Torino, in Sala Rossa la cerimonia per il Giorno del Ricordo

La Sala Rossa della Città di Torino ha ospitato oggi la cerimonia ufficiale per il Giorno del Ricordo. Un momento, ha sottolineato il vicepresidente vicario del Consiglio comunale, Domenico Garcea, che, come altri analoghi, "non serve solo a guardare al passato, ma ad imparare a riconoscere il valore della dignità umana, dell'ascolto e della solidarietà". "La memoria, quando è condivisa con sincerità, diventa un ponte tra le persone", ha aggiunto, ricordando che "dietro ai numeri drammatici di questa storia ci sono le vite sprizzate, famiglie divise, storie di dolore e di perdita che meritano ascolto e rispetto. Ricordare oggi significa soprattutto dare spazio alle persone, riconoscere una sofferenza che ha segnato profondamente molte comunità e che per lungo tempo non ha trovato voce e ascolto". Garcea ha poi ricordato che "Torino è una città che ha accolto nel corso degli anni molti esuli giuliano dalmati d la loro presenza ha arricchito il tessuto sociale e civile della nostra comunità". A riflettere sul rapporto" tra potere e forza", il presidente del Comitato Resistenza e Costituzione della Regione e vicepresidente del Consiglio regionale, Domenico Ravetti, osservando "quanto nel '900 quel rapporto abbia dimostrato tutto il suo malessere, la sua incapacità di tenere insieme forza, potere, con elementi di democrazia, di tutela dei diritti delle persone, di umanità, di capacità di riconoscere il prossimo. ln quei giorni - ha proseguito - il potere non si doveva giustificare, il potere si esercitava e quando è così, può succedere di tutto. E nel 900 è successo tutto il male possibile. È successo così anche nel nostro confine orientale, per fatti ancor poco raccontati, per storie di popoli che meriterebbero più memorie e più riflessioni. Credo che queste debbano essere occasioni per riflettere sulla contemporaneità, sul senso della democrazia, quanto ancora oggi nella contemporaneità dobbiamo indagare nel rapporto tra il potere e la forza", ha concluso Ravetti, riflettendo su "quanto ancora sia in sospeso, oltre al dolore, quindi, oltre a riflettere, diamo una mano a compiere azioni concrete".

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