Askatasuna, Lo Russo cerchiobottista difende Avs e attacca Piantedosi: "Distinguere dissenso e delinquenza"
Davide Depascale 18:46 Lunedì 02 Febbraio 2026Il sindaco in Consiglio comunale dopo le violenze di sabato scorso. Danni quantificati in 164mila euro. Annunciata benemerenza civica per gli agenti feriti. Ma la maggioranza si spacca: Viale (+ Europa) contro le "lacrime di coccodrillo" della sinistra
“Era noto che sarebbero arrivati gruppi organizzati di violenti. Mi aspetto uno Stato che sappia intervenire e prevenire, soprattutto quando le informazioni ci sono e il rischio è conosciuto”. Con queste parole il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, intervenuto oggi in Consiglio comunale, si è di fatto autoassolto sugli scontri avvenuti sabato scorso durante il corteo organizzato per manifestare contro lo sgombero di Askatasuna. Il primo cittadino ha sottolineato la necessità di separare nettamente chi manifesta pacificamente da chi sceglie deliberatamente la violenza: “È così che si tutela il diritto di manifestare: separando chi dissente da chi delinque, prima che la violenza esploda e travolga tutti”. Sulla vicenda Aska Lo Russo decide così di proseguire con la sua linea cerchiobottista che tuttavia non convince tutti, anche all’interno della sua maggioranza.
I danni alla città
Lo Russo ha quantificato in circa 164mila euro i costi derivanti dai danneggiamenti al patrimonio pubblico e dagli interventi di ripristino. “Torino è stata ferita materialmente, nei suoi quartieri, nei suoi spazi pubblici. Ma soprattutto è stata ferita nella sua identità civile, da violenze che non hanno nulla di politico, nulla di ideale, nulla di nobile”, ha dichiarato il sindaco, ricordando “i commercianti che hanno visto devastate le proprie attività, i giornalisti colpiti mentre svolgevano il loro lavoro e i cittadini rimasti bloccati in casa”. “Voglio essere netto, senza esitazioni: la violenza non è mai una forma di conflitto legittimo, non è dissenso, non è protesta”, ha concluso.
Benemerenza per gli agenti feriti
Il sindaco ha annunciato ufficialmente l’intenzione di proporre al Consiglio comunale il conferimento di una civica benemerenza all’agente Alessandro Calista, colpito durante gli scontri, e al suo collega Lorenzo Virgulti che lo ha soccorso. “Non c’è niente di rivoluzionario nel colpire in dieci un agente di polizia a terra. C’è solo vigliaccheria e delinquenza”, ha affermato Lo Russo, esprimendo solidarietà piena a tutte le forze dell’ordine.
Niente epurazioni
Al tempo stesso Lo Russo non prende le distanze dalla componente più a sinistra della sua coalizione, presente sabato in piazza. Il sindaco ha infatti respinto “richieste di teste, di epurazioni politiche, di rotture immediate” con Alleanza Verdi-Sinistra avanzate dal centrodestra, che ha presentato una mozione di sfiducia all’assessore ai servizi sociali Jacopo Rosatelli. “Usare episodi di questa gravità per regolare conti politici è irresponsabile”, ha dichiarato il sindaco, pur riconoscendo che “quando su fatti violenti esistono ambiguità, indulgenze o coperture politiche, queste finiscono per alimentare il problema”. Lo Russo ha anche evidenziato come “questa volta tutte le forze politiche, a ogni livello, hanno preso unanimemente le distanze dalle violenze. Senza ambiguità. Ed è un dato che rafforza le istituzioni, non che le indebolisce”. Una lettura assai contestata dai suoi oppositori.
L’attacco di Viale
L’intervento più duro contro le parole del sindaco però è arrivato da un consigliere della sua maggioranza: Silvio Viale, capogruppo di +Europa e membro della maggioranza, ha attaccato frontalmente Avs e la gestione della vicenda da parte di Lo Russo. “Sin dall’inizio ho posto la questione della violenza ed è stato un errore non porla nel patto di collaborazione”, ha esordito Viale, accusando l’amministrazione di essere stata “troppo timida” nell’azione preventiva. “Quello che è accaduto sabato era premeditato sotto la direzione di chi aveva convocato i violenti di tutta Italia per la presa di Torino”, ha dichiarato, criticando coloro che si sono offerti per “dare copertura ad una giornata di guerriglia annunciata”. Viale ha riservato parole particolarmente dure per Avs: “Non ho apprezzato le litanie sulle frange violenti, le lacrime da coccodrillo e le soddisfazioni da sciacalli di Avs, che avrei voluto vedere compensate da una visita di Bonelli e Fratoianni alle Molinette”.
