Aerospazio, città che non decolla

E poi ci sono le “non notizie” strombazzate dalla propaganda del grattacielo di via Nizza per la firma di una lettera d’intenti tra la Regione Piemonte e il Politecnico sulla riqualificazione e realizzazione della Città dell’Aerospazio. La cerimonia, ampiamente diffusa con interviste vuote e annunci ripetuti nel tempo ma privi di contenuti concreti, è avvenuta durante la presentazione del “Cluster aerospaziale piemontese: caratteristiche e traiettorie di sviluppo”, realizzato da Ires Piemonte.

In realtà, dai dati che si leggono sugli organi di informazione – poiché sul sito di Ires il rapporto non è ancora disponibile – non emergono grandi variazioni rispetto agli anni passati, se non un incremento occupazionale, anche grazie alla nascita di nuove aziende nel campo dei minisatelliti. Un’occupazione che cresce anche nelle aziende leader nazionali, considerando che il settore aerospaziale è oggi, più che mai, fondamentale nei sistemi di difesa.

Quel che latita è la celebrata Città dell’Aerospazio, di cui sento parlare dagli anni ’90, quando come sindacato riuscimmo a bloccare il trasferimento completo dell’allora Alenia Aeronautica a Caselle. In quel progetto l’area torinese sarebbe diventata uno spazio ridotto, destinato a concentrare le attività delle Pmi dell’indotto aerospaziale, insieme a un museo, all’edificazione di abitazioni civili e a un parco. Tutto ciò non si realizzò: Finmeccanica valutò troppo elevati i costi di realizzazione, nessuno si fece avanti per costruire le abitazioni e la crisi del 2008 travolse ogni prospettiva.

La Città dell’Aerospazio si è così ridotta alla ristrutturazione dell’ex fabbricato 37, affacciato su corso Marche, dove un tempo si trovava il collaudo ricevimento merci dell’allora Alenia, abbandonato da anni. Se guardo la foto del 28 novembre 2023 vedo sostanzialmente il progetto degli anni ’90.

Dunque, nulla di nuovo: un progetto che stenta ad avanzare, tra inaugurazioni e annunci, secondo una tradizione politica ben nota alla maggioranza regionale. La foto del 2023 sembra indicare una trasformazione completa dell’area, ma in realtà molto esiste già: la parte relativa a Leonardo e alla sua Ingegneria; il centro di addestramento astronauti con Altec; l’area che riguarda Thales; e poi, quasi in un frullatore utile ad abbellire l’insieme, la ristrutturazione del Campo Volo e della sede del 118.

Va ricordato che quei terreni dovrebbero essere ancora di proprietà privata (famiglia Agnelli) e non hanno nulla a che fare con l’area industriale aerospaziale. Rivedo anche le abitazioni sul lato di corso Francia e il parco; rivedo il museo. Sono passati più di vent’anni e il progetto è rimasto sostanzialmente lo stesso.

L’unico elemento di novità è la trasformazione dell’officina 6 (già in dotazione, allora, ad Alenia Spazio, oggi Thales) e dell’officina 4 (l’unico reparto a Torino dove si assemblavano parti di velivoli civili Boeing) in un fabbricato destinato alle start-up, con il ridimensionamento dell’area di Ingegneria di Leonardo per fare spazio ad abitazioni civili.

Ricordo che in quegli anni l’idea che delle Pmi potessero insediarsi o trasferirsi nell’area di corso Marche fallì sia per gli alti costi a carico delle imprese – soprattutto manifatturiere, ma anche quelle di ingegneria non gradirono l’ipotesi – sia per l’assenza di reali condizioni attrattive. In quasi trent’anni si sono alternati lunghissimi intervalli di inattività: la politica non si è occupata di quegli spazi, anche perché la proprietà non li metteva a disposizione se non in presenza di un ritorno economico. Dal 2019 si sono susseguiti molti annunci politici, ma poco lavoro concreto; quel poco è partito, lentamente, solo nel 2023.

Nessuno considera che quel luogo industriale è anche un luogo di storia sindacale, di lotte operaie e degli impiegati, con le straordinarie vertenze del 1993 e del 1995 che impedirono la chiusura del sito torinese. Sì, lotte degli impiegati: perché, con un’eccezione quasi storica, il sito torinese aveva molti più impiegati che operai, e questi parteciparono in massa, da protagonisti, a quel triennio di mobilitazioni.

Torino è una città che fonda la sua storia recente – quella dell’ultimo secolo – sulla dimensione industriale, sulla crescita accompagnata dalle lotte, dalle idee e dal protagonismo del movimento sindacale: da Mirafiori a corso Marche, fino a tutte quelle aree industriali ormai dismesse e persino dimenticate. È una storia di uomini e donne che non deve andare perduta. Ecco perché un museo diffuso nei luoghi storici ancora esistenti, capace di coniugare storia industriale e memoria sindacale, sarebbe un modo per la politica di ricordare e valorizzare chi ha consentito a questo territorio di svilupparsi sul piano sociale ed economico.

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