SANITÀ & GIUSTIZIA

Città della Salute, indagine anche sul bilancio 2024: nel mirino il parere-lampo sui 7 milioni "spariti"

Il nuovo filone sulla gestione dell'intramoenia. Ascoltato dai pm Di Russo, il consulente ingaggiato dal direttore Tranchida. Dopo il suo parere sono stati cancellati i crediti della legge Balduzzi. "Avevano urgenza". Giovedì prima udienza del procedimento principale

Il nuovo vertice della Città della Salute di Torino aveva fretta di firmare il bilancio 2024 e il parere richiesto al commercialista Davide Di Russo, con cui supportare la “cancellazione” dal consuntivo dei 7,3 milioni di crediti del fondo Balduzzi, “serviva il prima possibile”.

A dirlo testualmente è il professionista ai pubblici ministeri Mario Bendoni e Giulia Rizzo. Gli stessi magistrati che, proprio sulla procedura attuata dal direttore generale dell’azienda di corso Bramante, Livio Tranchida, in merito a quella cifra derivante dall’attività di intramoenia, lo scorso novembre avevano acquisito la documentazione. Da quell’acquisizione era nato un fascicolo – inizialmente senza indagati – che ha aperto un nuovo troncone dell’inchiesta, già sfociata nel rinvio a giudizio di sedici tra ex direttori generali e dirigenti delle Molinette per fatti compresi tra il 2013 e il 2023.

La prima udienza

La prima udienza è fissata per dopodomani, giovedì 5 febbraio, ma è quasi certo che si esaurirà con l’appello delle parti e che il giudice, Maria Merlino, da poco insediatasi a Torino dopo un precedente incarico a L’Aquila come giudice di sorveglianza, rinvierà a una successiva udienza tutti i passaggi preliminari, tra cui l’elenco dei testimoni da ammettere e le eventuali eccezioni da parte delle difese sulla formazione del fascicolo.

Un fascicolo, quello dei pm, che si sarebbe arricchito di ulteriori elementi addirittura ancora questa mattina, con atti depositati in Cancelleria e che saranno consultabili dalle parti da domani, ma che molti suppongono si tratti di ulteriori verbali di testimonianze.

I dubbi di Schael

Come, peraltro, è recente anche quella del consulente ingaggiato dalla direzione generale della Città della Salute. Mancano pochi minuti alle tre del pomeriggio di giovedì 22 gennaio quando i pm iniziano a porre a Di Russo una serie di domande che spesso si fanno incalzanti e, come detto, fanno emergere l’intenzione da parte del vertice di corso Bramante di chiudere il più in fretta possibile la partita del bilancio 2024, che l’allora commissario Thomas Schael, poi defenestrato dall’assessore Federico Riboldi, si era rifiutato di firmare fino a quando non fossero state chiarite situazioni contabili anche pregresse.

Il parere-lampo

«Loro – dice il commercialista riferendosi ai vertici di corso Bramante – me lo avevano chiesto perché avevano l’urgenza di chiudere il bilancio 2024 e mi dissero che serviva il più presto possibile. Volevano chiuderlo nel tempo indicato e ho redatto il parere». A interloquire con Di Russo erano «il direttore amministrativo Giampaolo Grippa e il dottor Fabio Aimar, che si era presentato come consulente a supporto dell’azienda».

In effetti passano pochissimi giorni tra il 22 ottobre, quando il professionista riceve l’incarico, e il 30 dello stesso mese, quando il parere è pronto sulla scrivania di Tranchida che, il 4 novembre, con la penna “fortunata” di Riboldi e i corifei a magnificare l’impresa, appone il suo autografo sul bilancio da cui sono scomparsi i 7,3 milioni della Balduzzi.

Le cautele di Sottile

Un iter che, tutt’oggi, non è però affatto concluso. Alla fretta di Tranchida e di Riboldi – non certo passata inosservata agli inquirenti – fa da contrappunto un’altra firma che ancora manca sul consuntivo 2024 della Città della Salute: quella del direttore regionale della Sanità, Antonino Sottile.

Dopo aver atteso la documentazione richiesta a corso Bramante e, a dispetto degli annunci dell’assessore che indicava entro il 10 gennaio la firma, Sottile con i suoi uffici starebbe valutando attentamente il dossier, in particolare numeri e passaggi relativi alla gestione della libera professione e quindi alla cancellazione dei 7,3 milioni, così come il disavanzo (vietato per legge) dell’intramoenia per circa 400 mila euro nello stesso esercizio.

Non è dato sapere se i documenti chiesti da Sottile coincidano con quelli forniti al consulente autore del parere. Un punto su cui si sono concentrate alcune domande dei pm. Di Russo spiega di aver ricevuto dall’azienda «documenti selezionati nello specifico o ritenuti utili per il parere» e aggiunge che «mi hanno posto una serie di premesse nella lettera di incarico che ho riportato in parte nel parere».

Domande incalzanti

Una testimonianza in cui le domande si fanno spesso pressanti e la stessa certezza del professionista sulla non applicabilità della Balduzzi, basata sull’assenza di accordi sindacali, appare meno granitica.

Di Russo dice di non ricordare se il regolamento del 2014 presentasse differenze rispetto a quello dell’anno successivo, dove di fatto scompare l’accordo sindacale sulla libera professione. Quando i pm gli chiedono come si spiega il cambiamento dall’accordo del 2014, che conteneva le tariffe e rispettava la Balduzzi, a quello del 2015 che non la rispettava più, il commercialista afferma di non essere in grado di spiegarlo.

Tanto da spiegare

Di cose da spiegare, in questa vicenda, sembrano essercene parecchie, probabilmente più di quanto già emerso dall’inchiesta approdata al processo e a dispetto del clima da traguardo raggiunto che, lo scorso 4 novembre, accompagnò la firma di Tranchida – con la penna di Riboldi – sotto un bilancio oggi tra le carte dei magistrati in un’inchiesta suppletiva che potrebbe riservare ulteriori sviluppi.

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