“Meloni meglio dei suoi”
Nel corso delle sue comunicazioni il sindaco ha anche fatto riferimento al colloquio avuto con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel quale ha riscontrato “un livello di responsabilità e di misura diverso e migliore rispetto a quello di alcuni suoi epigoni locali o di taluni ministri alla ricerca spasmodica di visibilità”, riferendosi anche alle dichiarazioni del ministro degli Interni Matteo Piantedosi, considerato uno degli artefici dello sgombero. Parole a cui i consiglieri di centrodestra in Sala Rossa hanno risposto con un attacco serrato e unanime contro la linea del sindaco.
Enzo Liardo (Fratelli d’Italia) si è infatti dichiarato “fiero di essere uno degli epigoni”, aggiungendo che “i cittadini non hanno tempo per fare gli alternativi 3.0. I torinesi hanno le tasche piene di questi bamboccioni viziati, e un assessore non può scendere in piazza vellicando le violenze”. “Chi ha manifestato era lì per difendere l’illegalità. Senza segnali di distanza da Avs ne sposa la causa. Prenda le distanze da Avs, solo così si può restituire certezza di stare dalla parte dei cittadini e non da quella dell’illegalità”. Ha dichiarato Federica Scanderebech (Forza Italia), mentre il capogruppo della Lega Fabrizio Ricca ha accusato il sindaco di “vivere sulla luna”: “C’è una parte della sua maggioranza che ha smesso di strizzare l’occhio alle frange estremiste per abbracciarle pubblicamente. Si tenga pure Rosatelli”, ha concluso Ricca. Il vicecapogruppo di Torino Bellissima Pierlucio Firrao ha invece definito Lo Russo “campione nazionale di lancio della palla in tribuna”.
In mezzo a due fuochi
Il capogruppo del Pd Claudio Cerrato, condividendo le parole del sindaco e collega di partito ha invitato alla prudenza, ammettendo implicitamente di trovarsi in una posizione complicata: “Ci sentiamo in mezzo a due fuochi, tra l’antagonismo e la repressione. La democrazia si vede nel rispetto delle minoranze”. Una sintesi plastica dell’angolo in cui si è infilato Lo Russo con la gestione della vicenda “Aska”, trascinando insieme a lui il suo partito. Paradossalmente è parso meno in difficoltà il consigliere di Avs Emanuele Busconi, che ripetutamente chiamato in causa negli interventi dell’opposizione, ha risposto a tono: “Non è il momento di strumentalizzazione e propaganda. Chi ha compiuto violenza non ha a cuore le sorti di Vanchiglia e le sofferenze dei torinesi. Non accettiamo illazioni e non prendiamo lezioni dalla destra”.
Sganga difende Aska
La posizione di Busconi e di Avs ha trovato una sponda anche dall’altro lato della Sala Rossa, con la consigliera del Movimento 5 Stelle Valentina Sganga che ha difeso Askatasuna e accusato la destra di strumentalizzazione: “La violenza è inaccettabile sempre o solo quando conviene? La violenza fa schifo sempre, ma la destra parla solo quando le conviene e usa i fatti di Torino come passerella propagandistica”. Sganga ha quindi ribadito che “Askatasuna non è un problema, è un pretesto per colpire il dissenso”, citando il nuovo decreto sicurezza e denunciando un “disegno coerente per restringere gli spazi di discussione”. “Le 50mila persone fanno paura perché non disposte ad arretrare, sono la risposta alle politiche del governo”, ha concluso. Se le voci di un passaggio di Sganga ad Avs circolano da un po’ nonostante la smentita della diretta interessata, l’intervento di oggi difficilmente le metterà a tacere.
Il futuro di corso Regina Margherita 47
Riguardo all’immobile di corso Regina Margherita 47 che ospitava il centro sociale Askatasuna, Lo Russo ha dichiarato che tornerà nella piena disponibilità della Città, e che dialogherà “solo con chi è in grado di prendere una distanza netta, inequivocabile e credibile da ogni forma di violenza”. Lo spazio, ha assicurato, “non verrà lasciato vuoto né abbandonato” e sarà restituito al quartiere per usi pubblici “quando i tempi saranno maturi, quando il clima sarà meno conflittuale”. Tuttavia la vicenda, a quasi due mesi dallo sgombero, sembra ancora ben lontana da essere risolta, restando un nervo scoperto per la città e per la sua amministrazione.



