Caporetto di Delmastro e Chiorino: alla Provincia di Biella vince il centrosinistra
10:13 Lunedì 30 Marzo 2026Doveva essere il colpo grosso, il ribaltone studiato a tavolino per strappare l'ente guidato da Ramella. Invece è finita con una sonora sconfitta. Tra inchieste, scivoloni e qualche fedelissimo che ha fatto di testa propria, il fortino inizia a scricchiolare
Un altro colpo per Andrea Delmastro. Nel suo Biellese, nel cuore del sistema di potere costruito negli anni, il centrodestra rimedia una sconfitta. E a festeggiare è Emanuele Ramella Pralungo, che si prende la Provincia per la terza volta lasciando al palo lo sfidante Paolo Gelone. L’affluenza definitiva si è attestata al 79,12%, con la partecipazione di 671 elettori (sindaci, consiglieri e assessori comunali del territorio) su un totale di 848 aventi diritto. Ramella Pralungo ha registrato il 57,39% delle preferenze, Paolo Gelone invece il 42.61%.
Il sindaco di Occhieppo Superiore, esponente di centrosinistra e tessitore silenzioso, non ha neppure aspettato troppo: risultato già comunicato ai suoi fedelissimi, mentre dalle urne di ieri usciva un verdetto chiaro tra gli 858 amministratori locali chiamati al voto. Sindaci e consiglieri dei 74 Comuni del territorio, perché i cittadini non mettono croci: è un’elezione di secondo livello, dove contano i pesi, le geometrie e – soprattutto – le relazioni.
E i pesi, appunto, contano eccome. Nei Comuni sotto i 3 mila abitanti (fascia azzurra) ogni voto vale 51. Si sale a 173 nella fascia arancione (3-5 mila), a 359 in quella grigia (5-10 mila). Poi c’è Biella, fascia verde: indice 815. Tradotto: un consigliere del capoluogo vale come sedici dei piccoli centri. Ma non basta. Perché se i numeri aiutano, non blindano. E lo sanno bene dalle parti di Fratelli d’Italia.
La sfida era secca: Ramella Pralungo contro Gelone. Continuità contro tentativo di svolta. Il primo a caccia del terzo mandato, forte di un rapporto diretto con i sindaci e della narrazione della Provincia come “casa dei Comuni”. Il secondo scelto dal centrodestra con un vocabolario diverso: dialogo, aggregazione, gioco di squadra, con in più l’idea di una Provincia meno amministratrice e più coordinatrice.
Ma a fare la differenza, ancora una volta, non sono stati i programmi. Strade, scuole, risorse, attrattività: stessi dossier, stessi problemi. Cambia semmai il modo in cui si bussa alle porte dei municipi. E lì Ramella Pralungo ha continuato a giocare in casa.
Sul voto, però, aleggiava tutt’altro che un clima sereno. La campagna elettorale, per quanto sotterranea, è stata segnata dal caso della “bisteccheria” che ha travolto lo stesso Delmastro, ex sottosegretario alla Giustizia costretto alle dimissioni. E non è finita lì: da Biella arriva anche l’assessore regionale Elena Chiorino, finita nella bufera per la vicenda della società legata al ristorante romano gestito da un condannato indicato come prestanome del clan Senese, con conseguente addio alla vicepresidenza regionale. Ed è di Biella pure Davide Zappalà, altro ex socio della Bisteccheria d’Italia, che prima dello sbarco a Palazzo Lascaris nel 2024, ha attraversato tutte le tappe della politica locale: consigliere comunale a Biella dal 2004 al 2009, poi consigliere provinciale dal 2009 al 2012, quindi il ritorno nel capoluogo come assessore dal 2019 al 2024, con deleghe pesanti come Lavori pubblici e Trasporti.
Un combinato disposto che nel feudo del meloniano pesa, eccome. E infatti qualche crepa si è vista. Anche dentro il capoluogo, dove la maggioranza di centrodestra è tutt’altro che granitica. Quattro consiglieri avrebbero voltato le spalle al candidato indicato direttamente da Delmastro, preferendo l’alfiere del campo avversario. Tradotto: ordini di scuderia disattesi. E in queste elezioni, dove il voto è ristretto e controllabile, il segnale vale doppio.
Del resto non è la prima volta. Alle scorse provinciali il centrodestra aveva già sbattuto contro la realtà dei numeri “diffusi”, candidando Francesca Delmastro, sindaca di Rosazza, sorella dell’ex sottosegretario, balzata agli onori di cronaca per la festa di Capodanno terminata col il colpo di pistola, e finendo battuto proprio grazie alla massa dei piccoli Comuni, che presi uno a uno contano poco ma insieme superano il 40% dei voti utili.
E qui sta il paradosso della Provincia post-riforma: enti di secondo livello, ma con un presidente fortissimo. Dura quattro anni, mentre i consiglieri si rinnovano ogni due. E soprattutto non è sfiduciabile: se cade la maggioranza, saltano i consiglieri, lui no. Una centralità che rende la partita per la poltrona più importante di quella per il Consiglio, che infatti tornerà alle urne a ottobre. Il tentativo di accorpare le due elezioni? Naufragato. O forse mai davvero tentato.
Così, mentre il centrodestra si consola con la matematica del futuro Consiglio – dove il peso di Biella garantisce comunque una base robusta – incassa l’ennesima sconfitta sulla casella che conta davvero.
Ramella Pralungo resta. Gelone si ferma. E nel Biellese di Delmastro, tra crepe interne e ombre giudiziarie, il segnale politico è tutto fuorché secondario. Perché qui non si tratta solo di una Provincia: è il termometro di un sistema di potere che, almeno stavolta, non ha retto la pressione.


