Referendum, i cattolici votano Sì e No
Giorgio Merlo 08:53 Domenica 15 Febbraio 2026
Al prossimo referendum sulla giustizia i cattolici voteranno, come ovvio e scontato, Sì e No. Detto così pare una affermazione persino banale. Eppure, così banale non è. Per una semplice ragione. E cioè, alcuni – anzi molti – organi di informazione hanno pubblicato notizie in questi ultimi giorni riguardanti iniziative a favore del No in vista del prossimo referendum costituzionale organizzate da prelati o da singole parrocchie. Ora, e per essere chiari sino in fondo, ognuno fa ciò che vuole e vota ciò che vuole, come ovvio. Ma, nello specifico, almeno tre riflessioni non si possono non fare.
La prima attiene al pluralismo politico ed elettorale dei cattolici italiani. Un fatto, questo, che era già presente sin dai tempi della Democrazia Cristiana. Anche perché l’unità politica dei cattolici non è mai stata un dogma ma un semplice dato di fatto legato a precise circostanze storiche e politiche. Sarebbe curioso se dovessimo, adesso, regredire rispetto a quella stagione, soprattutto in una stagione post ideologica e a volte addirittura post politica perché caratterizzata da un violento e persin sfacciato populismo.
In secondo luogo, e parlando proprio del futuro referendum, non possiamo dimenticare la precisa presa di posizione della Cei – anche se dopo un primo intervento del suo presidente, card. Zuppi, che era stato letto ed interpretato dalla stragrande maggioranza degli organi di informazione come un invito esplicito della Chiesa a votare No – che ha ribadito, in una nota stampa, che la Chiesa non dà indicazione di voto concreta ma si limita ad invitare, giustamente, i cittadini, anche cattolici, a recarsi alle urne.
In ultimo, però, ma non per ordine di importanza, non possiamo non cogliere le notizie che vedono mobilitati molti prelati e parrocchie a favore pubblicamente del No. Ora, nel ribadire che ognuno fa ciò che vuole, è altrettanto indubbio affermare che se dovesse prevalere nella Chiesa, o in alcuni settori della Chiesa, un preciso orientamento politico, di partito e di schieramento contro un altro orientamento politico di partito e di schieramento, dovremmo prendere amaramente atto che la stessa Chiesa diventa “parte” nella contesa politica e, di conseguenza, avrebbe una immediata ricaduta nelle rispettive comunità ecclesiali. E, per essere ancora più chiari, avremo vescovi, parroci, parrocchie e diocesi che rappresentano i cattolici di sinistra – o di destra – rompendo, di fatto, l’unità della Chiesa locale per ragioni squisitamente ed esclusivamente politiche.
Ecco perché, e al di là di ogni episodio concreto che capita qua e là nel nostro paese, è sufficientemente chiaro che sul terreno politico, ad oltre 30 anni dalla fine della Democrazia Cristiana, la Chiesa a livello nazionale come a livello locale dovrebbe avere certamente una posizione di forte attenzione alla politica e a ciò che la caratterizza ma, al contempo, senza parteggiare apertamente per un partito, per uno schieramento o per una battaglia specifica sostenuta da una precisa alleanza politica. Ed è per queste ragioni, semplici ma essenziali, che anche in vista del prossimo referendum sulla giustizia – come in qualsiasi altra consultazione politica ed amministrativa – la Chiesa parteggi apertamente per una soluzione o per l’altra.


