SANITÀ & GIUSTIZIA

Nuove carte e decine di testimoni. Molinette, parte (piano) il processo

Oggi la prima udienza, quasi certo un rinvio. Alla sbarra 16 tra ex direttori e dirigenti della Città della Salute. I pm chiamano a deporre oltre 40 persone. C'è l'ex ministro Balduzzi. Tra i testi anche la dirigente dell'intramoenia che Tranchida pare voglia sostituire

C’è anche l’accordo sul regolamento dell’intramoenia sottoscritto nel 2014 tra l’allora direttore generale Gian Paolo Zanetta della Città della Salute di Torino e i sindacati dei medici, ma che non comparirà nella delibera dell’anno successivo, aprendo – come lascia presumere l’inchiesta avviata dalla magistratura – l’enorme falla sul fondo Balduzzi. È una delle ultime carte depositate dalla Procura della Repubblica l’altro ieri.

L’accordo “fantasma”

Altri documenti, tra cui delibere dell’azienda di corso Bramante, sono stati resi disponibili alle difese da ieri, ovvero alla vigilia dell’udienza che questa mattina avvierà il processo in cui sono imputati 16 tra ex direttori e dirigenti della Città della Salute.

Un’udienza, quella presieduta dal giudice Maria Merlino, che negli ambienti di Palazzo di Giustizia e tra i legali viene considerata poco più che di rito: l’appello delle parti e poi un rinvio ad altra data, quando si comincerà a entrare nel vivo della questione con la valutazione di alcune eccezioni e altre, non improbabili, mosse dei difensori. Giudice che è subentrata dopo la rinuncia di Giulia Maccari che ha preferito atenersi essendo il suo ex coniuge, da cui è da tempo separata, uno dei due pm.

L’ex ministro Balduzzi

E se sono in notevole quantità i documenti che gonfiano il fascicolo dell’accusa, non da meno è l’elenco dei testimoni che i pm Giulia Rizzo e Mario Bendoni hanno chiesto di chiamare a deporre. L’elenco, che comprende anche alcuni degli investigatori che hanno lavorato all’indagine, conta ben 42 nomi. Accanto a ciascuno, i pm hanno indicato sinteticamente su cosa saranno chiamati a rendere la loro testimonianza: passaggi burocratici, presunte carenze, segnalazioni inascoltate, direttive ricevute e altro ancora, elementi che in molti casi sono già contenuti nei verbali delle sommarie informazioni testimoniali raccolte nel corso dell’inchiesta.

A spiccare è il nome dell’ex ministro della Salute Renato Balduzzi – da cui prende il nome il fondo oggetto della vicenda – peraltro già sentito dagli inquirenti nel dicembre 2023 e al quale presumibilmente verranno chieste precisazioni e chiarimenti sulla legge che introdusse la trattenuta del 5% sull’attività in libera professione dei medici ospedalieri. Altre testimonianze potrebbero rivelarsi ancor più interessanti in quella che si annuncia come una battaglia tra accusa e difese, i cui tempi saranno tutti da scoprire.

Sindacalisti dei camici bianchi

Al medico ed ex sindacalista di Anaao-Assomed, Marco Romanelli – secondo quanto scrivono i magistrati – verrà, tra l’altro, chiesto di riferire “sulle ripetute segnalazioni” presentate alla direzione della Città della Salute, sia scritte sia verbali, “relative alla mancata applicazione della Balduzzi e all’uso difforme dei regolamenti interni”. Aspetti che il medico, oggi primario a Rivoli, avrebbe già affrontato quando venne ascoltato nella primavera del 2022.

La questione della difficoltà dei controlli da parte della Regione sul fronte della gestione dell’intramoenia in corso Bramante, già emersa quando venne ascoltato dagli investigatori, tornerà quando verrà sentito Valter Baratta, responsabile della Programmazione finanziaria del sistema sanitario al grattacielo. Così come, sul ruolo della Regione nei controlli economico-finanziari delle aziende sanitarie e “sull’assenza di verifiche sulla contabilità della libera professione”, verrà ascoltato Claudio Bianco, un altro dirigente della sanità piemontese.

Gli ex revisori dei conti

Tra i testi anche i componenti del collegio sindacale, tra cui Fabrizio Borasio e Pier Luigi Passoni, che nel dicembre 2023 inviarono l’esposto alla Procura della Repubblica in cui scrivevano che “regna in alcuni settori dell’azienda un parziale disordine amministrativo, frutto di negligenze e omissioni apparentemente riconducibili al passato, ma che si riflettono e hanno conseguenze sull’attuale gestione”, aggiungendo che “i fatti potrebbero avere impatto sulla correttezza e veridicità dei dati di bilancio”.

La dirigente in bilico

Tra chi sarà chiamato a deporre c’è anche la dirigente che ricopre un ruolo chiave alla luce dell’inchiesta: la responsabile della struttura che, all’interno dell’azienda di corso Bramante, si occupa specificamente della libera professione. Silvia Pelagalli viene nominata dall’allora direttore generale Giovanni La Valle (tra gli imputati) al vertice della struttura, in sostituzione di Davide Benedetto, tra i sedici rinviati a giudizio.

Descritta come rigida e preparata, Pelagalli lavora sulla questione scottante della libera professione con Thomas Schael che, non appena insediato come commissario, mette mano proprio alla materia che anima mille interessi, dentro e fuori le mura della Città della Salute.

La dirigente risulta essere stata ascoltata nell’autunno del 2023 e non ci vuole molto a comprendere – visto il ruolo all’interno dell’azienda – come la sua possa rivelarsi una delle deposizioni di maggior peso sulla gestione di un settore finito al centro dell’inchiesta approdata al processo, ma che vede ancora altre indagini in corso.

E allora non può che risultare, perlomeno, curioso che proprio quella struttura, attualmente retta da Pelagalli, nelle intenzioni dell’attuale vertice della Città della Salute, pare debba cambiare guida. Lo scorso 7 gennaio il direttore generale Livio Tranchida ha pubblicato un avviso per un posto da dirigente per la struttura della libera professione: quello finora occupato da chi è stata chiamata a deporre dai pm anche su “direttive impartite dai superiori gerarchici e da altre strutture in merito all’elaborazione dei dati contabili ai fini della redazione del bilancio”.