Sanremo, Meloni canta vittoria: pronta la nuova legge elettorale
10:17 Martedì 24 Febbraio 2026Mentre l’Italia segue il Festival, dietro il palco della politica prende forma la bozza del centrodestra: proporzionale con premio fisso di 70 seggi alla coalizione che supera il 40%, possibile ballottaggio, preferenze con capilista bloccati ancora in discussione
Se qualcuno pensava che la politica si fermasse davanti al carrozzone dell’Ariston, rischia di sbagliarsi di grosso. Perché proprio mentre l’Italia canticchia e televota, nel Palazzo si prepara una delle mosse più pesanti della legislatura: il deposito della nuova legge elettorale targata centrodestra. E la finestra temporale, raccontano fonti parlamentari, è ormai questione di ore.
Quella di Sanremo potrebbe essere la settimana buona. Dopo lo sprint imposto da Giorgia Meloni agli alleati nell’ultimo vertice di maggioranza, la data cerchiata in rosso – almeno nei desiderata di Fratelli d’Italia – sarebbe quella di domani, mercoledì 25 febbraio. Tra questa settimana e al massimo l’inizio della prossima, in un mese già incandescente per la politica con il referendum sulla giustizia fissato il 22 e 23 marzo, la maggioranza a trazione meloniana sarebbe pronta a scoprire le carte in vista delle prossime politiche.
Fonti parlamentari assicurano che il testo è sostanzialmente pronto per essere presentato, forse già domani. Le prossime ore serviranno solo per le limature finali e per sciogliere gli ultimi nodi politici, comprese eventuali residue resistenze degli alleati. Ma l’impianto – quello sì – sarebbe ormai definito.
Proporzionale con premio fisso
La struttura è quella ormai nota: sistema proporzionale con premio di maggioranza alla coalizione che supera il 40%. Ma la novità rispetto alle ipotesi iniziali sta nella modalità di assegnazione. Sia alla Camera sia al Senato il calcolo del risultato avverrebbe su base nazionale; la ripartizione dei seggi, però, differirebbe: circoscrizionale per Montecitorio, regionale per Palazzo Madama, scelta pensata per evitare possibili rilievi di costituzionalità.
Il premio consisterebbe in 70 deputati e 35 senatori. Seggi che verrebbero scomputati dall’assegnazione proporzionale prima della distribuzione. Tradotto: al Senato, tolti gli eletti all’estero e quelli delle autonomie speciali, restano circa 190 seggi. La ripartizione proporzionale avverrebbe su 155 seggi, sottraendo i 35 del premio; poi alla coalizione che supera il 40% verrebbe attribuito il pacchetto aggiuntivo.
Nel testo sarebbero previsti anche due scenari alternativi, più teorici che realistici in un sistema sostanzialmente bipolare. Primo: ballottaggio se nessuno supera il 40%. Secondo: proporzionale puro se nessuno arriva nemmeno al 35%.
Il nodo preferenze: Meloni spinge
Altro capitolo delicato è quello delle preferenze. Fratelli d’Italia – e la premier in prima persona – spinge perché siano introdotte, anche per una storica battaglia del partito. L’ipotesi che prende quota è quella di liste più lunghe (circa sei nomi rispetto agli attuali 2-4) con preferenze ma capilista bloccati. In sostanza, salvo i partiti maggiori, la scelta degli eletti resterebbe nelle mani delle segreterie. Non del tutto archiviate le altre opzioni: liste completamente bloccate oppure preferenze senza capilista blindati.
Per quanto riguarda le soglie di sbarramento, dovrebbero restare quelle attuali: 3% per i partiti che corrono da soli e 10% per le coalizioni. Superato anche il problema dell’indicazione del candidato premier, che verrebbe inserito nel programma depositato al Viminale.
Tensioni tra alleati
Politicamente restano però nodi irrisolti. Il premio di maggioranza verrà assegnato tramite un listino: ma con quali criteri sarà diviso tra i partiti della coalizione? Gli alleati avrebbero chiesto a Meloni di stabilire subito le quote, prima del deposito. Da Fratelli d’Italia la linea è diversa: sono trattative, spiegano, che si fanno alla fine. Tradotto dal politichese: se ne parlerà quando i rapporti di forza saranno più chiari.
Le simulazioni: basta lo 0,1%
Secondo le simulazioni anticipate da Repubblica, il nuovo sistema potrebbe produrre effetti molto marcati anche con scarti minimi nei voti. Basterebbe lo 0,1% in più degli avversari per generare un divario enorme in Parlamento. L’ipotesi iniziale – premio del 55% dei seggi a chi superava il 40% – è stata accantonata dopo i dubbi di costituzionalità. Il nuovo schema mantiene l’obiettivo della governabilità ma con un premio fisso in seggi: 70 alla Camera, da aggiungere al proporzionale.
A Montecitorio i seggi da assegnare sono 391 (esclusi estero e Valle d’Aosta). Con soglia del 3% per i partiti e 40% per ottenere il premio, uno scenario di testa a testa – 45% contro 44,9% – darebbe alla coalizione vincente 221 deputati (56,5%) contro i 150 della seconda (38,4%). Uno scarto nei voti minimo che diventerebbe oltre il 18% in Aula. Agli altri resterebbero 20 seggi.
La maggioranza difende il meccanismo sostenendo che lo scomputo preventivo dei 70 seggi renda la legge più equilibrata rispetto ad altri modelli. Senza questo correttivo, come nelle elezioni comunali, il quasi pareggio produrrebbe un effetto ancora più distorsivo: 255 seggi al primo contro 116 al secondo.
Il terzo polo e il tetto del 60%
Le proiezioni cambiano con un terzo polo competitivo. Con tre coalizioni al 36%, 35% e 24%, le prime due andrebbero al ballottaggio. Risultato: 192 seggi alla prima (49,1%), 118 alla seconda (30,1%), 81 alla terza (20,7%). Nessuno avrebbe la maggioranza assoluta. In uno scenario tripolare servirebbe circa il 37,5% per governare, oppure voti dispersi sotto soglia.
Con una vittoria più netta – ad esempio 48,5% contro 42% – la coalizione vincente arriverebbe a 235 seggi (60,1%), ma la bozza prevede comunque un tetto massimo del 60% dei deputati.
Dati 2022: centrodestra penalizzato
Curiosamente, applicando il nuovo sistema ai risultati del 2022, la riforma penalizzerebbe proprio il centrodestra. Allora la coalizione ottenne il 43,79% e 235 seggi grazie agli uninominali del Rosatellum. Con il nuovo meccanismo si fermerebbe a 221 deputati (56,5%). Pd e sinistra passerebbero da 80 a 90 seggi, mentre M5s, Azione-Iv e Svp arriverebbero complessivamente a 80.
Governabilità Vs rappresentanza
Chi ha scritto la riforma punta dichiaratamente sulla governabilità. Ma resta aperta la questione dei principi di rappresentanza e ragionevolezza: nei sistemi occidentali più maggioritari esistono quasi sempre correttivi – doppio turno o collegi uninominali – che mantengono un rapporto diretto tra eletti ed elettori. Un premio nazionale puro basato su una conta nazionale è invece un modello raro.
Nel frattempo, però, la politica accelera. E mentre il Paese guarda altrove, la legge che deciderà i futuri equilibri parlamentari potrebbe essere già pronta a entrare in scena. In perfetto stile Palazzo: quando l’attenzione è altrove, si fanno le mosse che contano davvero.


