Barbera d'annata

Dicono che… al Lido le onde vadano e vengano, ma certe poltrone restino ancorate come briccole nella laguna. E quella di Alberto Barbera è una di queste: altri due anni alla guida della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, con il sigillo del Cda della Biennale di Venezia presieduto da Pietrangelo Buttafuoco. Il critico torinese sarà direttore artistico anche nel 2027 e 2028, allungando una reggenza che ormai somiglia più a un’istituzione che a un incarico.

La nota ufficiale parla di “riconosciuta qualità delle selezioni”, di scoperta e lancio internazionale di nuovi talenti, di diffusione e crescita della cultura cinematografica e di ampliamento del pubblico. Tradotto dal venezianese al piemontese: Barbera funziona, porta film, porta star e porta consenso. E dunque si va avanti. Il mandato deliberato scadrà dopo l’83ª edizione della Mostra (2-12 settembre 2026), ma il Cda ha già messo il timbro sui due anni successivi. Una continuità che consolida un regno iniziato nel 2012 e che, per i cultori della memoria, aveva già avuto un primo atto tra il 1998 e il 2001. In mezzo, il ritorno da trionfatore.

Barbera non è solo il direttore che dialoga con Hollywood: dal 2020 siede nell’Academy che assegna gli Oscar, dal 2019 è inserito da Variety tra le 500 persone più influenti dell’industria dello spettacolo. Nel 2021 la stessa storica rivista gli ha conferito l’International Achievement in Film Award; nel 2022 è arrivato il Tributo speciale dei Gotham Awards di New York. Riconoscimenti attribuiti contestualmente anche alla Biennale, quasi a certificare il binomio inscindibile tra l’uomo e il Leone. E nel 2025 ha incassato pure il premio Arte del Cinema al Bif&st di Bari diretto da Oscar Iarussi.

Ma sotto il lido dorato c’è la radice sabauda. Barbera appartiene alla schiatta dei cinefili torinesi cresciuti sotto l’ala di Gianni Rondolino, il professore di Storia del Cinema all’Università che ha allevato generazioni di critici (tutti rigorosamente di sinistra). Con lui e con Steve Della Casa formavano un trio, laboratorio permanente di classe dirigente culturale.

Tutto nasce dal Festival Cinema Giovani, poi diventato Torino Film Festival: lì Barbera comincia nel 1982, fino a diventarne direttore dal 1989 al 1998. È la palestra che ha sfornato quadri e dirigenti, molti partiti da Torino per occupare posizioni di riferimento anche grazie ai suoi insegnamenti.

Laurea in Lettere Moderne all’Università di Torino con tesi in Storia e Critica del Cinema, presidenza dell’Aiace. dal 1977 al 1989, critico alla Gazzetta del Popolo tra il 1980 e il 1983, membro del Sindacato Giornalisti dal 1982. Collaborazioni a raffica con quotidiani e riviste e con programmi Rai. Dal 2002 consulente e dal 2004 al dicembre 2016 direttore del Museo Nazionale del Cinema, quattordici anni alla Mole a presidiare il pantheon sabaudo del grande schermo. Nel 2000 la Repubblica Francese lo ha nominato Chevalier des Arts et des Lettres. Un cavalierato che oggi si traduce in stabilità veneziana.

Dicono che a Torino nessuno si stupisca più: quando Barbera rinnova a Venezia, è un po’ come se rinnovasse un pezzo di egemonia culturale nata sotto la Mole e trapiantata al Lido. E che, tra una selezione d’autore e una passerella hollywoodiana, il vero film sia sempre lo stesso: la lunga marcia dei cinefili torinesi dalle aule universitarie alle poltrone che contano.

print_icon