Stellantis, operai a stecchetto ma milioni per Elkann e Filosa
09:42 Venerdì 27 Febbraio 2026Maxi perdita da 22,3 miliardi, premio cancellato ai lavoratori e dividendo azzerato agli azionisti. Per i vertici restano compensi stellari. Mentre si chiedono sacrifici a fabbriche e soci, la distanza tra chi decide e chi paga non è mai stata così evidente
Sarà pure un ragionamento che qualcuno liquiderà come populista (e lo è), ma resta difficile ignorare la stonatura. Da una parte Stellantis chiude il 2025 con una perdita monstre da 22,3 miliardi di euro, cancella la quota variabile dello stipendio ai lavoratori, sospende il dividendo agli azionisti e chiede sacrifici per difendere la struttura finanziaria. Dall’altra i vertici continuano a incassare compensi milionari. Non illegittimi, magari neppure fuori mercato, ma simbolicamente stridenti. Perché quando si chiede a operai e soci di tirare la cinghia, vedere i portafogli del management gonfiarsi produce inevitabilmente un effetto detonante.
I milioni del nuovo ceo
Antonio Filosa, amministratore delegato dal 18 luglio 2025, ha ricevuto compensi complessivi per 5,424 milioni di euro. Il salario base è pari a 1,424 milioni, ma la cifra cresce con fringe benefit per 374.194 euro, incentivi di lungo termine per 1,508 milioni, benefit per 192.366 euro e altri compensi per 1,924 milioni. Numeri contenuti rispetto ad altri big dell’automotive globale, ma che assumono tutt’altra luce se messi accanto al contesto: perdita miliardaria, margini negativi, cassa in rosso e premio di risultato cancellato per migliaia di lavoratori.
Va detto che Filosa non ha ricevuto bonus straordinari, segno che anche ai piani alti l’anno è stato riconosciuto come difficile. Ma il punto non è la legittimità formale delle remunerazioni: è la percezione di equità in una fase di sacrifici diffusi.
Elkann, meno del 2024 ma sempre milioni
Il presidente John Elkann ha percepito compensi complessivi per 2,45 milioni di euro, in calo rispetto ai 2,797 milioni del 2024. Il salario base è pari a 960.293 euro, con fringe benefit per 396.848 euro e incentivi di lungo termine per 1,093 milioni. Anche in questo caso nessun bonus straordinario. Riduzione rispetto all’anno precedente, dunque, ma sempre una cifra che stride con la narrativa dei sacrifici necessari per rilanciare il gruppo e salvaguardare gli stabilimenti italiani.
L’ombra lunga di Tavares
Nel confronto pesa inevitabilmente anche l’eredità del precedente amministratore delegato. Carlos Tavares nel 2025 ha incassato 11,928 milioni di euro, quasi la metà rispetto ai 23,085 milioni del 2024 ma comunque una cifra rilevante, soprattutto considerando che molte delle scelte strategiche che oggi Stellantis sta correggendo risalgono proprio alla sua gestione. Un passato che rende ancora più evidente la domanda che circola nelle fabbriche: chi paga davvero gli errori?
Operai senza bonus, soci senza cedola
Il contrasto emerge ancora più forte se si guarda alla realtà industriale. Il gruppo ha deciso di sospendere il dividendo 2026 per preservare la liquidità, mentre i lavoratori non riceveranno la retribuzione variabile perché non è stato raggiunto il livello minimo di redditività operativa europea.
Nelle fabbriche questo significa meno soldi concreti in busta paga dopo mesi di cassa integrazione e incertezze produttive. Per gli azionisti significa zero rendimento. Per il management, invece, significa comunque compensi milionari, seppur senza bonus straordinari. Nessuna violazione, nessuno scandalo contabile. Le remunerazioni sono approvate secondo le regole e coerenti con le pratiche di mercato. Ma la questione è un’altra: l’equilibrio tra responsabilità, risultati e sacrifici richiesti agli altri.
Quando un gruppo ammette di aver sopravvalutato la velocità della transizione elettrica e deve svalutare decine di miliardi per correggere la rotta, la distanza tra vertici e base diventa inevitabilmente un tema politico oltre che industriale. E così, mentre Stellantis promette rilancio sotto la guida di Filosa e la regia della governance di Elkann, resta quell’immagine difficile da cancellare: operai senza bonus, soci senza dividendo e dirigenti ricchi come Creso. Una fotografia che spiega meglio di molti numeri perché la stagione che si apre non sarà solo una sfida industriale, ma anche di credibilità.


