Manager sbagliano, operai pagano: Stellantis cancella premio (e cedola)
13:44 Giovedì 26 Febbraio 2026Dopo le cantonate strategiche sull’elettrico, il gruppo presenta il conto: niente quota variabile per i lavoratori e niente dividendo per gli azionisti. Elkann promette rilancio e difesa degli stabilimenti, ma intanto la crisi si scarica su buste paga e portafogli
Se i numeri del bilancio 2025 raccontano una strategia industriale da riscrivere, le conseguenze sociali spiegano meglio di qualsiasi analisi chi sta davvero pagando il conto. Perché mentre Stellantis archivia una perdita record da 22,3 miliardi di euro – figlia soprattutto dei 25,4 miliardi di oneri straordinari legati al cambio di rotta sull’elettrico – nelle fabbriche italiane arriva la notizia più concreta: niente premio di risultato.
Una decisione che colpisce direttamente le buste paga dei lavoratori, già provate da mesi di cassa integrazione, incertezze produttive e volumi altalenanti. E a restare a mani vuote non saranno solo gli operai: anche gli azionisti dovranno rinunciare alla cedola, visto che il gruppo ha deciso di sospendere il dividendo 2026 per preservare la solidità finanziaria. In sostanza, gli errori del management producono un doppio effetto: reddito mancato per chi lavora e rendimento azzerato per chi investe.
Il premio sparisce insieme ai margini
La comunicazione ai sindacati è arrivata insieme alla fotografia dei conti: risultati negativi su consegne, fatturato, redditività e cash flow. Tradotto in termini tecnici, non è stato raggiunto il livello minimo di Aoi europeo – l’indicatore operativo su cui si calcola il premio – e quindi non ci sarà alcuna erogazione.
«Oggi Stellantis ci ha comunicato che i risultati del 2025 sono stati negativi sul versante delle consegne, del fatturato, della redditività e del cash flow. Questo ha comportato il mancato raggiungimento del livello minimo di Aoi europeo, indispensabile per la erogazione del premio», spiegano in una nota Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Associazione Quadri Fiat.
Il colpo non riguarda solo l’Italia: il premio non sarà pagato in quasi tutti i Paesi dove è presente il gruppo, con le sole eccezioni di Sud America, Africa e Medio Oriente, cioè le aree che hanno mantenuto risultati operativi positivi.
La richiesta respinta e la linea aziendale
I sindacati avevano provato almeno a ottenere una compensazione simbolica, ma senza successo. Stellantis ha respinto la richiesta di “una tantum”, sostenendo che tutte le risorse sono impegnate nel tentativo di rilanciare l’azienda, salvaguardare gli stabilimenti italiani e ridurre il ricorso agli ammortizzatori sociali.
Una risposta che fotografa bene la fase: il gruppo dispone di 46 miliardi di liquidità industriale, ma allo stesso tempo ha scelto prudenza estrema, cancellando il dividendo e autorizzando emissioni di bond ibridi fino a 5 miliardi per rafforzare la struttura patrimoniale dopo l’anno nero.
Per i lavoratori, però, resta l’amarezza. «Benché la notizia fosse stata in qualche modo anticipata dalle precedenti comunicazioni aziendali relative all’andamento dello scorso anno, esprimiamo grande amarezza per il mancato riconoscimento ai lavoratori di una somma che negli scorsi anni ha costituito una parte significativa della retribuzione, e profonda preoccupazione per il futuro», scrivono le organizzazioni sindacali.
Gli errori strategici e il prezzo sociale
Il punto politico – oltre che industriale – è evidente: il 2025 è l’anno in cui Stellantis ha dovuto ammettere di aver sopravvalutato la velocità della transizione elettrica, come ha dichiarato lo stesso amministratore delegato Antonio Filosa. Da qui la necessità di svalutazioni miliardarie, cancellazioni di programmi e revisione dei piani prodotti.
Ma mentre ai vertici si parla di strategia e riposizionamento, nelle fabbriche la traduzione concreta sono turni ridotti, ricorso alla cassa integrazione e ora anche il taglio del premio. Un doppio colpo che alimenta l’incertezza proprio nei siti italiani, dove da mesi si attendono assegnazioni produttive più solide.
Non a caso i sindacati chiedono che il gruppo punti con decisione sui modelli ibridi e li assegni a tutte le fabbriche italiane, collegando esplicitamente la crisi alle scelte regolatorie europee sulla transizione energetica, considerate responsabili di aver innescato «una crisi senza precedenti» nel settore automotive.
La speranza Filosa
Nel comunicato sindacale c’è anche una cauta apertura verso il nuovo corso: la fiducia che il lavoro del ceo Filosa possa risollevare le sorti del gruppo, alla luce dei primi segnali di miglioramento emersi nella seconda metà del 2025, quando ricavi e consegne hanno mostrato una ripresa.
Resta però un dato di fondo: il ritorno a un flusso di cassa industriale positivo è previsto solo dal 2027 e il 2026 sarà ancora un anno di transizione, con margini bassi e oneri da assorbire.
Nel frattempo, il conto degli errori strategici non resta nei bilanci. Finisce nelle buste paga. E anche nei portafogli degli azionisti. Una redistribuzione delle perdite che racconta meglio di qualsiasi piano industriale quanto sia costata la stagione delle scelte sbagliate.


