Istituzioni di (varia) qualità. Piemonte in coda al Nord
Stefano Rizzi 07:00 Martedì 03 Febbraio 2026Un Paese ancora una volta diviso. Il Sud recupera, ma è ancora molto indietro, al Nord va meglio ma si perdono posizioni. Alessandria e Cuneo in peggioramento. Il peso sullo sviluppo economico. Lo studio dell'Osservatorio diretto da Cottarelli
In vent’anni la qualità delle istituzioni in Italia è rimasta sostanzialmente stabile, anche se il dato nasconde interessanti cambiamenti, con un Sud in recupero e un Nord che, in alcune sue parti, segna sensibili regressioni.
Ma come si misura, provincia per provincia, regione per regione, la qualità delle istituzioni? È proprio da qui che bisogna partire per comprendere l’immagine del Paese che emerge, sotto questa luce, dallo studio appena pubblicato dall’Osservatorio conti pubblici italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, diretto da Carlo Cottarelli.
I parametri di valutazione
La chiave sta in un acronimo: IQI, ovvero l’indice della qualità istituzionale, che si basa su dati e non su sondaggi e misura, sostanzialmente, cinque parametri.
Uno è lo stato di diritto, dove sono compresi i tempi dei processi, il numero di reati, l’economia sommersa e l’evasione fiscale. Un altro è l’efficacia di governo, che contempla elementi come la dotazione di infrastrutture, la qualità dell’aria, i trasporti e il deficit sanitario.
Il terzo è la partecipazione civica, dove si misura la partecipazione al voto, quella al volontariato, ma anche la densità di cooperative sociali. Poi c’è la qualità della regolamentazione, che fa riferimento al rapporto import-export rispetto al Pil, all’efficienza dei servizi alle imprese, al carico fiscale e a quasi una quarantina di altri indicatori economici. Infine, il controllo della corruzione, che si basa sul numero di reati contro la pubblica amministrazione in rapporto ai dipendenti pubblici, sull’indice di rischio corruttivo negli appalti e sul numero di Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose.
In base a questi parametri, come scrive l’Osservatorio diretto da Cottarelli, «l’indice restituisce una fotografia chiara: la qualità delle istituzioni è molto bassa al Sud rispetto al resto del Paese, con un punteggio, nel 2023, di 0,25, ovvero meno della metà del Centro (0,61) e del Nord, che si attesta a 0,65». E, se come si diceva nel Mezzogiorno si registra una tendenza al miglioramento, le regioni del Sud occupano comunque gli ultimi otto posti della classifica. Guardando al settentrione, spicca la differenza tra Est e Ovest.
Nord-Est in testa
Il livello di qualità delle istituzioni di Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige è superiore a quello che si registra in Lombardia, Liguria e Piemonte. E proprio queste ultime due, con un indice identico pari a 0,52, rispetto allo 0,70 del Veneto o al valore massimo, ovvero lo 0,85 del Trentino-Alto Adige, rappresentano i fanalini di coda del Nord. Meglio del Piemonte fanno, però, anche il Lazio (0,55), le Marche (0,66) e la Toscana (0,68).
Addentrandosi nei territori, se la provincia migliore del Paese è quella di Trieste e la maglia nera va a Crotone, nell’ambito del Piemonte – che ha visto scendere negli anni il suo IQI da 0,64 a 0,52 – due sono le province con il peggioramento più accentuato: Alessandria e Cuneo, che, insieme a Vicenza, Foggia e Pistoia, compongono il quintetto che ha visto calare maggiormente il valore degli indicatori.
Dall’osservazione dei singoli parametri, il quadro piemontese fa emergere i dati più bassi, entrambi a 0,35, per l’efficacia di governo e la qualità della regolamentazione. Due voci che rimandano direttamente, nel secondo caso, alla situazione economica e produttiva e, nel primo, ai servizi, in particolare al deficit della sanità.
Valori più alti per lo stato di diritto (0,65), la partecipazione civica (0,61) e decisamente elevato quello relativo al controllo della corruzione, che si assesta a 0,81, uno tra i massimi a livello nazionale.
Vent’anni di monitoraggio
Nello studio dell’Osservatorio dell’Università Cattolica si fa rilevare come «il divario tra Mezzogiorno e resto del Paese sia presente in tutte le dimensioni, pur essendo leggermente inferiore nella partecipazione civica (36% in meno rispetto alla media del Centro-Nord), rispetto all’efficacia di governo (41% in meno), al contrasto alla corruzione (42%), allo stato di diritto (42%) e alla qualità della regolamentazione (44%)».
Mentre «il miglior posizionamento del Nord rispetto al Centro nell’indice complessivo è dovuto a un miglior stato di diritto (minore criminalità e miglior funzionamento del sistema giudiziario), dove registra un punteggio marcatamente più alto. Nelle altre dimensioni le due aree hanno valori molto simili, con il Nord che supera il Centro solo nel controllo della corruzione».
Segnali per lo sviluppo
Anche la comparazione fatta con altri indici di valutazione conferma sostanzialmente il quadro che rappresenta, ancora una volta e anche su questo fronte, un Paese diviso, con differenze evidenti anche all’interno di un territorio come quello del Nord.
Dati importanti su cui ragionare se, come si legge nello studio dell’Osservatorio diretto dall’economista che nel 2018 giunse al Quirinale col trolley dopo aver ricevuto da Sergio Mattarella l’incarico di tentare la formazione di un governo tecnico, «la qualità delle istituzioni è un fattore determinante per lo sviluppo economico e sociale di un Paese». Così come per avere indicazioni sui punti di forza o di debolezza di una regione o di una singola provincia.



