Punti Cardinali a Venaria
15:04 Domenica 15 Marzo 2026
Dicono che… al Centro di Conservazione e Restauro della Venaria il restauro più complicato non riguardi tele o affreschi, ma la poltrona di segretario generale. Sono passati ormai sei mesi dall’addio di Sara Abram, la storica dell’arte che aveva lasciato Torino per approdare a Milano. E da allora quella casella resta ancora vacante, come una cornice senza quadro. E mentre la procedura di selezione procede con la velocità di un affresco che asciuga, tra i corridoi della fondazione si sussurra che il finale sarebbe già scritto. Il nome che gira con più insistenza è quello di Michela Cardinali, direttrice dei laboratori di restauro. Profilo tecnico di indiscusso valore scientifico, dicono tutti. Ma qualcuno aggiunge sottovoce che il mestiere del segretario generale non è solo quello di maneggiare bisturi e pigmenti, bensì bilanci, soci fondatori e relazioni internazionali. Roba da amministratori navigati, più che da maestri del restauro.
Dietro le quinte raccontano che la sponsorizzazione più convinta arriverebbe dal presidente Alfonso Frugis, lo stesso protagonista di quel clima non proprio idilliaco che – come raccontò mesi fa lo Spiffero – precedette l’uscita di scena della precedente segretaria generale. Coincidenze? A Venaria, si sa, anche le crepe nei muri raccontano storie. Frugis, va ricordato, era arrivato alla guida della fondazione nel 2023 con la benedizione dell’assessore regionale di Fratelli d’Italia Maurizio Marrone, chiudendo la stagione dell’architetto Stefano Trucco. Una scelta politica che già allora aveva acceso più di qualche discussione.
Ora la questione si ripropone. Il punto, spiegano alcuni osservatori, è che il ruolo di segretario generale richiede soprattutto esperienza nella gestione economica e amministrativa di istituzioni complesse e nella delicata tessitura dei rapporti con soci fondatori e organi di vigilanza. Competenze tutt’altro che marginali proprio mentre la fondazione si prepara a far nascere il nuovo polo scientifico nell’ex Galoppatoio Lamarmora: un progetto da 3,5 milioni di euro finanziato da Regione Piemonte e Ministero della Cultura.
Ecco perché tra gli addetti ai lavori qualcuno storce il naso all’idea di affidare la guida a un profilo prevalentemente tecnico. Tanto più che, nonostante le oltre settanta candidature arrivate alla selezione, molti continuano a sussurrare che l’esito della partita sia scritto da mesi. Nel frattempo, serpeggia anche un altro timore: che la fondazione possa scivolare verso modelli di conduzione sempre più accentrati. Ma, si sa, al caffè le voci circolano libere. Specie quando – tra restauri e poltrone – la politica non resta mai fuori dal laboratorio.


