POLITICA & SANITÀ

Sanità, un rosso da 879 milioni. Voragine nei conti del Piemonte

I bilanci preventivi delle Asl per l'anno in corso disegnano uno scenario da incubo. Con queste cifre (anche meno) inevitabile il commissariamento. Per la Città della Salute previsti 360 milioni di deficit. A luglio verifica del Mef sul primo trimestre 2026

Al portafoglio o tra i capelli? Il dilemma su dove mettere le mani è il minimo che possa suscitare la cifra che quantifica la previsione del buco della sanità del Piemonte per l’anno in corso: un rosso da 879.220.000 euro.

Il guaio è che la prima ipotesi franerebbe miseramente di fronte a una cifra del genere, che neppure i più arditi magheggi finanziari riuscirebbero a rendere sostenibile, vista la ormai perdurante situazione delle casse regionali, raschiate come l’ultimo dei barili.

Già per chiudere in pari l’esercizio dello scorso anno è stata indispensabile una manovra da circa 200 milioni e le previsioni iniziali, già disastrose, erano comunque decisamente inferiori a quelle che si ricavano oggi dalla somma dei bilanci preventivi di ciascuna azienda ospedaliera e sanitaria, dove in molti casi – uno su tutti quello della Città della Salute di Torino – il rosso prefigurato sale notevolmente rispetto a quello prospettato lo scorso anno.

Le cifre di tutte le aziende

Nel dettaglio, i numeri forniti danno questo quadro, ovviamente in valori negativi: Asl To3 29.800.000, Asl To4 49.900.000, Asl To5 34.650.000, Asl Città di Torino 152.900.000, Asl Vercelli 39.800.000, Asl Biella 35.200.000, Asl Novara 52.500.000, Asl Verbano-Cusio-Ossola 57.950.000, Asl Cuneo1 37.670.000, Asl Cuneo2 43.500.000, Asl Asti 32.700.000, Asl Alessandria 53.750.000, San Luigi di Orbassano 12.300.000, Maggiore della Carità di Novara 27.900.000, Santa Croce e Carle di Cuneo 30.900.000, Santi Antonio e Biagio-Cesare Arrigo di Alessandria 9.900.000, Mauriziano 27.500.000, Città della Salute di Torino 129.900.000.

Se appare evidente – e non sorprende che accada così da sempre – la notevole differenza tra il deficit previsto dalle Asl rispetto alle aziende ospedaliere, considerato che le prime sono finanziate in quota capitaria per abitante mentre le seconde incassano per le prestazioni erogate, questo rapporto merita un’ulteriore riflessione. In alcune circostanze, infatti, i grandi ospedali finiscono per far sentire il loro peso sulle casse delle Asl, chiamate a pagare i servizi da questi forniti ai pazienti.

Asl e ospedali

Un caso emblematico è rappresentato, per esempio, proprio dall’Asl Città di Torino, che nella previsione indica la cifra in assoluto più alta. Attenzione, però: questo dato in realtà è decisamente più basso rispetto a quello reale della Città della Salute, visto che ai 129.900.000 previsti per l’anno in corso per l’azienda di corso Bramante devono essere aggiunti i circa 230 milioni che la Regione anticipa all’inizio di ogni anno per consentire alla più grande azienda ospedaliera del Piemonte di operare. Il rosso per le Molinette, dunque, sarebbe di circa 360 milioni.

Cifre che già singolarmente, in molti casi, allarmano, ma che sommate disegnano una prospettiva disastrosa per la sanità piemontese. Altro che piano di rientro. Se dovessero essere confermate – anche se un po’ limate – la strada del commissariamento vero e proprio, con la materia più importante della Regione affidata a una figura diversa da quella espressa all’interno della giunta, sarebbe obbligata.

C’è chi ricorda come i bilanci preventivi siano spesso una sorta di libro dei sogni che i direttori generali scrivono ben sapendo che la realtà è diversa e deve fare i conti, appunto, con i conti veri. In questo caso, più che un libro dei sogni, pare un’antologia di incubi.

La verità sui 203 milioni

Se, come si diceva, per il 2025 al grattacielo si è dovuta fare una manovra da circa 203 milioni, cosa si prefigura per l’anno in corso sulla base dei quasi 900 milioni di rosso, il doppio della soglia oltre la quale scatta il piano di rientro?

Già, perché al netto delle rassicuranti dichiarazioni del vertice politico della sanità sulla decisione di stanziare 203 milioni da aggiungere al fondo sanitario, “utili per mantenere i livelli sanitari”, quella cifra è stata in realtà indispensabile per pareggiare i conti del 2025.

Quelli di quest’anno cominceranno a essere verificati, oltre che dagli uffici della Regione, dai tecnici del Mef in estate, quando saranno passate sotto la lente d’ingrandimento le cifre del primo trimestre. E lì si capirà se in quegli oltre 800 milioni di rosso c’è il libro dei sogni oppure più che concreti incubi per la sanità del Piemonte.

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