POLITICA & SANITÀ

Profondo rosso nei conti della Sanità, per l'assessore è solo "fantasia"

Di fronte alla voragine da oltre 879 milioni prevista dalle Asl del Piemonte, Riboldi attacca. Nel video di propaganda mescola dati del 2025 con quelli dell'anno in corso. Basterà la versione "tutto va bene" da Cinegiornale Luce per convincere il Mef?

Dunque sarebbero “ricostruzioni fantasiose” quelle basate sui bilanci preventivi delle aziende sanitarie e ospedaliere del Piemonte, la cui somma porta a quella voragine – rivelata dallo Spiffero – da oltre 879 milioni di rosso per l’anno in corso. Lo sostiene, nella consueta versione sanitaria piemontese del Cinegiornale Luce, l’assessore Federico Riboldi. Lo fa definendo, appunto, fantasioso quanto riportato – dati ufficiali alla mano – da questo giornale, ma soprattutto fornendo una versione che, alla prova dei fatti (e non delle parole), s’affloscia come un soufflé cucinato da chi non saprebbe neppure fare un uovo alla coque.

I numeri sono lì, chiari e in fila, azienda dopo azienda, a raccontare il passivo che i direttori generali hanno messo in conto per quest’anno. Anzi, già che ci siamo, precisiamo quel che certamente l’assessore ben saprà: la cifra di 879 milioni l’abbiamo arrotondata per difetto, togliendo qualche decina di migliaia di euro, visto che il nostro mestiere non è quello del contabile. Contempla, però, quella verifica che adesso va di moda chiamare fact-checking. Ed è quello che abbiamo messo nero su bianco, insieme alle conseguenze che la previsione formalizzata dai vertici delle aziende potrebbe comportare per la sanità piemontese nel caso in cui – come abbiamo scritto – il pesantissimo rosso venisse confermato o anche solo in parte ridotto.

Il richiamo della Corte

Il soi disant “capo politico della sanità piemontese” dice di voler “far chiarezza” sulle appena citate ricostruzioni fantasiose “che non corrispondono alla realtà”. Un’affermazione che parrebbe lasciar supporre che i direttori generali abbiano messo numeri a casaccio. E, magari, che quando quello sbilancio mostruoso arriverà sul tavolo del Mef al ministero si faranno una risata, salutando con una pacca sulle spalle i dirigenti della Regione.

Chi è stato messo al vertice politico della sanità piemontese sa certamente che il decreto legislativo 118 del 23 giugno 2011 prevede che il bilancio preventivo delle aziende sanitarie debba essere in pareggio, norma peraltro anche recentemente e più volte richiamata dalla Corte dei Conti. Fatti, anzi atti, non parole. E se fosse sfuggita la norma nazionale, c’è pure la delibera della giunta regionale 26/801 del febbraio 2025 a ribadirlo.

Guarda qua il video di Riboldi 

 Stringere la cinghia

Chiarezza, quindi, forse dovrebbe essere fatta proprio con i vertici delle aziende per evitare che ogni anno i preventivi si gonfino come mongolfiere, per poi assistere a quell’altrettanto rituale invito a stringere la cinghia, con risultati che sarebbe meglio stabilire a priori. Pur stringendo la cinghia, com’è altrettanto evidente, alla fine questo non basta. Tant’è che per mettere a posto i conti della sanità per il 2025 la Regione ha dovuto fare una manovra da 203 milioni, pescando risorse altrove rispetto al fondo nazionale. E anche su questo Riboldi fornisce la sua versione.

“La realtà dei fatti – spiega nel video domenicale – la vediamo con la chiusura dell’anno 2025. Il governo regionale ha deciso nel 2025 di investire 203 milioni in più rispetto al fondo di riparto nazionale”. Più che di un investimento sarebbe opportuno parlare di risorse che la Regione è stata di fatto costretta a mettere sulla sanità, togliendole ad altri scopi, proprio per pareggiare i conti con cui chiudere l’esercizio dell’anno passato.

Leggi anche: Il piffero di Riboldi

Investimento o ripianamento?

Il quadro si fa meno chiaro quando l’assessore sostiene che “abbiamo ancora uno spazio di più di 200 milioni di investimento proprio prima di arrivare al piano di rientro”. Già, perché se i 203 milioni sono frutto della manovra 2026 ma destinati a calmierare il disavanzo del 2025, riesce difficile comprendere come possano essere usati a fronte della stima di 879 milioni, che resta lì fino a quando altri numeri non la smentiranno.

“Siamo a meno del 50% dello sbilancio che ci porterebbe al piano di rientro”, dice ancora il “sindaco della sanità”, dando l’impressione di fare un po’ di confusione tra i conti del 2025 e quelli dell’anno in corso.

Questi ultimi, ad oggi, sono quelli stimati da ciascuna azienda e che, messi assieme, portano alla cifra record negativa pari a quasi il doppio rispetto alla soglia oltre la quale scatta il piano di rientro, prospettando anzi un quadro che – come abbiamo scritto – potrebbe configurarsi come non solo passibile, ma addirittura meritevole di un commissariamento della sanità regionale.

Un video per il Mef

Tra qualche mese, nel pieno dell’estate, il Mef passerà al vaglio i conti delle aziende sanitarie piemontesi relativi al primo trimestre di quest’anno. Lì si vedrà se i preventivi sono stati eccessivi sul fronte delle spese rispetto alla dotazione finanziaria e, nel caso, al grattacielo ci si dovrà porre seriamente il problema di come vengano fatte le stime, tenendo a mente decreti, delibere e richiami della magistratura contabile.

Oppure si avrà conferma di quelle previsioni, prefigurando per fine anno un passivo sempre più difficile da fronteggiare raschiando il fondo di casse regionali tutt’altro che pingui. Poi c’è sempre la soluzione più semplice: liquidare tutto come ricostruzioni fantasiose. Vedi mai che la fantasia sia davvero arrivata al potere.