SANITÀ & GIUSTIZIA

Faro dei pm sui 7 milioni cancellati. Molinette, altre carte nel processo

Nella deposizione di un ex funzionario di Città della Salute i sistemi usati per anni nella gestione dell'intramoenia. "Ci dicevano di applicare le regole precedenti all'accordo". Il bilancio da cui Tranchida ha tolto il credito ancora sotto il microscopio di Sottile

I 7,3 milioni destinati alla riduzione delle liste d’attesa, mai incamerati dalla Città della Salute e “cancellati” nel bilancio 2024 firmato dal direttore Livio Tranchida, restano in primo piano nell’attività d’indagine condotta dalla Procura della Repubblica, aggiungendo nuove carte al fascicolo dell’accusa nel processo appena incominciato e subito rinviato a lunedì prossimo, 16 febbraio.

E se a varcare l’ingresso di Palazzo di Giustizia, come testimone, a ridosso dell’avvio del dibattimento, è stato il commercialista Davide Di Russo, autore del parere su cui Tranchida e il vertice di corso Bramante hanno poggiato la decisione di eliminare quel credito, frutto dell’accumulo negli anni delle mancate trattenute per il cosiddetto Fondo Balduzzi sull’attività svolta in libera professione dai medici dipendenti dell’azienda, giusto un anno fa un’altra deposizione aveva già visto i pm concentrare l’attenzione su quella somma.

L'ex dipendente addetto ai conti

Il verbale che raccoglie la testimonianza di Roberto De Angelis, fino all’estate del 2024 funzionario della Città della Salute incaricato di ripartire gli importi delle fatture dell’intramoenia, porta la data del 12 gennaio 2025, anche se è stato depositato nei giorni scorsi. Il funzionario era già stato ascoltato un paio di volte nel corso dell’inchiesta e, in quest’ultima circostanza, sembra che gli inquirenti abbiano voluto approfondire ulteriormente i sistemi utilizzati in corso Bramante nel corso degli anni, presi in esame dalle indagini e finiti nel processo, per ripartire le varie voci delle fatture pagate dai pazienti, ma dalle quali, come emergerà in moltissimi casi, mancava proprio quella relativa al 5% del Fondo Balduzzi destinato a ridurre i tempi di attesa.

I dubbi di Schael

La deposizione è quindi precedente non solo alla cancellazione operata dall’attuale governance di corso Bramante, ma anche allo stesso insediamento di Thomas Schael quale commissario che, nel suo breve mandato interrotto su decisione dell’assessore Federico Riboldi, aveva evidenziato più di un dubbio sulla veridicità dei bilanci passati, rinviando a dopo tutte le verifiche la firma su quello 2024.

Tra le questioni emerse ripetutamente, dopo che si era appreso dell’inchiesta che avrebbe portato a 16 rinvii a giudizio per ex direttori e dirigenti di corso Bramante, c’è sempre stata quella della difficoltà nel calcolare, anche a ritroso, quella quota che la legge, battezzata con il nome dell’ex ministro della Sanità Renato Balduzzi (tra i testi del processo), assegna alla riduzione dei tempi di attesa.

Già un anno fa, l’ex funzionario confermava ai pm la possibilità di calcolare il 5%, ma aggiungeva anche che “a noi dicevano di applicare i precedenti regolamenti, quelli ante 2015 che non prevedevano la Balduzzi e che pertanto non potevamo scomputare”.

Dicevano: “Fate così”

Il soggetto plurale cui andrebbe ricondotta l’applicazione di quel sistema, secondo il teste, sarebbe riconducibile al responsabile del settore di allora, oggi tra gli imputati Davide Benedetto. L’ex funzionario, ascoltato dai pubblici ministeri Giulia Rizzo e Mario Bendoni, aveva spiegato anche come si era arrivati a quantificare gli oltre 7 milioni nel 2022, quando a dirigere la Città della Salute era Giovanni La Valle, che poi finirà anch’egli alla sbarra.

Visto che la Balduzzi era stata applicata in alcuni casi e in altri no (e anche su questo si attendono chiarimenti dal processo e dalle ulteriori indagini), “per calcolare la quota non trattenuta e non accantonata siamo andati a riprendere il cartaceo e le nostre elaborazioni Excel”, racconterà l’ex dipendente, al quale i pm fanno una domanda che riporta indietro all’inizio di questa vicenda, chiedendo a De Angelis se, come lo aveva fatto per il bilancio 2022, sarebbe stato in grado di effettuare la stessa operazione a inizio 2016 sul bilancio 2015, lo stesso anno in cui, nella delibera firmata dall’allora direttore generale Gian Paolo Zanetta, non compare l’accordo siglato con i sindacati dei medici nel 2014, assenza su cui si basa oggi il parere del commercialista Di Russo. L’ex funzionario conferma: “Sì, con i dati stipendiali è un’operazione matematica e come tale si può fare”.

La firma di Sottile

Quanto successo sarebbe stato un po’ diverso, con quel fondo su cui nel 2014 c’è l’accordo richiesto per legge, ma che non compare nella delibera del 2015, lasciando per anni il Fondo Balduzzi poco più di una scatola vuota.

Pochi mesi fa la cancellazione di quel credito di oltre 7 milioni, sulla cui esatta composizione non è detto che non emergano ulteriori dettagli nel corso del lavoro dei magistrati. Un lavoro osservato con sempre maggiore attenzione da chi già, come il vertice della direzione regionale della Sanità retta da Antonino Sottile, non aveva fatto mistero di voler approfondire ogni passaggio e ogni aspetto di quel punto, prima di sottoscrivere il bilancio firmato da Tranchida.

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