Don Ciotti: “La percezione è di essere passati al crimine normalizzato”
13:35 Martedì 24 Febbraio 2026
"Le ultime ricerche sulla percezione degli italiani della corruzione e delle mafie dicono un dato inquietante, che si è passati dal crimine organizzato, mafioso al crimine normalizzato, è diventato una delle tante cose. E non può essere così. Dobbiamo liberare il passato dal velo delle tante verità nascoste o manipolate e liberarci anche dalla retorica della memoria che c'è in tanti contesti. L' 80% dei familiari delle vittime dei crimini mafiosi non conosce la verità eppure le verità passeggiano nelle nostre città e senza verità non si può avere giustizia. Uno scatto in più si impone a ciascuno di noi". A dirlo, all'incontro promosso dalla Cgil in vista della giornata del 21 marzo, il presidente di Libera don Luigi Ciotti. Invitando a guardare le cose positive fatte, don Ciotti sottolinea però che "nonostante queste, sono 170 anni che in Italia parliamo di mafia. Oggi più che mai ci vuole, da parte di tutti, uno scatto in più, non basta tagliare la mala erba in superficie ma dobbiamo estirpare il male alla radice. E per questo - dice - serve un grande impegno culturale ed educativo, ci vogliono le politiche sociali, a cominciare dalla dignità del lavoro. L'impegno contro le mafie e l'illegalità comincia creando condizioni di libertà, dignità e giustizia per tutti". Un impegno che per il fondatore di Libera "chiama in causa tutti, ma oggi - afferma - c'è una diffusa stanchezza democratica, che inquieta. Sono in crescita populismi e sovranismi, c'è brutta aria in Europa ma anche un po' nel nostro Paese. Ci sono momenti della vita in cui tacere diventa una colpa e parlare un obbligo morale e responsabilità civile - prosegue -, quando vediamo cose che calpestano la dignità della gente e l'Europa che rischia di essere un insieme di piccoli gruppi di interesse mentre dobbiamo tornare a essere un gruppo unico che si sostenta". E conclude affermando che "bisogna mettere argini per evitare di cadere in quelle autocrazie contro le quali tutte le Costituzioni sono nate, compresa la nostra. E più che riformare la Costituzione sarebbe opportuno impegnarsi a rispettarla e applicarla".


