Voragine nei bilanci della Sanità: Cirio e Riboldi alla resa dei conti
Stefano Rizzi 07:00 Giovedì 12 Marzo 2026Il preventivo per il 2026 con 874 milioni di rosso porterebbe il Piemonte dritto verso il commissariamento. Pentenero e Valle (Pd) convocano l'assessore in commissione: "Spieghi come intende affrontare l'enorme deficit e dica se ci saranno tagli ai servizi"
“La giunta di Alberto Cirio come pensa di affrontare un deficit di queste proporzioni?”. Di fronte alla voragine da 879 milioni nel sistema sanitario del Piemonte, prevista per l’anno in corso, la domanda delle cento pistole il Partito Democratico la anticipa ora per porla ufficialmente all’assessore Federico Riboldi. È lui, il “sindaco della sanità”, nel mirino dell’opposizione che lo chiama a rispondere “urgentemente” in IV commissione.
La convocazione davanti all’organismo di Palazzo Lascaris, presieduto dal suo predecessore, il leghista Luigi Icardi, è stata formalizzata ieri dalla capogruppo dem Gianna Pentenero, insieme al vicepresidente della stessa commissione Daniele Valle. Un atto, quello del Pd, che arriva neppure ventiquattr’ore dopo che lo Spiffero ha reso nota l’enorme cifra relativa ai conti in rosso della sanità piemontese che si prefigurano per il 2026.
Riboldi non dovrà rispondere a una sola domanda, per quanto quella principale appaia già di per sé difficile da affrontare con una risposta chiara e convincente. Perché anche sostenere che i preventivi delle singole aziende sanitarie e ospedaliere – che, sommati, portano a una cifra doppia rispetto alla soglia che fa scattare il piano di rientro – siano frutto di previsioni di spesa troppo larghe aprirebbe un problema non meno serio. Un problema che chiamerebbe in causa direttamente i direttori generali e, non da ultimo, gli indirizzi dati (o non dati) dal vertice regionale.
Rimedi difficili
Così come ipotizzare una stretta vigorosa ai cordoni della borsa, sull’esempio degli anni scorsi, appare un rimedio a dir poco parziale rispetto all’entità del deficit stimato. Senza contare che già per il 2025 è stato necessario trovare 203 milioni in altri cassetti della finanza regionale per scongiurare il disavanzo, anche se quella flebo di risorse viene raccontata come una sorta di aggiunta, anziché l’indispensabile rattoppo qual è.
Le altre domande che il Pd ha pronte per l’assessore, dunque, non sono meno gravi: “Qual è il piano concreto per evitare il commissariamento della sanità regionale? E, soprattutto, quali servizi rischiano di essere tagliati?”. Interrogativi che entrambi prefigurano scenari molto pesanti.
Il primo, quello del commissariamento – inevitabile con la conferma a consuntivo del rosso previsto, anche se in parte ridotto – sarebbe addirittura peggio del piano di rientro, contemplando l’attribuzione della sanità a un commissario ad acta (solitamente il presidente della Regione) coadiuvato da subcommissari inviati da Roma.
Il precedente
Il secondo, relativo a possibili tagli di servizi, rimanda a un periodo ben noto in Piemonte e che proprio il Pd, con l’allora governatore Sergio Chiamparino, aveva ereditato dalla precedente giunta di centrodestra, faticando per portare fuori la sanità regionale dal lungo e pesante piano di rientro.
Per uscire da quel tunnel sarebbero stati necessari pesanti tagli e altre misure draconiane finite nella famigerata delibera 1-600, oggi additata come fonte di ogni problema ma, di fatto, ancora in essere. Un precedente – quello che risale al 2010 – che grava come un macigno proprio guardando a quel preventivo con il segno meno davanti, mai stato così vicino al miliardo.
Valle e Pentenero, dai banchi del Pd, osservano che “a rendere la situazione ancora più preoccupante è il confronto con le scelte di bilancio recentemente adottate dalla Regione: la variazione di bilancio approvata nelle scorse settimane stanziava 203 milioni di euro sulla sanità, presentati dalla Giunta come risorse aggiuntive utili per mantenere i livelli sanitari. Ora è evidente che quei fondi sono stati in realtà indispensabili per coprire il disavanzo del 2025, senza quindi produrre alcun miglioramento reale dei servizi ai cittadini. E – aggiungono – è difficile immaginare che questo stanziamento possa crescere l’anno prossimo”.
Travasi arditi
Attingere ad altri capitoli del bilancio della Regione per fronteggiare il disavanzo della sanità alimentato dal fondo nazionale, se non sorprende certo, pone il serio problema della quantità di risorse che possono tamponare un buco sempre più profondo. Immaginare una soluzione del genere a fronte di più di 800 milioni sembra ben più che un libro dei sogni.
Nel frattempo, anche se in numeri infinitamente minori, i travasi di risorse sembrano avvenire anche al contrario. Il trasloco di una parte dei dirigenti e dipendenti di Azienda Sanitaria Zero nella “farfalla” – la struttura attigua al grattacielo – prevede il pagamento da parte della Super Asl, che l’assessore vuole più vicina al suo quartiere generale, di 8.500 euro l’anno per ciascuna postazione.
Salute in ostaggio
Soldi che passeranno dalle casse di Azienda Zero, alimentate dal fondo sanitario, a quelle della Regione, ma in una cassa diversa da quella della sanità. Roba di poco conto, si dirà – inizialmente qualche centinaio di migliaia di euro, per arrivare a pieno regime attorno al milione – ma pur sempre un’erosione di un fondo che già segna uno sbilancio mostruoso.
Quello di cui l’opposizione chiede conto a Riboldi, titolare di una delle poltrone più importanti della giunta, è “un’assenza di visione e programmazione – sostiene il Pd – che non può tenere in ostaggio la salute dei piemontesi”.


