FUOCO SUL QUARTIER GENERALE

Lega, sfida alla “tirannia” di Cota

Si allarga il dissenso nel Carroccio piemontese. Dopo il duro j'accuse di Montani l'ex capogruppo in Provincia di Torino Borgarello chiede l'azzeramento dei vertici e la fine del "quadrato magico" del governatore. Inizia la resa dei conti

La fronda contro la “dittatura” di Cota cresce anche in riva al Po. Dopo l’attacco frontale di Enrico Montani, ex parlamentare verbanese, che ha annunciato battaglia per spodestare il governatore dal vertice della Lega Nord Piemont, il dissenso si allarga e dalla periferia di quello che un tempo fu dominio incontrastato di Roberto Cota bussa alle porte di via Poggio, quartier generale del Carroccio torinese. A rompere la coltre di unanimismo che per i lunghi 12 anni ha contraddistinto il gruppo dirigente della corte cotiana è Patrizia Borgarello, iscritta dal 1992, consigliera e già assessore al Comune di Santena ed ex capogruppo in Provincia di Torino, “detronizzata” da una congiura di palazzo. «Prendo atto con piacere delle dichiarazioni del Sen. Montani – confessa allo Spiffero -, il quale finalmente dà voce ai numerosi militanti ed eletti che, come me, hanno a cuore le sorti del movimento e non sono alla ricerca di un posto per loro o per i loro famigliari». Borgarello racconta di un partito appannaggio di una ristretta cerchia di uomini e donne del capo che hanno fatto il bello e il brutto tempo, animati da interessi di potere, privilegiando anzitutto le proprie carriere a discapito della Lega: «Il vero politico deve curare gli interessi del movimento e non i propri o quelli dei propri amici e non deve più esserci la possibilità di chi ricopre cariche nella Lega di distruggere le sezioni perché non si prestano ai loro giochetti o di boicottare liste della Lega, nel “disinteresse” della segreteria provinciale».

 

Un clima da caccia alle streghe, che ha annullato il confronto interno in nome di una falsa unità che si ha spesso rivelato piaggeria e opportunismo: «Non è possibile avere candidati al parlamento che attaccano pubblicamente ed in modo diffamatorio altri militanti sulle colonne di pubblicazioni interne solo perché questi  osano contraddire i membri del “quadrato magico”». A questo punto occorre azzerare i vertici, come hanno fatto gli organismo provinciali del Vco e del Cuneese che «hanno rassegnato le loro dimissioni prendendo atto dell’esito disastroso delle votazioni». Quelli del Torinese «non solo non hanno alcuna intenzione di rimettere il mandato, ma sostengono anche che il risultato elettorale è stato tutto sommato positivo!». E il principale imputato è ovviamente Cota: «La posizione di Montani  rispetto al segretario nazionale è perfettamente condivisa, visto che vige il principio di una poltrona per ognuno. Del resto il segretario sconta le superficiali scelte dei propri collaboratori, almeno per quanto riguarda la provincia di Torino».

 

Parole che Borgarello non pronuncia a cuor leggero: «Il mondo è cambiato e la Lega, anziché anticipare i tempi come era stata capace di fare, si fa sorprendere dagli eventi. È quindi il momento di fare largo a persone che lavorino solo per il movimento, di persone trasparenti, competenti e disinteressate, che parlino al cuore del nostro popolo, mai come oggi in difficoltà non solo materiali, ma anche ideologiche e spirituali. La Lega è piena di persone capaci, oneste e volenterose, ma fino ad oggi, chissà perché, sono state messe da parte».

 

La base è in subbuglio, gli elettori sono in gran parte fuggiti, occorre invertire la marcia prima che sia troppo tardi: «Basta con personaggi di dubbia capacità “piazzati” in posti chiave, basta ombre sulle regolarità contabili, basta con improbabili “politici” che nessuno conosce o ha mai sentito, basta con nomi d indagati a vario titolo finiti sui giornali: se vogliamo dare una speranza alla Lega,  ai suoi eroici militanti e al popolo che rappresenta è venuto il  momento di rinnovare dalle fondamenta. No quindi alle vendette ed alle ritorsioni personali, ma un  vero rinnovamento ad ogni livello  è indispensabile per la nostra stessa sopravvivenza». Lunedì Montani chiederà a Cota, di fronte al Consiglio nazionale, di fare un passo indietro e di dimettersi dalla carica di segretario. Questa volta sarà difficile per il governatore mettere la sordina e procedere, come ha sempre fatto, con le epurazioni. Il fortino cotiano è sotto assedio.

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4 Commenti

  1. avatar-4
    11:39 Giovedì 21 Marzo 2013 folgore46 un buon posto di lavoro per Cota...

    sarebbe all'ufficio protocollo della Regione. Ieri l'altro la Giunta ha giurato in Consiglio che non c'era lettera di dimissioni di Monferrino, nè al Gabinetto nè alla Segreteria Generale. Oggi Monferino dichiara di averla fatta il 25 febbraio. Falsa l'una versione o falsa l'altra, o in questo caso "tertium datur": che Cota se la sia messa in tasca, per protocollarla direttamente, con comodo, a discrezione!

  2. avatar-4
    10:43 Giovedì 21 Marzo 2013 Vilmo La persona giusta

    E' Enrico Montani la persona giusta per guidare il rinnovamento etico e morale della Lega piemontese. Chi infatti meglio di lui si intende di plurincarichi? Fin che è stato senatore il nostro cumulava la carica di parlamentare a quella di assessore comunale a Verbania e fa un certo effetto sentir criticare Cota per il "doppio incarico" dalla bocca di uno che il “doppio incarico” se l’è tenuto ben stretto finché ha potuto. Ma non badiamo alle sottigliezze. Adesso è il momento delle persone "trasparenti, competenti e disinteressate"; adesso è il momento di Montani!

  3. avatar-4
    09:52 Giovedì 21 Marzo 2013 nicodemo69 marketta

    la nomina di molinari assessore è il classico esempio della debolezza cotiana. si premia chi non ha un voto che ha portato la lega nella sua provincia al 4%...tralasciando altre questioni di quella provincia, sempre al centro di vicende poco chiare.

  4. avatar-4
    09:12 Giovedì 21 Marzo 2013 Reartu' neanche più i suoi lo sopportano

    speriamo che questo rimpastone gli sia indigesto.

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