Innocenti, fino a prova contraria
09:17 Martedì 17 Marzo 2026
Dicono che… a Novara, nella parrocchia del Sacro Cuore, la serata del comitato “Cittadini indipendenti per il Sì” al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo sia stata fin troppo composta per i tempi che corrono. Platea numerosa e attenta, relatori in modalità istituzionale, nessuna sbavatura: Roberto Cota, ex governatore del Piemonte oggi avvocato e dirigente di Forza Italia, e il segretario regionale del Pd Domenico Rossi a sostenere, da sponde diverse, le ragioni di una riforma che promette di incidere su correnti, carriere e responsabilità dei magistrati.
Un copione fin lì impeccabile, tutto giocato sul fair play, incrinatosi di colpo quando il dibattito ha incrociato il caso Luca Palamara. A quel punto il presidente emerito della Corte d’Appello di Torino, Edoardo Barelli Innocenti, ha alzato il tono: rivendicata l’estraneità personale alle correnti, ha ricordato come Palamara abbia pagato con la radiazione, mentre i politici coinvolti – a suo dire – non sarebbero stati nemmeno indagati.
Applausi, sì, ma non proprio plebiscitari. Perché nella platea qualcuno ha fatto due più due: il riferimento porta a Cosimo Ferri, all’epoca dei fatti parlamentare ma anche magistrato in aspettativa, per anni figura di peso nelle correnti e poi eletto con il Pd targato Renzi. Insomma, esattamente quel punto di intersezione tra toghe e politica che i referendum dichiarano di voler ridisegnare. E così, mentre dal palco si invocava una linea di demarcazione più netta tra i poteri, il caso evocato finiva per dimostrare quanto quella linea, nei fatti, sia stata fin qui mobile e permeabile. Più che una stoccata alla politica, un promemoria – involontario – delle ambiguità del sistema.


