Pacini scala il grattacielo

Dicono che… ai piani alti del grattacielo la successione di Paolo Fascisco continui a essere avvolta nel più stretto riserbo. A parte la certezza che l’attuale direttore della Giunta della Regione Piemonte – classe 1958, in amministrazione dal 2011 – lascerà l’incarico il prossimo 1° luglio, tutto il resto resta materia da corridoio ovattato e porte chiuse. Si dice che il curriculum di uno dei più papabili sia custodito gelosamente in un cassetto della vicepresidente Elena Chiorino e che neppure il governatore Alberto Cirio ne conosca l’identità. Versione ufficiale a cui naturalmente, nessuno crede, ma che potrebbe nascondere la volontà di affrontare la partita il più a ridosso possibile della scadenza. Anche perché, dettaglio non secondario, per la nomina sarà necessario istruire un bando e quindi i tempi tecnici non sono proprio da blitzkrieg.

Nel tourbillon di nomi che girano da settimane – alcuni verosimili, altri decisamente fantasiosi – il borsino segnala quotazioni in rialzo per Pietro Pacini. Direttore del Csi Piemonte, il consorzio informatico pubblico dove è approdato nel 2018, sul finire della giunta di centrosinistra guidata da Sergio Chiamparino, Pacini vanta una carriera manageriale di indubbio valore: inizio in Telecom Italia nel 1990, poi amministratore delegato di Telecontact, ruoli apicali in Vodafone, esperienza in Poste Italiane con la responsabilità del Data Center di Torino.

Romano di Tarquinia, laureato in Ingegneria elettronica alla Sapienza, Pacini ha anche un lato artistico non comune per un tecnico: studi di Composizione per la Musica Applicata al Conservatorio Santa Cecilia di Roma e ancora oggi presenza nel consiglio direttivo dell’Accademia di Musica della sua città. Al Csi arrivò tramite head hunter – la Spencer Stuart – dopo una selezione vera, non per designazione politica. Circostanza che oggi, paradossalmente, potrebbe trasformarsi in un punto di forza: in questi anni il centrodestra ha apprezzato la conduzione del consorzio, al punto che un eventuale salto al grattacielo non sarebbe poi così sorprendente. Per ora restano voci. Ma, come sussurrano nei corridoi, quando i curriculum finiscono nei cassetti giusti raramente è per prendere polvere. Chissà.

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