GLORIE NOSTRANE

Fagioli, la "regina" del Regina incoronata Torinese dell'Anno

Premiata la professoressa che guida il polo pediatrico torinese e riferimento internazionale nella cura dei tumori infantili. La capitale sabauda celebra il merito ma, in fondo, non rinuncia al suo tratto di città di corte. Le sirene politiche e il legame con Cirio

Torino ama le sue eccellenze quando hanno due caratteristiche: vantano un impeccabile understatement o esercitano il potere. Se poi riescono a fare entrambe le cose insieme, allora il titolo di “Torinese dell’Anno” diventa quasi una formalità. Così, nel 2025, la Camera di commercio guidata da Massimiliano Cipolletta ha scelto di premiare la professoressa Franca Fagioli, la signora dell’oncoematologia pediatrica, direttrice del Dipartimento di Patologia e Cura del Bambino dell’ospedale Regina Margherita e ordinaria di pediatria all’Università di Torino.

Una carriera che parla da sola: oltre 450 pubblicazioni scientifiche, progetti pionieristici, un centro trapianti considerato riferimento nazionale e internazionale, e soprattutto migliaia di bambini e famiglie che hanno incrociato il suo camice bianco nei momenti più duri. La motivazione ufficiale sottolinea “passione, tenacia e visione” con cui ha trasformato l’assistenza ai piccoli pazienti portando umanità e comunità nei luoghi di cura. Medicina di altissimo livello con un approccio che va oltre le corsie.

La cerimonia si terrà domenica 15 marzo al Teatro Alfieri, dentro il tradizionale contenitore della Premiazione della Fedeltà al Lavoro e per il Progresso Economico e dei Diplomati eccellenti tecnici e professionali. Sul palco saliranno anche nove aziende torinesi ultracentenarie riconosciute da Unioncamere. Ma, inutile girarci attorno, i riflettori saranno tutti per lei, ferrarese di nascita ma torinese di adozione.

Il regno di corso Polonia

Perché Fagioli non è solo una luminare. È anche – da anni – un pezzo della geografia del potere sanitario piemontese. Il suo “regno” di corso Polonia è stato al centro della battaglia più simbolica della sanità regionale: il destino del Regina Margherita (e poi del Sant’Anna) dentro o fuori dal Parco della Salute. Uno scorporo dal progetto del super ospedale che a qualcuno è sembrata la “cambiale elettorale” pagata dalla giunta regionale di centrodestra, a costo di sacrificare un progetto strategico, pur di accontentare la professoressa considerata vicinissima al governatore Alberto Cirio. Non dipendere dalla Città della Salute significa avere autonomia piena – cioè potere organizzativo, scientifico e gestionale – sul proprio polo pediatrico.

Relazioni che contano (milioni che arrivano)

Chi conosce Torino sa che la medicina di vertice non vive solo di fondi pubblici. Fagioli ha costruito negli anni relazioni solide con il mondo delle fondazioni e dell’imprenditoria, a partire dal legame storico con la famiglia Lavazza, soprattutto con la compianta Maria Teresa Ray, madre di Giuseppe. Rapporti che hanno portato milioni in donazioni, sottoscrizioni e nuovi reparti per il Regina Margherita. Non è un dettaglio: in una città dove filantropia, sanità e politica si intrecciano spesso negli stessi salotti, questo tipo di capitale relazionale pesa quanto (se non più) dei titoli accademici.

Quando la si voleva in politica

Del resto, il governatore piemontese non ha mai nascosto una certa fascinazione politica per la professoressa. Dopo l’era Appendino, Cirio aveva accarezzato l’idea di lanciarla come candidata sindaco civica per Torino. Poi, alle regionali, come capolista della sua lista. Non se ne fece nulla, ma nel 2024 Fagioli comparve comunque tra i garanti vip della civica “Piemonte moderato e liberale”.

Già nel 2019, ai tempi della famosa cena al ristorante Condividere nella Nuvola Lavazza nei retroscena si parlava di lei come possibile “ricetta” civica per il centrodestra torinese. Una figura di prestigio, non divisiva, con standing internazionale e relazioni cittadine trasversali. In altre parole: la candidata perfetta per una coalizione che voleva conquistare il capoluogo senza guerre interne. Allora non se ne fece nulla. Ma la suggestione non è mai del tutto sparita.

Da Gariglio a Cirio

La traiettoria della professoressa racconta anche un pezzo della metamorfosi dei rapporti politici cittadini. Per anni vicina agli ambienti del centrosinistra – era entrata nel consiglio della Compagnia di San Paolo con il viatico dell’allora segretario Pd Davide Gariglio – Fagioli ha progressivamente riposizionato il proprio baricentro quando l’aria politica è cambiata.

Un movimento che molti hanno letto anche dietro le campagne contro l’inserimento del Regina Margherita nel Parco della Salute durante il governo di Sergio Chiamparino. Oggi, con Cirio al grattacielo, quella battaglia è arrivata al punto di approdo.

Premio meritato, certo. Ma non solo

Nessuno mette in discussione il valore scientifico e umano di Franca Fagioli. Sarebbe ridicolo. Ma a Torino i premi non sono mai soltanto premi: sono segnali, equilibri, fotografie di rapporti di forza.E l’incoronazione a Torinese dell’Anno arriva proprio mentre il suo ospedale ottiene ciò che chiedeva da anni: autonomia dal Parco della Salute e centralità nel sistema pediatrico regionale.

Coincidenze? In politica sanitaria le coincidenze esistono quanto i miracoli: qualcuno ci crede, ma quasi sempre c’è una regia. Domenica 15 marzo al Teatro Alfieri, tra applausi e targhe, la città celebrerà la dottoressa che cura i bambini. Nel frattempo, nei corridoi del potere, molti leggeranno anche un altro messaggio: a Torino, chi salva vite può anche ridisegnare gli equilibri. E talvolta – se necessario – persino i progetti miliardari.

print_icon