Via crucis in Consiglio Regionale: opposizione spaccata su Chiorino
Davide Depascale 17:41 Lunedì 30 Marzo 2026L'assessore di Fratelli d'Italia, dimessasi da vicepresidente dopo l'affaire Delmastro-Bisteccheria, è attesa domani in aula per l'informativa e la mozione di sfiducia. Prima della seduta previsto un presidio del centrosinistra, ma il M5s si sfila
La Settimana Santa porta con sé la sua dose di passione — in questo caso squisitamente politica — anche a Palazzo Lascaris. La giunta di centrodestra del Piemonte guidata da Alberto Cirio si avvicina all’appuntamento di domani mattina con il peso di una vicenda che proprio non ne vuole sapere di sgonfiarsi. Anzi, al contrario si arricchisce ogni giorno di nuovi particolari: il caso di Elena Chiorino, che si è dimessa da vicepresidente della Regione ma ha scelto di restare al suo posto nell’esecutivo regionale come assessore al Lavoro e all’Istruzione. Un mezzo passo indietro che non ha convinto le opposizioni, ma se possibile le ha scatenate ancora di più.
Parola alla difesa
Chiorino è attesa domani in aula per dare la propria versione dei fatti nell’affaire Bisteccheria, in cui è coinvolta insieme al suo capo politico Andrea Delmastro, che è stato costretto a dimettersi da sottosegretario alla Giustizia, e al consigliere regionale Davide Zappalà, possedendo come quest’ultimo una quota del 5% della società “Le 5 forchette”, costituita assieme a Miriam Caroccia, figlia diciottenne di Mauro Caroccia, già condannato per reati di mafia e legato al clan Senese.
Cirio la difende, continuando a portare avanti l’ossimorica tesi della “grave leggerezza”, secondo la quale la perdita della rappresentanza legale dell’ente derivante dall’addio alla vicepresidenza sarebbe una punizione congrua. Ma domani mattina alle 9.30, prima che il Consiglio Regionale apra i battenti per votare la mozione di sfiducia e ascoltare le informative dell'esponente di Fratelli d'Italia e dello stesso governatore, la minoranza scenderà in strada. O, almeno, una parte di essa.
Un sit-in dimezzato
Fuori da Palazzo Lascaris è infatti previsto un presidio di protesta per chiedere le dimissioni totali dell’esponente di Fratelli d’Italia. Ci saranno il Partito Democratico e Alleanza Verdi-Sinistra. Non ci sarà invece il Movimento 5 Stelle, che pure è sempre stato ed è tuttora in prima fila nel chiedere le dimissioni di Chiorino.
Invece i pentastellati hanno deciso di sfilarsi dal presidio, principalmente per due ragioni: l’idea del sit-in non è propria della capogruppo pentastellata Sarah Disabato, che quindi ha preferito non andare a traino degli alleati-rivali del Pd in quella che a suo giudizio sarebbe suonata come un’ammissione di subalternità. “Il Movimento 5 Stelle darà battaglia e si concentrerà sull’aula", ha dichiarato Disabato, lasciando intendere che la sua personale arena è il Consiglio, non il marciapiede. Non è escluso che la capogruppo voglia riservarsi uno dei suoi consueti colpi ad effetto, magari una bistecchiera agitata in aula, o cinque forchette esibite per ricordare la società incriminata.
La seconda ragione del forfait dei 5s riguarda il consigliere Alberto Unia, che avendo un procedimento giudiziario a proprio carico preferirebbe non offrire alla maggioranza l’assist di una presenza al presidio da tradursi in facile bersaglio per la contraerea nemica.
Le sfumature tra i dem

Ma anche all’interno dello stesso Partito Democratico l’unità è più proclamata che praticata. La presidente del Pd Piemonte Nadia Conticelli ha ribadito questa mattina nella riunione del gruppo consiliare l’invito alla compattezza, dando l’idea di un partito che marcia come un sol uomo, ma il messaggio sembra essere stato recepito in modo piuttosto disomogeneo.
I suoi colleghi Daniele Valle e Alberto Avetta a questo proposito hanno posto una questione di metodo, che in questi casi diventa merito: dal sit-in non devono uscire sceneggiate che trasformino una richiesta politica legittima in un circo, buttando in caciara una questione così delicata.
Il rischio concreto, secondo i due consiglieri, è che toni eccessivamente barricaderi finiscano unicamente per sobillare gli animi del centrodestra, che non mancherebbe di rispondere passando in rassegna i numerosi procedimenti giudiziari che toccano esponenti dem. Meglio un presidio sobrio, istituzionale, centrato sul merito della richiesta: le dimissioni di Chiorino da assessore. Un attacco chirurgico, insomma, anziché una carica a testa bassa che potrebbe rivelarsi controproducente.
Canalis non ci sta
Decisamente più netta la posizione espressa dalla consigliera cattodem Monica Canalis, che al sit-in di domattina ha deciso di non partecipare tout-court: “Questo flash mob mi ricorda tanto il grido “onestà onestà” dei grillini sotto palazzo civico nel 2016”, ha dichiarato, ricordando le proteste di allora dei pentastellati contro la giunta comunale di centrosinistra al tempo guidata da Piero Fassino.
“Non parteciperò e mi riserverò di intervenire in aula”, ha concluso, aggiungendo che Chiorino andrebbe attaccata nel merito del suo operato da assessore, non su una vicenda per la quale, al momento, non risulta ancora indagata. Un sit-in di stampo grillino, lo definisce — con la piccola ironia della storia che i grillini, appunto, non ci andranno.
Appuntamento in aula
Resta l’appuntamento in Consiglio Regionale, quello che conterà davvero e dove non si contano defezioni da ambo le parti: è in aula che la battaglia politica entrerà nel vivo, senza esclusioni di colpi, anche bassi. La mozione di sfiducia, le informative di Chiorino e Cirio, le dichiarazioni di voto. Il centrodestra voterà compatto contro la sfiducia e Chiorino resterà in sella — i numeri non lasciano scampo alle opposizioni su questo terreno — ma il punto è narrativo più che aritmetico.
Chiorino dovrà convincere non solo i consiglieri dell’opposizione, ma anche i suoi colleghi di maggioranza, piuttosto tiepidi finora nel difenderla, anche a causa del suo carattere piuttosto spigoloso che le ha alienato più di qualche simpatia anche all’interno del Grattacielo. Nel frattempo, la via crucis della giunta Cirio prosegue la sua salita. Con qualche stazione ancora da percorrere, e quella di domani si preannuncia la più irta.


