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Fronte del porto, Piemonte in rada: non c'è posto nell'Authority

Il governatore Cirio torna a chiedere la presenza della Regione nella governance dello scalo genovese. Ma l'attuale normativa non lo consente. E non è previsto neppure nel testo di riforma. Il viceministro Rixi: "Per ora solo una suggestione"

L’ingresso del Piemonte nella governance del porto di Genova, oggi e forse anche domani, per dirla con Paolo Conte, resta un’idea come un’altra. Non che il governatore Alberto Cirio non ci creda o non prospetti l’ipotesi di una sua traduzione in pratica. Tutt’altro. Lo stesso incontro dell’altro giorno al grattacielo del Lingotto con il presidente della Provincia di Savona, Pierangelo Olivieri, è stato l’occasione per rinnovare l’attenzione su un obiettivo noto da tempo, ma che ora non appare meno lontano di prima.

I paletti della legge

La richiesta di entrare nel board dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, pur non mancando di presupposti per una regione che da decenni ne rappresenta il retroporto naturale – avendo anzi accentuato sempre più questo ruolo – deve tuttavia fare i conti con un quadro normativo che rappresenta un ostacolo, allo stato attuale, insormontabile.

I posti nel comitato portuale dell’Authority presieduta da Matteo Paroli sono, oltre a quello del presidente, quattro: uno per il Comune e la Città Metropolitana di Genova, occupato da Simona Coppola; uno per il Comune di Savona, con Mattia Minuto; un altro per la Regione Liguria, che ha indicato Giorgio Carozzi; e infine quello in rappresentanza dell’Autorità Marittima, affidato all’ammiraglio Antonio Ranieri.

Vedere aggiunto a questi anche un rappresentante del Piemonte, pur essendo un’aspirazione legittima e non priva di motivazioni, resta poco più di un miraggio. L’attuale normativa non lascia spazi e, anche guardando all’attesa riforma del sistema portuale italiano, nei testi elaborati fino a oggi non c’è traccia di aperture in questa direzione.

Non solo il Piemonte

«È una suggestione che potrebbe avere una sua ragion d’essere», dice allo Spiffero il viceministro alle Infrastrutture con delega ai Porti Edoardo Rixi, ricordando che «ovviamente, se si facesse per il Piemonte, lo si dovrebbe fare anche per la Lombardia, l’Emilia-Romagna, insomma per altre regioni senza sbocco al mare ma che giocano, in questo caso, un ruolo importante nella logistica legata agli scali liguri».

Rixi, plenipotenziario della Lega in Liguria, usa cautela rispetto a quelle che, a tratti, possono dare l’impressione di corse in avanti da oltre l’Appennino. «La stessa decisione di affidare a una legge parlamentare l’iter della riforma comporta passaggi in commissione e lì si deciderà come modificare le governance e, nel caso, aprire o meno alle regioni che non hanno porti sul loro territorio».

Porti d’Italia Spa

Ma è proprio lo stesso iter parlamentare della riforma – che prevede la nascita di Porti d’Italia Spa, società pubblica partecipata dal Mef e vigilata dal Mit, chiamata a svolgere un ruolo di regia nazionale e responsabile della gestione dei grandi investimenti infrastrutturali strategici – a proiettare in avanti, e non di poco, i tempi.

Il viceministro si dice abbastanza fiducioso di poter vedere il varo della riforma prima della fine della legislatura, anche se le variabili non mancano, a cominciare proprio dalla durata della legislatura stessa. Insomma, il Piemonte – più che avanzare una richiesta che oggi non può trovare risposta e, ancor prima, un destinatario preciso – sembra dover giocare la sua partita proprio a livello parlamentare, magari facendo sponda con altre regioni che condividano la volontà di entrare nel board delle Autorità portuali, avendo più di un motivo per far valere il proprio peso nella logistica e il proprio ruolo di “banchine asciutte”.

La partita in Parlamento

Al di qua dell’Appennino numeri e storia – dalla visionaria Città delle Merci di Rivalta Scrivia, immaginata e creata negli anni Sessanta dall’armatore genovese Giacomo Costa, fino agli attuali interporti che il Piemonte annovera – sorreggono le ragioni di una partecipazione piemontese al governo dello scalo di Genova e Savona-Vado.

Un approdo, quello ribadito da Cirio, che resta ancora non poco incerto e da ricercare in Parlamento. Sempre che sia quello attuale, e non il prossimo, a varare la riforma.

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