ALTA TENSIONE

"Guerriglia urbana organizzata". Scontri pianificati per Askatasuna. Scarcerati i tre attivisti arrestati

A due manifestanti l'obbligo di firma mentre il terzo finisce ai domiciliari. Nell'ordinanza la gip ricostruisce nei dettagli la dinamica del corteo e argomenta in modo giuridicamente impeccabile le accuse. La politica legga prima di sproloquiare

Sabato 31 gennaio. La manifestazione nazionale “Torino è partigiana – contro le politiche del governo e lo sgombero degli spazi sociali” indetta dopo lo sgombero di Askatasuna attraversa la città lungo il percorso autorizzato, con migliaia di persone in corteo tra Porta Susa, piazza Carlo Felice e Palazzo Nuovo. Poi, poco prima delle 18, all’altezza di Corso Regio Parco, qualcosa cambia. Una parte consistente dei manifestanti si stacca, si travisa, cambia direzione e punta verso Corso Regina Margherita, dove i reparti sono schierati a protezione della sede del centro sociale. È lì che, secondo la gip Irene Giani, il corteo finisce e inizia «una vera e propria guerriglia urbana».

Qui la giudice per le indagini preliminari non vede un corteo degenerato. Vede – lo scrive testualmente – una guerriglia urbana organizzata, con modalità operative, avanzamenti coordinati, uso di oggetti atti a offendere, travisamenti, barricate, incendi e una pressione costante sui reparti schierati a difesa dell’immobile pubblico, per quasi trent’anni sede di Askatasuna.

Le tre ordinanze con cui la giudice convalida gli arresti e applica le misure cautelari nei confronti di Matteo Campaner, Pietro Desideri e Angelo Francesco Simonato non sono soltanto provvedimenti cautelari. Lette con attenzione, riga dopo riga, sono la ricostruzione molto più dettagliata di quanto sia uscito finora nelle cronache: la giudice costruisce un impianto giuridico durissimo e poi lo applica in modo chirurgico, distinguendo in modo netto le singole responsabilità.

Quando il corteo si spezza

Il corteo autorizzato parte regolarmente dai punti di raccolta indicati: Porta Susa, piazza Carlo Felice, Palazzo Nuovo. Vi confluiscono studenti medi superiori, Usb, Si Cobas, Rifondazione Comunista, collettivi universitari, gruppi No Tav, pro Palestina ed ambientalisti. Intorno alle 16 è compatto, circa ventimila persone, e procede lungo il percorso autorizzato in direzione di Corso San Maurizio.

Il punto di svolta arriva attorno alle 17.50, poco prima dell’intersezione con Corso Regio Parco. Qui, scrive la gip, una frangia di circa 1.500 soggetti si stacca dal corteo. Non è un rallentamento casuale: serve a consentire a un nutrito gruppo di attivisti per travisarsi con abiti scuri, caschi e passamontagna: si compattano e cambiano direzione, dirigendosi verso Corso Regina Margherita, in direzione della sede di Askatasuna. Da questo momento, per la giudice, non siamo più dentro un corteo, ma dentro un contesto di scontro organizzato.

Corso Regina campo di battaglia

La descrizione che segue nelle ordinanze è minuziosa. I manifestanti occupano le carreggiate, avanzano a ondate verso i reparti schierati a protezione della sede del centro sociale, utilizzano scudi improvvisati ricavati da lamiere, divelgono materiale dalla strada e da esercizi commerciali, impiegano cassonetti, cartellonistica, pezzi di dehors. Vengono lanciati sassi, bottiglie, razzi, bombe carta, artifici pirotecnici anche con tubi di lancio artigianali. Si creano barricate che vengono date alle fiamme. Il fumo viene utilizzato come copertura per avanzare.

I reparti rispondono con idranti e lacrimogeni, mentre gli attaccanti si ritirano e tornano ad avanzare secondo modalità che la gip definisce «tipiche della guerriglia urbana», con azioni a elastico. In questo contesto viene incendiato un mezzo del Reparto Mobile mentre è in movimento, con a bordo l’assistente capo coordinatore Luigi Marchese, esposto a serio pericolo. Almeno cento operatori riportano ferite tra fratture, contusioni e traumi da corpi contundenti.

Concorso morale nella violenza di piazza

Prima di analizzare le singole posizioni, la giudice inserisce un passaggio giuridico decisivo, richiamando la giurisprudenza della Cassazione sul concorso di persone nei reati durante le manifestazioni. Non è necessario dimostrare che un singolo abbia materialmente ferito qualcuno. È sufficiente che sia presente in quel contesto spazio-temporale, in posizione attiva, rafforzando con la propria presenza e le proprie azioni l’attacco in corso. È questo il presupposto che consente la convalida degli arresti.

I tre indagati

Per Matteo Campaner, 35 anni, residente a Grugliasco, commerciante di dolciumi a sagre e mercatini, gli agenti riferiscono di averlo visto in Corso Regina, a pochi metri da loro, mentre lanciava sassi e petardi. Viene bloccato dopo essersi dimenato e aver scalciato. Tuttavia la gip annota che è incensurato, non travisato, privo di casco, scudo o altre protezioni, senza oggetti offensivi addosso, non appartenente a gruppi organizzati e senza precedenti in contesti violenti. Durante l’udienza manifesta un atteggiamento critico verso quanto accaduto e mostra i segni dell’impatto dell’esperienza carceraria appena vissuta. La resistenza opposta al fermo viene definita moderata. Per lui l’arresto viene convalidato ma la misura applicata è l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

Per Pietro Desideri, 31 anni, torinese, lavoratore precario, la dinamica è simile. È in prima linea, lancia pietre contro il Reparto Mobile, viene fermato dopo essere inciampato durante un avanzamento degli agenti. Ha il naso sanguinante e una prognosi di cinque giorni. Anche qui la giudice sottolinea che è incensurato, non travisato, privo di oggetti atti a offendere, che la sua partecipazione è personale e non concertata, che svolge attività di volontariato documentata e che non risultano danni a persone o cose direttamente attribuibili a lui. Anche per Desideri viene disposto l’obbligo di firma.

Con Angelo Francesco Simonato, 22enne di Grosseto, il quadro cambia radicalmente. Le pagine centrali dell’ordinanza sono corredate da fotogrammi e sequenze video che documentano l’aggressione all’agente Alessandro Calista. Calista viene isolato, circondato e colpito con calci e pugni. Compare un oggetto: un martello. Le immagini mostrano Simonato che avanza verso l’agente, lo colpisce, raccoglie il martello e lo utilizza mentre Calista è a terra. L’agente riporta trauma cranico e ferite multiple con venti giorni di prognosi. La giudice parla di condotta estremamente grave, dinamica, concorsuale, documentata in modo inequivocabile. Evidenzia che Simonato non è nuovo a contesti di scontro, che si è spostato anche fuori Torino per manifestazioni sfociate in violenza e che utilizza oggetti atti a offendere. Per lui viene disposta la custodia cautelare ai domiciliari.

Nelle stesse ordinanze in cui si descrive Corso Regina come teatro di guerriglia urbana organizzata, la giudice scrive anche che non tutti coloro che si trovavano lì fanno parte di una organizzazione. Campaner e Desideri erano in prima linea, lanciavano oggetti, erano dentro lo scontro, ma non risultano parte di una struttura violenta organizzata. Simonato, invece, sì.

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