ALTA TENSIONE

Askatasuna, attacco pianificato. Arrestati tre "bravi ragazzi"

Gli investigatori sono al lavoro per identificare le centinaia di antagonisti che hanno scatenato la guerriglia sabato scorso a Torino. Dietro gli scontri una una strategia precisa. Anche il momento dell'assalto alle forze dell'ordine è stato programmato

Mentre l’analisi politica continua a rimbalzare tra dichiarazioni e controrepliche, sul piano operativo le indagini avanzano con passo serrato. Da sabato gli investigatori lavorano senza sosta per dare un nome e un volto agli antagonisti che il 31 gennaio hanno trasformato corso Regina Margherita, a Torino, in un teatro di guerriglia urbana.

In giornata è arrivata in Procura l’informativa della Digos sugli scontri scatenati a pochi metri dall’ex centro sociale Askatasuna. L’obiettivo è chiaro: identificare il maggior numero possibile di partecipanti alle violenze, passando al setaccio le numerose immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza presenti nella zona.

Tra questi ci sono circa cinquecento black bloc, ovvero gli antagonisti che all’altezza di corso San Maurizio si sono camuffati e, quando il corteo è arrivato all’altezza del Rondò Rivella, si sono staccati dallo spezzone principale per attaccare il cordone di polizia che era a presidio dell'ex centro sociale. Intorno alle 18 l’esplosione della violenza con un primo lancio di materiale esplosivo in direzione degli agenti.

Non un attacco casuale, ma pianificato nei minimi dettagli nei giorni precedenti alla manifestazione quando gli antagonisti avrebbero anche concordato di attendere il calare del buio prima di mettersi in azione. Secondo le indagini degli investigatori tra questi non ci sarebbero solo persone riconducibili al mondo dell’autonomia, di cui è capofila il centro sociale Askatasuna, e al mondo anarchico, ma anche a un'altra fetta di violenti non organizzati ma sempre a viso coperto.

La guerriglia

La guerriglia in corso Regina Margherita è durata poco meno di due ore con il lancio di molotov, bombe carta con chiodi, fuochi d’artificio, oggetti contundenti e jammer utilizzati contro le forze dell’ordine che hanno risposto con lacrimogeni, fumogeni, l’utilizzo dell’idrante e cariche. I manifestanti hanno dato fuoco a una camionetta della polizia, bidoni dell’immondizia e un ammasso di rifiuti. Numerosi i danni al quartiere.

L'attacco poi si è spostato nelle vicinanze del campus universitario Luigi Einaudi, dove l’agente di polizia Alessandro Calista è stato aggredito da un branco di violenti. Al momento una sola persona è stata arrestata per questa aggressione, si tratta di Angelo Francesco Simionato, 22enne incensurato di Arcidosso. Il ragazzo è stato identificato per via del suo abbigliamento, indossava una giacca rossa che lo ha reso perfettamente riconoscibile.  

Gli arresti

Originario di Montelaterone in provincia di Grosseto, Simionato è stato descritto dai genitori come un bravo ragazzo. Incredulità dunque davanti alle immagini che lo ritraggono tra gli aggressori di Calista, il video però parla chiaro: il poliziotto a terra viene preso di mira dal branco con calci, pugni e viene colpito con un martello. Simionato però non è l’antagonista che brandisce il martello. Contro il 22enne al momento l’accusa è di lesioni personali a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico, violenza a pubblico ufficiale e rapina in concorso, visto che ha sottratto al poliziotto scudo, casco e maschera antigas.

Altre due persone sono state arrestate per gli scontri, sono Pietro Desideri, 31 anni, e Matteo Campaner, 35 anni. Per loro l’accusa è di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. La Questura di Torino ha identificato e denunciato altre 24 persone che sono coinvolte nella guerriglia urbana avvenuta in corso Regina Margherita a pochi metri dall’ex centro sociale Askatasuna.

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