Sempre meno infermieri in Piemonte. Una sola assunzione ogni due uscite
Stefano Rizzi 15:11 Lunedì 23 Febbraio 2026Dietro le cifre dei concorsi, sbandierate come successi, ci sono soprattutto trasferimenti da un'Asl all'altra. La situazione si farà ancora più critica con l'avvio delle case e degli ospedali di comunità. L'allarme del sindacato Nursind: "Basta misure tampone"
“Rischiamo di avere più medici pronti a prescrivere cure che infermieri disponibili a somministrarle”. Se negli ospedali del Piemonte i camici bianchi non abbondano di certo, l’allarme del sindacato Nursind, con lo scenario prospettato, suona ancora più forte.
Una delle principali sigle di rappresentanza del personale infermieristico torna a mettere in guardia la politica e tutta la dirigenza del sistema sanitario rispetto a una prospettiva supportata da numeri che, come osserva il segretario regionale di Nursind, Francesco Coppolella, “dicono che per ogni due infermieri che lasciano il lavoro ne entra soltanto uno”. Insomma, siamo ben lontani dal garantire il turnover, per non dire della necessità, reclamata da tempo, di colmare vuoti che ormai da anni segnano gli organici.
“La crisi del personale infermieristico sta raggiungendo un punto di non ritorno. Nonostante gli sforzi e i concorsi banditi con continuità – spiega Coppolella – il saldo tra pensionamenti, uscite a vario titolo e nuovi ingressi resta fortemente negativo”.
Squilli di tromba
Proprio riguardo ai concorsi, sui cui esiti il vertice politico della sanità piemontese non aveva risparmiato entusiastici squilli di tromba, come peraltro già evidenziato nei mesi scorsi dallo Spiffero, la realtà è ben diversa e racconta di trasferimenti più che di nuove assunzioni. “I posti meno appetibili si stanno sguarnendo a favore di offerte più favorevoli”, conferma Nursind, che indica una scadenza dietro cui si profilano ulteriori emergenze.
“Entro la metà del 2026 la Regione deve completare la rete delle Case e degli Ospedali di Comunità e questo sta richiedendo un travaso di personale dagli ospedali verso il territorio. Professionisti – spiega il sindacalista – che, senza nuove risorse, non potranno essere sostituiti, con un conseguente impatto importante sulla tenuta dei servizi ospedalieri”.
Il nodo risorse
Un ulteriore problema riguarda le risorse finanziarie: “Nel 2025 il 70% di quelle destinate alle prestazioni aggiuntive è stato utilizzato per coprire i turni e garantire la sicurezza minima, a causa della cronica mancanza di personale. Oggi possiamo dire che ne serviranno di più, mentre invece sono state dimezzate”.
Per Coppolella, “se i fondi verranno dirottati quasi interamente sulle liste d’attesa, la tenuta dei servizi assistenziali ordinari crollerà”, anche perché “gli infermieri non sono più disposti a saltare i riposi senza un riconoscimento economico certo e dignitoso”.
Avviso alla Regione
L’assenza di sostituzioni in caso di maternità, congedi, lunghe malattie e infortuni è un altro nodo irrisolto che stringe sempre più il sistema sanitario piemontese, dove “sono molte le aziende che registrano il segno meno per quanto riguarda gli infermieri, qualcuna anche a tre cifre, ed è impossibile che questa condizione non abbia ripercussioni sui servizi”.
Di fronte a un quadro così grave e complesso, “la Regione non può agire in modo frammentato e non basta un semplice luogo di ascolto per affrontare e risolvere questi problemi”. Per Nursind “è necessaria una regia unica, un organismo che possa intraprendere azioni correttive immediate ed evitare che la carenza di infermieri si trasformi in uno smantellamento silenzioso dei servizi essenziali”.


