"Un passo indietro, a testa alta". Chiorino getta la spugna
19:21 Lunedì 30 Marzo 2026L'esponente di Fratelli d'Italia, coinvolta con l'ex sottosegretario Delmastro nell'affaire della Bisteccheria, rassegna le dimissioni da assessore regionale del Piemonte. Degradata da vicepresidente non ha retto il pressing insistente. "Difenderò la mia onorabilità"
La resa è arrivata nel tardo pomeriggio, dopo ore di pressing crescente. Elena Chiorino ha gettato la spugna: non solo la vicepresidenza, già sacrificata nei giorni scorsi, ma anche l’assessorato. Una decisione definita “irrevocabile”, comunicata direttamente al governatore Alberto Cirio. «Ho comunicato al presidente la decisione di rassegnare le mie dimissioni irrevocabili. È una scelta che assumo per senso di responsabilità e per il bene della Regione Piemonte, della maggioranza di centrodestra e del mio partito, Fratelli d’Italia».Il passo indietro totale arriva dopo una resistenza durata giorni, a poche ore da una riunione di giunta in cui ha visto plasticamente l’imbarazzo del governatore e dei suoi colleghi, mentre il caso della Bisteccheria – la partecipazione nella società “Le 5 Forchette”, finita sotto i riflettori per i legami con ambienti della criminalità organizzata – si allargava a macchia d’olio, trasformandosi da grana politica in fatto giudiziario.
La pressione che non ha retto
Non ha retto, Chiorino. Non al fuoco incrociato delle opposizioni, non al logoramento mediatico, ma soprattutto alla pressione interna, salita di ora in ora dentro la stessa maggioranza di centrodestra.
Il punto di rottura è maturato nelle ultime ore, quando è apparso chiaro che la linea seguita fino a quel momento – dimissioni parziali, nessuna presa di distanza netta da Andrea Delmastro, difesa improntata a “leggerezza” – non sarebbe stata più sostenibile. Troppo debole per reggere in aula. Troppo fragile per reggere fuori.
Il nodo mai sciolto: Delmastro
A pesare, fino all’ultimo, è stato proprio il mancato strappo con Delmastro. Quella presa di distanza che, nei retroscena delle ultime ore, veniva indicata come l’unica vera exit strategy possibile. Non è arrivata.
E senza quella mossa politica, la posizione della vicepresidente prima e dell’assessora poi è rimasta esposta, sempre più isolata anche tra gli alleati. Una difesa senza rete, mentre le inchieste e i riflettori mediatici continuavano a stringere.
La difesa: “Sono una persona perbene”
Nelle parole con cui accompagna le dimissioni, Chiorino rivendica la propria correttezza e respinge ogni accusa: «Sono una persona perbene e non posso accettare che vengano strumentalizzate le evoluzioni di un’indagine che riguarda terze persone, e non la sottoscritta.
Non posso accettare che, senza alcuno scrupolo, si tenti di colpire la mia persona, mettendo in discussione l’azione amministrativa portata avanti in questi anni e coinvolgendo, in modo irresponsabile, anche persone estranee».
E ancora, con riferimento alle ultime polemiche: «L’ultimo presunto scoop consisterebbe nel fatto che forse domani potrebbe essere nominata una persona di mia conoscenza in un ente legato agli Special Olympics, con emolumenti zero e in assenza di altre candidature nei termini previsti dalla legge». Una vicenda sollevata proprio dallo Spiffero come “spaccato” di un sistema che aveva nella ristretta cerchia biellese il proprio fulcro.
Il passo indietro
«Faccio un passo indietro a testa alta, nella consapevolezza della mia correttezza e del lavoro svolto al servizio delle istituzioni». Chiorino rivendica e rilancia: «Continuerò a difendere le mie idee dal Gruppo di Fratelli d’Italia e la mia onorabilità sociale e onestà personale, contro ogni eventuale forma di sciacallaggio». Un’uscita che prova a tenere insieme due piani: la rinuncia all’incarico e la continuità dell’impegno politico dentro Fratelli d'Italia.
Cirio: “Nessuna ombra”
Il governatore concede qualcosa più dell’onore delle armi. Parla di «persona perbene», sottolinea l’assenza di «ombre» e legge le dimissioni come un gesto di «responsabilità» e rispetto delle istituzioni. Rivendica anche il lavoro svolto: dalle Academy per la formazione ai progetti di welfare aziendale, fino agli interventi su istruzione e conciliazione vita-lavoro. Sul piano operativo, il governatore si tiene tutto: assume ad interim le deleghe più pesanti – Lavoro, Formazione, Istruzione e Partecipate – nel tentativo di condurre una fase che resta politicamente delicata.
Un colpo per il centrodestra
Comunque lo si valuti, per la giunta Cirio è un colpo pesante. La scelta di sacrificare prima la vicepresidenza e poi l’intero ruolo di governo certifica che la linea del “pateracchio” non ha funzionato. Resta ora da capire se le dimissioni basteranno a disinnescare lo scontro politico o se il caso Delmastro-Bisteccheria continuerà a produrre effetti, dentro e fuori la maggioranza. Perché il passo indietro è arrivato. Ma il conto politico, per il centrodestra piemontese, è tutt’altro che chiuso.


