Visite alla domenica e di sera:
in Piemonte dubbi sui numeri
Stefano Rizzi 07:00 Mercoledì 25 Febbraio 2026
Ai raggi x le oltre 250mila prestazioni aggiuntive per abbattere le liste d'attesa. Diversi i parametri utilizzati dalle Asl per erogare visite ed esami. C'è chi ha inserito nel computo anche i prelievi di sangue. Ravetti (Pd): "L'assessore Riboldi chiarisca le procedure"
Numeri da record, quelli delle prestazioni erogate il sabato, la domenica e in orari serali dalla sanità del Piemonte per ridurre i tempi di attesa. Il superamento della soglia, nel 2025, di 250mila tra visite ed esami è stato rivendicato come un successo e un modello dall’assessore regionale Federico Riboldi, ed è arrivato pure il plauso del ministro della Salute Orazio Schillaci.
Un primato sotto esame
Ma come devono essere letti e, ancor prima, come sono stati scritti quei numeri? La domanda che, come si vedrà, sta per finire anche in un’interrogazione dell’opposizione allo stesso assessore di Fratelli d’Italia trova più di una ragione. E la risposta rischia di far rivedere il computo di alcune Asl e, di conseguenza, la stessa cifra complessiva.
Questo non certo per mettere in dubbio l’effettiva erogazione delle prestazioni, quanto piuttosto al fine di appurare i criteri applicati per definire quali visite ed esami conteggiare nell’azione volta a ridurre i tempi, ancora troppo lunghi, per i pazienti.
Gli interrogativi non sono pochi. Uno di questi riguarda un acronimo: Pngla, ovvero Piano nazionale di governo delle liste d’attesa. È, o almeno dovrebbe essere, il faro per ogni intervento volto ad abbreviare i tempi e ad assicurare il rispetto di quelli previsti dalle prescrizioni mediche, sia che si tratti di una visita, di un esame o di un intervento. Il Piano elenca 69 prestazioni – 14 visite e 55 esami strumentali – su cui effettuare il monitoraggio e in base alle quali intervenire con le soluzioni appropriate e soprattutto possibili, per garantire, almeno nel 90% dei casi, il rispetto delle tempistiche.
Pngla o non Pngla
Ed è proprio circoscritta alle prestazioni Pngla l’attuazione del piano messo in campo dal Piemonte da parte di molte aziende sanitarie. Ma non da tutte. E già qui la faccenda pare complicarsi, con un raffronto tutt’altro che semplice tra i numeri di un’Asl rispetto a un’altra.
Se, come risulta allo Spiffero, l’Asl Città di Torino, diretta da Carlo Picco, nei giorni festivi, prefestivi e negli orari serali ha erogato nel 2.025 prestazioni nel rispetto del Pngla – e i dati che portano il totale a 24.526 riguardano proprio questo perimetro di visite ed esami – diversi parametri sarebbero stati usati in altre aziende.
Il record mandrogno
A contribuire al maggior numero registrato sul territorio regionale, l’Asl di Alessandria, dove sono state raggiunte le 44.430 prestazioni, surclassando anche la Città della Salute di Torino (36.536) e superando la somma prodotta dal Santa Croce e Carle di Cuneo insieme alle Asl Cuneo 1 e Cuneo 2 (29.922), sembrano esserci anche voci come “prelievo venoso”, “prelievo arterioso” e – per nientemeno che 1.892 prestazioni – “prelievo sangue capillare”. Esami che, come fanno notare più di un vertice di altre aziende, sono ad accesso diretto e, comunque, al di fuori del Pngla.
Confini, quelli del piano nazionale, che dal prospetto dei dati dell’Asl diretta da Francesco Marchitelli non sarebbero oltrepassati solo in alcuni casi, giacché il novero delle prestazioni è a dir poco vasto, contemplando, oltre a moltissimi accertamenti radiologici (uno dei punti più sensibili per i tempi di attesa), anche la “consegna agenda gravidanza” e quegli esami del sangue che non sembrano risultare nelle liste d’attesa essendo, come detto, ad accesso diretto e senza prenotazione.
“Tutto regolare”
A ribadire l’assoluta correttezza dei dati, e non di meno dell’attuazione del piano regionale, è lo stesso Marchitelli, che spiega come “si sono fornite prestazioni aggiuntive sia nell’ambito Pngla sia al di fuori, guardando a quelle visite e a quegli esami che necessitavano un intervento per ridurre i tempi di attesa”. Il direttore dell’Asl di Alessandria sottolinea inoltre che “tutto è stato rendicontato in Regione nella più assoluta trasparenza”.
Resta da capire se il primato dell’azienda alessandrina, portato a bandiera dall’assessore – che incidentalmente è di quella provincia ed è stato sindaco di Casale Monferrato – potesse reggere nel caso in cui tutte le altre Asl avessero inserito, nelle prestazioni aggiuntive del piano da oltre 20 milioni di euro, anche quelle al di fuori del Pngla. E come, in quello scenario, sarebbe aumentato non poco il numero complessivo, che già ha superato le 250mila.
Il Pd vede le carte
Una vicenda su cui, dopo aver esercitato l’accesso agli atti, il vicepresidente del Consiglio regionale Domenico Ravetti, esponente del Pd, ha annunciato un’interrogazione nel prossimo question time a Palazzo Lascaris, “per chiedere all'assessore se in tutte le aziende sanitarie sono stati adottati gli stessi criteri per la raccolta dei dati delle prestazioni aggiuntive funzionali ad abbattere le liste d’attesa. E se le prestazioni considerate sono, per tutte le aziende, esclusivamente quelle previste nel Pngla”.


