per questo, i capigruppo di maggioranza hanno ricevuto il mandato di proporre ai gruppi di opposizione la presentazione di una risoluzione unitaria sul tema sicurezza, che potrebbe essere votata già questa settimana in occasione delle relazioni del ministro Piantedosi in Aula. Un’iniziativa che punta a verificare, nero su bianco, la disponibilità dell’opposizione a muoversi su un terreno comune quando si parla di ordine pubblico.
Gli scontri di Torino imprimono così un’accelerazione a un pacchetto sicurezza che da settimane è allo studio dell’esecutivo, con interlocuzioni costanti tra Palazzo Chigi e Quirinale su una serie di norme considerate sensibili. Il lavoro tecnico-giuridico ha già prodotto alcuni aggiustamenti significativi rispetto alle ipotesi iniziali. Tra questi, la cosiddetta stretta sui coltelli, pensata per arginare gli episodi di violenza giovanile. Nelle ultime ore è emerso che la misura, inizialmente prevista all’interno del decreto sicurezza, dovrebbe invece confluire in un disegno di legge. Una scelta che consente un percorso parlamentare più ordinato e meno esposto sul piano delle garanzie costituzionali.
Nelle bozze circolate nelle scorse settimane, quella norma era collocata proprio nel disegno di legge e prevedeva la possibilità per le forze dell’ordine di trattenere fino a dodici ore soggetti sospettati di «costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione e per la sicurezza e l’incolumità pubbliche». La valutazione si fonderebbe su «elementi di fatto», come il possesso di armi o strumenti atti ad offendere, ma anche sull’uso di caschi o di altri strumenti idonei a camuffare il volto.
È un impianto che, alla luce di quanto avvenuto a Torino durante la manifestazione di autonomi, anarchici e antagonisti, il governo propone come una risposta necessaria a un contesto che considera in progressivo deterioramento. Ed è questo il filo che tiene insieme la riunione lampo di Palazzo Chigi, il richiamo all’opposizione e il cantiere normativo aperto con il Quirinale: dare una risposta rapida, ma giuridicamente solida, a un tema che l’esecutivo ritiene ormai centrale nell’agenda politica e parlamentare.


