REGIONE PIEMONTE

Dopo Chiorino, risiko di giunta: Sacchetto, Cameroni o "Miss X"

È più complicata del previsto la sostituzione dell'ormai ex assessora meloniana. Diverse ipotesi con tante controindicazioni in un intreccio di equilibri politici e territoriali, assetti di partito, rappresentanze di genere. Ecco le ipotesi sul tavolo di Cirio

Non ha fatto in tempo a raffreddarsi il caso che ha travolto Elena Chiorino – la partecipazione nella società legata alla Bisteccheria d’Italia, le polemiche sui rapporti opachi, la pressione politica e mediatica culminata nelle dimissioni prima da vicepresidente e poi da assessore – che nel centrodestra piemontese è già incominciata la partita della successione. Perché a cadavere (politico) ancora caldo, il tema è diventato uno solo: chi prende il posto lasciato libero da Chiorino, e soprattutto come farlo senza scoperchiare altri equilibri già fragili.

L’interim di Cirio

Per ora le deleghe pesanti – Istruzione e Lavoro, ma anche Partecipate – sono nelle mani del governatore Alberto Cirio. Una soluzione di necessità. L’idea, spiegano dal 43° piano del grattacielo, è quella di una reggenza breve, se non brevissima. Il tempo è pochissimo perché la pressione non si è esaurita certo con l’uscita di scena di Chiorino e il rischio è che il vuoto diventi esso stesso un problema.

Un punto, però, è fermo: la casella spetta a Fratelli d'Italia. E proprio dentro il partito di Giorgia Meloni si sta consumando il confronto più delicato.

La soluzione più (o meno) semplice

Sulla carta, la strada più lineare sarebbe quella di promuovere ad assessore una consigliera regionale, Daniela Cameroni. Una scelta che avrebbe il pregio di non alterare troppo gli equilibri della giunta e di mantenere una presenza femminile dopo l’uscita di Chiorino. Ma è una semplicità solo apparente.

Cameroni è di Novara, come il leghista Matteo Marnati, attuale titolare dell’Ambiente e come l’assessora meloniana Marina Chiarelli, e questo rischierebbe di sbilanciare la rappresentanza territoriale a favore di una provincia a scapito delle altre, addirittura del capoluogo di regione. Ma soprattutto pesa il suo legame sentimentale con il ras meloniano novarese Gaetano Nastri, un elemento che riaccenderebbe immediatamente le polemiche sul “familismo” dentro Fratelli d’Italia. Polemiche che non sono ipotetiche: nei giorni scorsi tre esponenti locali del partito hanno sbattuto la porta proprio denunciando quel sistema di gestione.

C’è poi un problema meno politico ma altrettanto concreto: affidare a una neoassessora senza esperienza amministrativa, al suo debutto a Palazzo Lascaris, deleghe come Istruzione e Lavoro appare azzardato. Più probabile, in quel caso, una redistribuzione, con una sola delega piena e le altre spacchettate e assegnate a più colleghi.

L’altra carta: Sacchetto

L’alternativa porta a Claudio Sacchetto. Cuneese, già assessore nella sfigata giunta di Roberto Cota, profilo considerato solido e amministrativamente rodato. Ma anche qui, il piano presenta controindicazioni.

La sua nomina ridurrebbe la presenza femminile in giunta a una sola figura, Chiarelli, una “sorella d’Italia” piuttosto indigesta e isolata. Due considerando la sottosegretaria alla Presidenza Claudia Porchietto (Forza Italia), che però tecnicamente non fa parte dell’esecutivo. E non basta. Sacchetto è di Cuneo, come Paolo Bongioanni, l’attuale assessore all’Agricoltura, e come Marco Gallo, titolare delle politiche della Montagna: si riproporrebbe così lo stesso problema visto per Novara, con una provincia sovrarappresentata e, forse, persino una concorrenza sulla stessa materia. Insomma, anche questa soluzione rischia di creare un nuovo squilibrio.

La terza via: una figura esterna

Per questo, nelle ultime ore, ha ripreso quota una terza ipotesi: quella di una figura esterna. Cirio ha ancora la possibilità di nominare un assessore non eletto, preferibilmente una donna, che possa garantire rappresentanza di genere, uno standing adeguato e, allo stesso tempo, disinnescare le tensioni interne al partito.

Sarebbe una scelta meno condizionata dalle correnti, più spendibile sul piano dell’immagine e utile a riportare il baricentro fuori dalle dinamiche che hanno accompagnato il caso Chiorino. Il prezzo, però, sarebbe politico: sacrificare Sacchetto, che molti nel centrodestra considerano un amministratore di valore e che, a parole, in molti vorrebbero salvare. Oggi il consigliere cuneese siede a Palazzo Lascaris come supplente di Chiorino. Era entrato in Consiglio al posto dell’esponente di Fratelli d’Italia quando questa aveva assunto l’incarico in giunta. Ora, con le dimissioni di Chiorino da assessore e il suo conseguente rientro tra i banchi del Consiglio, Sacchetto è destinato a uscire.

Ecco perché la eventuale promozione della Cameroni (eletta nel listino) o la sua nomina ad assessore risolverebbe anche un problema immediato: evitare che un amministratore considerato di valore, già assessore regionale ai tempi della giunta Cota quando militava nella Lega, venga sacrificato nel giro di poche settimane. Ultima suggestione, quella di riportare al Lavoro la Porchietto (che già ebbe ai tempi di Cota) e assegnare a Sacchetto il posto di sottosegretario. Ma ciò presupporrebbe la rinuncia di FdI a un assessorato. Quasi improponibile, chissà.

Il vero nodo: chi decide in FdI

Dietro la scelta del nome si nasconde una questione più profonda. Non solo chi entra in giunta, ma chi decide dentro Fratelli d’Italia piemontese dopo l’uscita di scena di Chiorino e il ridimensionamento di Andrea Delmastro, rimasto il convitato di pietra dell’intera vicenda. È soprattutto lì che si gioca la partita. Perché se il caso Bisteccheria ha provocato la caduta di un pezzo da novanta della giunta, la scelta del successore dirà se il partito – che si mostra compatto ma è attraversato da correnti, equilibrismi territoriali e piccoli feudi – saprà indicare una soluzione nell’interesse della Regione o finirà per limitarsi a regolare i conti al proprio interno.

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