POLITICA & GIUSTIZIA

Referendum, Cl rompe il fronte: Compagnia delle opere vota Sì

Gli imprenditori seguaci di don Giussani si schierano a favore della riforma Nordio. Una delle poche voci in controtendenza nel mondo cattolico. Un manifesto senza preconcetti ideologici. In Piemonte incontro "tecnico" organizzato dal presidente Vai

Nel mondo cattolico c’è chi dice sì. Non molti, in verità, ma tra coloro che sostengono il voto favorevole al referendum ci sono i discepoli di don Luigi Giussani, nella loro declinazione imprenditoriale dell’insegnamento del fondatore di Comunione e Liberazione. «Una giustizia autenticamente giusta è una giustizia che, pur perseguendo i reati e accertando le responsabilità, salvaguarda sempre la dignità della persona, il diritto di difesa e la presunzione di innocenza».

Per la Compagnia delle Opere – l’associazione cattolica che conta oltre 10 mila imprese associate e consolidate ramificazioni territoriali – la giustizia giusta è anche quella «fondata sull’equilibrio dei poteri, sulla terzietà e sull’imparzialità del giudice, e che rifiuta ogni deriva giustizialista o ideologica nell’esercizio dell’azione penale».

Il giurista e il sottosegretario

Lo ha scritto il presidente nazionale dell’associazione, Andrea Dellabianca, in una sorta di manifesto in cui, tra l’altro, si annunciava il dibattito svoltosi l’altra sera tra il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e il giurista torinese Enrico Grosso, presidente del comitato per il No.

«Che pubblici ministeri e giudici vengano dallo stesso concorso, frequentino la stessa scuola di aggiornamento e abbiano lo stesso organismo di valutazione, infatti, non va verso una percezione di imparzialità»: questa la tesi di Mantovano. «Il vero obiettivo era il sorteggio per i magistrati, che non si poteva fare senza toccare la Costituzione», l’obiezione di Grosso e la sua spiegazione della scelta di un percorso di modifica costituzionale.

Zuppi e la Cei

Ma, al di là del dibattito che rinnova tesi e antitesi ormai al centro del sempre più duro confronto in vista del voto referendario, è la posizione dei “padroni di casa”, ovvero della Compagnia delle Opere, a segnare una differenza rispetto alla gran parte delle istituzioni cattoliche (anche se la Cei, dopo le polemiche seguite a un intervento del cardinale Matteo Maria Zuppi, ha spiegato di non dare indicazioni di voto) sulla consultazione popolare. Addirittura il numero due dei vescovi italòiani, Francesco Savino, parteciperà il prossimo 13 marzo al congresso di Magistratura Democratica.

Un approccio convinto al Sì, ma senza omettere la consapevolezza dell’esistenza di criticità e dei limiti della riforma nel risolverle. «La separazione delle carriere rappresenta quindi un primo passo verso un equilibrio più maturo del sistema democratico e può favorire un cambiamento di mentalità, nella magistratura e nella società. È l’avvio – sostiene Dellabianca – di una possibile rivalutazione complessiva del sistema, che dovrà proseguire sul piano organizzativo e istituzionale».

I limiti della riforma

Anche l’introduzione del sorteggio per la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura, per la Compagnia delle Opere, «pur presentando elementi di criticità, appare oggi un rimedio plausibile alla degenerazione del sistema correntizio che negli anni ha inciso profondamente sul funzionamento dell’organo di autogoverno della magistratura e sulla fiducia dei cittadini».

I “nipoti” di don Giussani che operano nell’impresa si dicono «consapevoli che la riforma Nordio non esaurisce né risolve tutte le problematiche del sistema giudiziario italiano e che molto dipenderà dalle leggi di attuazione che il Parlamento sarà chiamato ad approvare». Tuttavia, «di fronte all’alternativa tra il mantenimento dello status quo e l’avvio di un percorso di riforma, la scelta del SÌ appare la più ragionevole e responsabile».

Pragmatismo piemontese

Quanto possa incidere il pur misurato invito ad approvare la riforma da parte del braccio imprenditoriale di Cl resta da vedere. È comunque un segnale di una certa forza quello che arriva da un’associazione che in Piemonte conta l’adesione di circa 350 imprenditori. «Ancora prima del pronunciamento a favore della riforma, credo sia importante il nostro approccio alla questione: evitare che si vada in caciara, restando sui contenuti e avendo contezza della complessità della materia». A dirlo è Felice Vai, al vertice regionale della CdO.

Prima, per anni, quel ruolo era stato ricoperto da Dario Odifreddi, ideatore della Piazza dei Mestieri di Torino, avamposto della formazione professionale con lo sguardo rivolto al disagio sociale. Anche lui osserva come «questa battaglia ormai totalmente politica richieda una conoscenza e delle argomentazioni che superino questo scontro tra fronti diversi, approfondendo la questione». Con questa premessa, Odifreddi spiega di essere orientato al Sì «perché credo che alla giustizia debba essere messa mano. Detto questo, è chiaro che tutti siano consapevoli che questa riforma non possa risolvere tutti i problemi».

Approfondimento tecnico

Proprio sulla necessità di lasciare quanto più possibile lontane le schermaglie politiche e di «fornire ogni elemento possibile di conoscenza – come ribadisce Vai – per motivare la nostra scelta», in Piemonte la Compagnia delle Opere ha messo in calendario non l’ennesimo confronto tra il Sì e il No, ma un incontro più “tecnico”: quello con l’avvocato Cristiano De Filippi, «esteso a tutti i nostri associati, per andare il più possibile a fondo della riforma e conoscere i motivi per votare Sì, stando ben lontani dallo scontro politico e dalla caciara».

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