ARIA PULITA

PM10, Torino a rischio obiettivi 2030: l’allarme di Legambiente

Il capoluogo piemontese tra le 33 città italiane che potrebbero non rispettare i nuovi limiti europei sulle polveri sottili. Necessaria una riduzione del 30% in meno di quattro anni. Preoccupa anche il biossido di carbonio: solo Napoli fa peggio

Torino rischia di mancare l’appuntamento con l’Europa sulla qualità dell’aria. Secondo il rapporto “Mal’Aria di città 2026” presentato da Legambiente, la capitale sabauda è tra le 33 città capoluogo italiane che, mantenendo l’attuale ritmo di riduzione dell’inquinamento atmosferico, potrebbero non raggiungere gli obiettivi fissati dalla nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria, che entreranno in vigore il 1° gennaio 2030.

Mal comune zero gaudio

Con gli attuali 28 microgrammi per metro cubo di PM10, il capoluogo piemontese si colloca al quinto posto tra le città più distanti dai nuovi limiti europei. Per rispettare il valore soglia di 20 microgrammi per metro cubo previsto dalla normativa, Torino dovrebbe ridurre le concentrazioni di polveri sottili del 30% in meno di quattro anni, un obiettivo che appare sempre più difficile da raggiungere. Le proiezioni elaborate da Legambiente mostrano uno scenario preoccupante: se il trend attuale dovesse confermarsi, la città si attesterebbe tra i 23 e i 27 microgrammi per metro cubo nel 2030, insieme ad altre grandi città come Milano, Napoli, Modena, Pavia, Vicenza, Palermo e Ragusa, rimanendo quindi oltre il limite consentito.

Oltre il limite

Il problema non riguarda solo il PM10. Per quanto concerne il biossido di azoto, Torino si posiziona tra i casi più critici a livello nazionale: per rispettare il nuovo valore di 20 microgrammi per metro cubo, la città dovrebbe operare una riduzione del 39%, seconda solo a Napoli che necessita di un taglio del 47%. Nel 2025, Torino ha registrato 39 giornate di sforamento del limite giornaliero di PM10, fissato a 50 microgrammi per metro cubo e consentito per un massimo di 35 giorni all’anno, posizionandosi tra i tredici capoluoghi italiani che hanno superato questa soglia.

Piemonte a due velocità

A livello regionale, secondo i dati Arpa, il Piemonte presenta una situazione variegata: dopo Torino, le concentrazioni più elevate si registrano ad Alessandria (25 microgrammi per metro cubo), Asti e Vercelli (24), Novara (23), mentre situazioni migliori si trovano a Biella e Cuneo (18) e soprattutto a Verbania, che con 15 microgrammi per metro cubo risulta il capoluogo piemontese con l’aria più pulita.

Più di metà sopra la soglia

Il rapporto di Legambiente evidenzia come il 53% dei capoluoghi italiani non rispetti già ora i limiti previsti per il 2030, una percentuale che fotografa un problema nazionale ma che impone alle singole amministrazioni locali la necessità di interventi urgenti e incisivi per tutelare la salute dei cittadini e rispettare gli impegni in sede europea.

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