Silicon Box, firmato l'accordo:
al via la fabbrica di Novara
11:34 Martedì 31 Marzo 2026
Superato lo stallo che aveva bloccato il dossier nei palazzi romani. Il progetto vale 3,2 miliardi, con 1,3 miliardi di sostegno pubblico, e punta a realizzare il primo stabilimento europeo dedicata ai chiplet. Decisivo il ruolo di Invitalia nello sblocco dell’operazione
Dalle sabbie mobili romane al via libera europeo, passando per venti mesi di attesa e più di un brivido lungo la schiena del sistema industriale italiano. Alla fine il dossier Silicon Box è uscito dal pantano e si è trasformato in un accordo firmato nero su bianco, seppur digitalmente. Un parto travagliato, ma pur sempre un parto: quello dell’Accordo di sviluppo per Novara che rimette in moto uno dei progetti più ambiziosi nella partita europea dei semiconduttori.
A siglare l’intesa sono stati il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, Invitalia e Silicon Box, società con sede a Singapore specializzata in chiplet integration, advanced packaging e testing. Obiettivo dichiarato: agevolare e sostenere un programma di crescita industriale per la realizzazione di un grande investimento a Novara, con la creazione di un sito produttivo per semiconduttori – il primo nel suo genere nell’Unione europea – focalizzato sulle fasi di back-end, packaging e testing.
Lo stallo superato (e i meriti veri)
Per mesi il progetto sembrava impantanato nei corridoi ministeriali, fermo nelle sabbie mobili dei palazzi romani. Poi lo sblocco: il recente semaforo verde dell’Unione europea sugli aiuti di Stato ha consentito di attivare finalmente lo strumento del contratto di sviluppo. Il che significa che ora lo Stato italiano può erogare le risorse. E qui, al netto della grancassa comunicativa del ministro Urso – sempre pronto a intestarsi meriti – il lavoro vero porta la firma dell’amministratore delegato di Invitalia, Bernardo Mattarella. È stato il braccio operativo del governo, controllato dal Mef e a supporto del Mimit, a tenere il filo e a portare a casa il risultato.
Numeri e sostanza del progetto
Il progetto, attualmente in fase di istruttoria, prevede un investimento complessivo di 3,2 miliardi di euro, accompagnato da un sostegno pubblico pari a 1,3 miliardi nel rispetto delle norme sugli aiuti di Stato, e punta alla realizzazione della prima fabbrica europea di Silicon Box. A regime, l’impianto potrà generare circa 1.600 posti di lavoro diretti, oltre a un indotto significativo legato alla costruzione della fabbrica, alle forniture e alla logistica.
Secondo Urso, “questo Accordo segna un passaggio strategico per il rafforzamento della nostra sovranità tecnologica e industriale e contribuisce a rendere più solida e resiliente la filiera europea dei semiconduttori”. Il ministro insiste sul fatto che chip e microelettronica siano al centro delle priorità industriali nazionali, sottolineando come il governo stia lavorando a nuovi programmi di sviluppo e come l’Italia si stia affermando come un Paese affidabile e altamente attrattivo per i grandi player globali.
I chiplet e la scommessa industriale
Dietro l’operazione c’è una rivoluzione tecnologica silenziosa ma decisiva. L’idea, sviluppata oltre dieci anni fa ma abbracciata dalle grandi aziende solo di recente, è quella dei chiplet: non più chip monolitici, ma piccoli circuiti integrati modulari, ciascuno con funzioni specifiche, da assemblare come mattoncini Lego. È proprio su questo segmento che si concentra Silicon Box, startup nata cinque anni fa e già diventata un unicorno, con una valutazione superiore al miliardo di dollari, oscillante tra 1,08 e 1,5 miliardi nelle diverse fasi. L’azienda ha raccolto circa 410 milioni di dollari e vede tra i fondatori Byung Joon Han, ex dirigente JCET, insieme ai miliardari Sehat Sutardja e Weili Dai. Tra i finanziatori figurano i rami di venture capital di United Microelectronics e Tdk, oltre a partner industriali come il gruppo Tata.
Han è netto nel delineare la portata dell’operazione: “L’investimento di Silicon Box a Novara segnerà l’inizio di una nuova stagione di rinascita industriale della produzione di semiconduttori in Italia. Con questo importante sviluppo, il nostro team può ora concentrarsi sulla fase successiva, ovvero dare attuazione agli impegni del progetto per realizzare un impianto all’avanguardia, unico nel suo genere, che contribuirà a creare una filiera completa dei semiconduttori in Europa”.
Strategia europea e italiana
L’operazione si inserisce pienamente nel quadro del European Chips Act, che punta a raddoppiare la quota di mercato globale dell’Unione europea entro il 2030, portandola dal 10 ad almeno il 20 per cento, e nella strategia italiana sulla microelettronica che prevede circa 4 miliardi di euro per attrarre grandi investimenti e rafforzare la ricerca avanzata. Non a caso Bruxelles ha riconosciuto all’investimento lo status di Open EU foundry, uno dei pochi casi nel continente, autorizzando il finanziamento pubblico italiano.
Il fattore Novara
Se i singaporiani hanno scelto Novara non è per caso. Il territorio offre un posizionamento logistico strategico, baricentrico rispetto a Milano e Torino e ai rispettivi Politecnici, con collegamenti autostradali immediati, la stazione ferroviaria di Agognate, la vicinanza all’aeroporto di Malpensa e la presenza del polo logistico Amazon, oltre alla prossimità dello stabilimento Memc, espressione italiana della multinazionale Global Wafers e partner strategico.
I prossimi step
Adesso si entra nella fase operativa. Invitalia avvierà l’istruttoria obbligatoria per legge e, al termine, l’azienda potrà presentare il progetto dell’insediamento produttivo. A quel punto entrerà in gioco il commissario governativo, il sindaco leghista di Novara Alessandro Canelli, che con i poteri attribuiti potrà accelerare i processi di permitting sul piano urbanistico e costruttivo.
Il confronto con il passato recente è inevitabile. Con Intel non era finita bene, mentre questa volta, nonostante ostacoli e rallentamenti e perfino la scomparsa nel frattempo di Sutardja, l’operazione è arrivata in porto. Per l’Italia, in tempi tutt’altro che facili, è come pescare un jolly: un investimento da 3,2 miliardi, 1.600 posti di lavoro e la prospettiva concreta di costruire un ecosistema dell’innovazione nel cuore del Nord-Ovest.
Senza indulgere a facili entusiasmi, ma con una consapevolezza ormai chiara: dopo mesi di stallo e timori, il dossier Silicon Box ha cambiato passo. E stavolta, almeno sulla carta, la partita sembra davvero cominciata.


