Un polo centrista, novità del 2027?

La riforma della legge elettorale è ancora in discussione ma è indubbio che il progetto in discussione può tranquillamente decollare. Parlo di un progetto politico che punta a riaggregare le forze centriste, riformiste e autenticamente democratiche del nostro Paese in vista delle elezioni del 2027. Un progetto che proprio nella storia della cosiddetta seconda repubblica ha avuto alterne fortune elettorali ma che ha indubbiamente rivestito un significato politico non indifferente. Non parlo della prima repubblica perché in quella lunga fase storica quel ruolo politico l’ha esercitato,con rara capacità di governo e grande intelligenza politica, la Democrazia Cristiana con l’apporto dei partiti laici alleati con la Dc.

E, proprio a cominciare dalle prime elezioni del 1994, un’offerta politica di marca centrista, riformista e di governo ha fatto capolino più volte. Ad iniziare dalle elezioni del 1994 attraverso l’ormai celebre “Patto per l’Italia” promosso e organizzato da Franco Marini, Mino Martinazzoli e Mariotto Segni con un risultato che superò il 15% dei consensi. Offerta di centro che fu ripetuta, sfiorando il quorum, da Sergio D’Antoni e Giulio Andreotti nel 2001. Per non parlare della corsa solitaria dell’Udc di Pier Ferdinando Casini alle elezioni del 2008 durante la massima espressione del bipolarismo con la vocazione maggioritaria del Pd veltroniano da un lato e del Pdl berlusconiano dall’altro con un risultato del tutto lusinghiero. Nel 2013 è la volta di Scelta civica di Monti e poi nel 2022 con l’ormai famoso “terzo polo” che poi è naufragato per decisione del capo di Italia Viva Renzi.

Comunque sia, il dato che emerge concretamente e che rappresenta il filo rosso che lega le diverse esperienze e i progetti politici di marca centrista, è che esiste un preciso segmento dell’elettorato italiano che continua anche oggi, e forse più di ieri, a non riconoscersi nei due schieramenti politici maggioritari. Anche perché non possiamo non evidenziare che oggi abbiamo una sinistra che ha un chiaro, netto ed inequivoco profilo politico. Ovvero, una sinistra radicale, massimalista, populista ed estremista. E non è un caso, del resto, che quella coalizione è fortemente compatta e granitica perché è governata da personaggi che hanno una comune base culturale e valoriale e, soprattutto, interpretano e perseguono una forte radicalizzazione delconflitto politico. Da Schlein a Landini, da Conte al trio Fratoianni/Bonelli/Salis ai vari segmentidella società civile – dall’Anm all’Anpi, dai noti conduttori dei talk televisivi agli opinionisti e commentatori della carta stampata “amica” – c’è una forte e spiccata convergenza politica, culturale e programmatica.

Sul versante del centrodestra c’è meno convergenza sul terreno culturale ma c’è ugualmente una tendenza alla radicalizzazione politica e alla polarizzazione ideologica. Una tendenza che, del resto, è speculare allo schieramento di sinistra.

Per queste ragioni, semplici ma oggettive, il progetto di avere un luogo politico autenticamente centrista, spiccatamente riformista, culturalmente plurale e con una chiara cultura di governo può ancora rappresentare una speranza per la qualità della nostra democrazia, la credibilità delle nostre istituzioni democratiche e per la stessa efficacia dell’azione di governo. E il progetto di Carlo Calenda, opportunamente allargato ad altre esperienze centriste e riformiste può, ancora una volta, essere un obiettivo credibile capace di superare i limiti, le contraddizioni e le ombre di un bipolarismo sempre più insopportabile e inadeguato.

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