Processo Città della Salute,
non cambia il giudice
11:56 Mercoledì 25 Febbraio 2026
La Corte d'Appello di Torino ha dichiarato inammissibile la richiesta di ricusazione presentata dall'avvocato Beatrice Rinaudo, difensore della madre ed ex direttore amministrativo Bossola. Il processo riprenderà la prossima settimana con la stessa magistrata
La Corte d'Appello di Torino ha dichiarato inammissibile la richiesta di ricusazione presentata dall’avvocata Beatrice Rinaudo nei confronti della giudice Maria Merlino, chiamata a presiedere il maxiprocesso sui bilanci della Città della Salute. Il procedimento, che vede imputati 16 tra ex direttori generali e dirigenti dell’azienda sanitaria torinese per fatti compresi tra il 2013 e il 2023, riprenderà dunque il 6 marzo, davanti alla stessa magistrata.
La decisione dei giudici d’appello chiude – almeno per ora – il primo incidente procedurale che aveva immediatamente frenato l’avvio del dibattimento davanti al Tribunale di Torino. Quella che doveva essere l’udienza destinata a far entrare il processo nel vivo si era infatti trasformata in un nuovo rinvio.
Il nodo della ricusazione
A sollevare la questione era stata l’avvocata Beatrice Rinaudo, che assiste la madre Andreana Bossola, imputata in qualità di ex direttore amministrativo della Città della Salute. La legale – figlia dell’ex pubblico ministero Antonio Rinaudo – aveva chiesto la ricusazione della giudice Merlino, sostenendo l’esistenza di una potenziale incompatibilità non limitata alla singola magistrata, ma estesa all’intera sezione del Tribunale.
La giudice Merlino era infatti subentrata alla collega Giulia Maccari, che si era dichiarata incompatibile per ragioni personali: l’ex coniuge, da tempo separato, è il pubblico ministero Mario Bendoni, titolare dell’accusa insieme alla collega Giulia Rizzo.
Secondo la difesa, alla luce di precedenti pareri della Corte di Cassazione, l’incompatibilità avrebbe dovuto essere interpretata in senso estensivo. Una tesi che, tuttavia, non ha convinto la Corte d’Appello, la quale ha ritenuto la richiesta inammissibile, consentendo così la prosecuzione del processo davanti alla stessa giudice.
Le accuse
La partita non è soltanto tecnica. Il procedimento riguarda presunte irregolarità nella gestione contabile della Città della Salute di Torino, la più grande azienda sanitaria piemontese e tra le più grandi in Italia. Le accuse spaziano dal falso ideologico alla truffa e si concentrano su un presunto “buco” milionario nei conti aziendali.
Al centro dell’impianto accusatorio vi sarebbero, in particolare, la mancata trattenuta del 5% sull’intramoenia prevista dalla legge Balduzzi e l’iscrizione a bilancio di crediti mai incassati. Tra gli imputati figurano diversi vertici succedutisi nel tempo, compresi ex direttori generali e amministrativi.
Rischio prescrizione
Il tema della prescrizione incombe soprattutto sulle posizioni relative ai periodi iniziali oggetto dell’inchiesta, quelli in cui direttore generale era Gian Paolo Zanetta. Un eventuale accoglimento della ricusazione avrebbe potuto riaprire scenari complessi, con il rischio di compromettere l’intero dibattimento dopo anni di udienze.
Con la pronuncia di inammissibilità, la Corte d’Appello ha invece sgombrato il campo da una questione che rischiava di restare come una spada di Damocle sull’intero processo. Ora il maxiprocesso sulla sanità piemontese può finalmente entrare nel merito. L’appuntamento è fissato per il 6 marzo, quando davanti alla giudice Merlino si aprirà il confronto sulle responsabilità contestate ai sedici imputati.


