POLITICA & SANITÀ

Il profondo rosso della sanità colpa dei "desideri delle Asl"

Il buco da 879 milioni previsto per il 2026 "spiegato" dall'assessore meloniano. Nel videomessaggio denuncia "strumentalizzazioni", ma inciampa sulle date. L'audizione in IV commissione. Valle (Pd): "Inaccettabile definire i preventivi come desiderata"

Il buco da 879 milioni nei conti della sanità del Piemonte previsto per l’anno in corso è qualcosa che assomiglia a una letterina a Babbo Natale. Solo che a scriverla e sottoscriverla sono manager chiamati a dirigere e amministrare aziende sanitarie e ospedaliere, dalle quali i cittadini si attendono servizi efficienti, pagati con i loro soldi. Questo, almeno, è quel che si evince dalla spiegazione fornita in alcune dichiarazioni dall’assessore alla Sanità Federico Riboldi, il quale ha detto che quei soldi messi nel preventivo da profondo rosso “rappresentano i desideri delle aziende sanitarie che vanno confrontati con la realtà”.

Ancora prima, magari, il confronto andrebbe fatto con la normativa che – dal decreto legislativo 118 del 2011 fino alla delibera 26-801 del 2025 della stessa giunta regionale del Piemonte – prescrive la veridicità dei bilanci (anche preventivi) e ne stabilisce anche il pareggio. Insomma, il giustamente richiamato confronto con la realtà pare non debba fermarsi solo ai numeri, ma anche alle parole. Più d’uno, alla vigilia dell’audizione in IV commissione proprio sulla questione del preventivo 2026, ha ascoltato e riletto più di una volta quanto affermato da Riboldi nel consueto messaggio sui social.

Che anno è?

Dopo aver annunciato di voler fare chiarezza sui bilanci, ha spiegato che “per chi vuole fare confusione tra il preventivo 2025, il preventivo 2026 e il consuntivo di quest’anno, che – scrive testualmente – si chiude a 203 milioni di euro: lontanissimo dal piano di rientro che molti annunciavano come cosa già certa un anno fa”. Ora, quando dice e scrive “il consuntivo di quest’anno che si chiude a 203 milioni”, l’assessore ne conosce già l’ammontare a marzo o la confusione che addita ad altri ha fatto un’illustre vittima al ventiquattresimo piano del grattacielo?

Con questo prologo, stamattina Riboldi si è presentato in IV commissione di Palazzo Lascaris e con lui la tabella con quei numeri la cui pubblicazione da parte dello Spiffero aveva provocato una certa irritazione. La cifra esatta è 879 milioni e 530mila euro. E ci è voluto poco perché, sulla spiegazione dell’enorme cifra negativa prevista per i conti della sanità relativi a quest’anno (che, in italiano, significa 2026), arrivasse la più che prevedibile reazione dell’opposizione.

L’affondo del Pd

«È inaccettabile definire da parte dell’assessore queste cifre come “desiderata” – attacca il piddino Daniele Valle, vicepresidente della commissione stessa. – Si tratta – aggiunge l’esponente del Pd – di diritti esigibili dei cittadini di cui i direttori devono farsi carico. Non è un caso che in Piemonte le attese per le prestazioni siano in continuo aumento e il personale in sofferenza crescente, al di là dei proclami».

Dalla minoranza dem si ricorda inoltre che «ci sarà un aumento inflattivo quest’anno che non è stato considerato. Né sono stati forniti elementi sulle operazioni di risparmio, le stesse genericamente declamate l’anno scorso: se si procede a razionalizzare sugli immobili, quali saranno venduti e quali affitti saranno lasciati? – e ancora – se ci sarà una nuova logistica efficiente del farmaco, quando partirà e in cosa consisterà? E soprattutto quanto faranno risparmiare queste operazioni?».

Direttori di manica larga

Domande ancora senza risposta, su cui ne aleggia una ancora più grande e che riguarda proprio il metodo applicato per predisporre i preventivi: perché i vertici delle aziende gonfiano con i loro “desideri” i conti di previsione anziché cercare di rimanere il più possibile nei confini definiti dalle norme? È una loro scelta comune e condivisa o la conseguenza di annunci, promesse e proclami che, per essere tradotti in pratica, richiedono soldi, spesso tanti? Perché nelle tante indicazioni, nelle altrettanto numerose riunioni, non vengono richiamate quelle regole, salvo poi chiedere in corso d’anno di stringere i cordoni della borsa e dover ricorrere a risorse ulteriori rispetto a quelle del fondo sanitario per far quadrare i conti?

Raschiato il barile

A questo proposito è ancora Valle a dire che «è sbagliato liquidare la questione perché si è riusciti a chiudere il 2025 recuperando oltre 200 milioni dal bilancio regionale. In primis, perché sono risorse che la Regione toglie ad altre voci importanti, tra cui Trasporti, Scuola e Cultura. E poi perché nel calderone della sanità pesano relativamente poco (2%), ma incidono molto di più sul bilancio disponibile della Regione». Per il consigliere del Pd c’è un dato più che allarmante: «ogni anno il preventivo è peggio del precedente: da circa 300 milioni nel 2019 siamo arrivati a quasi 900 nel 2026».

L’adunata di mercoledì

E non sembra rassicurare più di tanto la minoranza il fatto che il direttore regionale della Sanità, Antonino Sottile, abbia ricordato che il Piemonte, per il 2026, attende circa 450 milioni in più dal riparto del fondo nazionale. Attendere è una cosa, avere la certezza dei soldi in cassa è un’altra.

E poi c’è sempre l’ormai classico rituale delle richieste ai vertici delle Asl di ridurre le spese e limare i preventivi. Probabile che accada già da mercoledì, nell’adunata (rigorosamente in presenza) convocata dall’assessore di Fratelli d’Italia e allargata, oltre che ai direttori generali, anche a quelli amministrativi e sanitari.