Associazione Aglietta chiede liberazione medico svedese-iraniano in Iran
16:02 Giovedì 12 Marzo 2026
"Quanto sta accadendo in questi giorni, in queste ore, all'interno dell'Iran e in tutto il contesto mediorientale rende ancora più urgente una mobilitazione dell'opinione pubblica piemontese per la liberazione di Ahmadreza Djalali, scienziato svedese-iraniano, arrestato in Iran il 25 aprile 2016 e condannato a morte nel 2017 con la falsa accusa di "spionaggio nei confronti di Israele" e di tutti gli altri prigionieri politici rinchiusi nelle carceri iraniane". Lo afferma l'Associazione radicale Adelaide Aglietta in una lettera, firmata dai coordinatori Oreste Gallo, Enea Lombardozzi e Samuele Moccia, inviata al presidente del Consiglio regionale del Piemonte, chiedendo di organizzare davanti al palazzo del Consiglio un flash mob per chiedere la liberazione di Djalali. "Dalle poche notizie che sono riuscite a forare il muro di censura del regime iraniano - prosegue l'associazione -, nel carcere di Evin, dove Djalali è detenuto, dopo i bombardamenti incessanti di questi giorni, regna il caos: mancano i generi alimentari e le medicine (Djalali ha forti problemi di salute) e c'è il rischio che i cittadini detenuti siano utilizzati come scudi umani". "Il Consiglio regionale - viene ricordato - ha già assunto in passato varie iniziative sul "caso Djalali", sostenendo la campagna internazionale promossa da Amnesty International per la sua liberazione, campagna che ha visto e vede impegnata anche l'Università del Piemonte Orientale di Novara, dove Djalali ha vissuto e insegnato per tre anni. Con i suoi quasi dieci anni di detenzione (oltre 3.600 giorni) Djalali è il cittadino europeo detenuto in Iran da più tempo".


