Tornano i "compagni che sbagliano"

Niente da fare. Il passato, purtroppo, non insegna nulla. Nella politica italiana, soprattutto in quella contemporanea, è praticamente impossibile trovare un punto di convergenza politica e parlamentare sul come affrontare il ritorno di una drammatica e spregiudicata violenza terroristica e squadrista. Come si suol dire in gergo, non ci sono affatto le condizioni politiche e, men che meno, di natura culturale. Trascorsi i pochi minuti della solidarietà alle Forze dell’Ordine, nella galassia della sinistra italiana sono partiti gli ormai collaudatissimi e conosciutissimi distinguo.

È la “zona grigia” di cui si parla da sempre ma, soprattutto, si tratta di quell’armamentario ideologico e politico ben noto alle cronache politiche. Perché, seppur in contesti storici profondamente diversi, si ripropongono sempre le medesime riflessioni e quasi le stesse parole d’ordine. Ovvero, per essere ancora più chiari, “no alla violenza, però”. Ed è proprio dietro a quel “però” che si nasconde la sostanziale ed oggettiva impossibilità di affrontare unitariamente il capitolo della violenza politica. Terroristica o squadristica che sia non cambia affatto la sostanza. E questo ancora al di là dei singoli provvedimenti legislativi che vengono adottati dal Governo.

E la ragione di fondo è sempre la stessa. E cioè, prima di criminalizzare il dissenso, prima di colpire le libere manifestazioni democratiche – e ci mancherebbe –, prima di considerare quei gesti come atti realmente terroristici e squadristi, occorre capire le motivazioni sociali e culturali che hanno spinto quei ragazzi - sic! - a fare simili gesti contro le Forze dell’Ordine e, di conseguenza, contro tutta la città.

Insomma, per non farla lunga, è la solita storia che si ripete seppur con partiti diversi, son soggetti politici diversi, con un’altra classe dirigente e, infine, con un altro assetto politico. Ma la cultura, piaccia o non piaccia, resta sempre quella. Certo, come hanno detto molti commentatori ed opinionisti, ieri ad affrontare la violenza terroristica da sinistra nel nostro paese avevamo personaggi della statura di Lama e Berlinguer. Oggi, e senza fare alcun commento, abbiamo Landini e Schlein. Per non parlare dei partiti della estrema sinistra, massimalista e radicale che, ieri come oggi, sono portati alla comprensione di tutto ciò che capita nella galassia della sinistra. Al netto di una burocratica e del tutto protocollare denuncia della violenza. Che, come emerge da molte dichiarazioni provenienti da quei mondi, viene anche misteriosamente e sostanzialmente equiparata a quella delle Forze dell’Ordine.

Ecco perché, e pur senza fare confronti impropri e del tutto fuori luogo, c’è uno slogan che, purtroppo, continua ad essere fortemente gettonato e presente nell’universo della sinistra italiana quando si parla di violenza di piazza o della difesa dei centri sociali o di adottare misure legislative adeguate contro i protagonisti di queste violenze o di scontri con le Forze dell’Ordine. E lo slogan è sempre quello. Ovvero, i “compagni che sbagliano”. Che, ieri come oggi, vanno capiti, compresi, ascoltati e con cui non si può non avviare un confronto costruttivo e politico. E sono proprio questi “compagni che sbagliano” con cui si vuole e si deve dialogare la ragione decisiva che impedisce, soprattutto con il nuovo corso della sinistra italiana – che non è più, purtroppo, quella del Pci di Berlinguer e della Cgil di Lama – qualsiasi accordo politico sulle misure da adottare. E che, e questo è l’aspetto più inquietante, crea le condizioni oggettive per l’eventuale prosieguo di questa violenza squadristica e terroristica.

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