Un italiano su quattro ha più di 65 anni, in Piemonte gli anziani doppiano i giovani
14:28 Martedì 31 Marzo 2026Italia sempre più vecchia: età media a 47,1 anni e nascite ai minimi (1,14 figli per donna). La regione corre ancora più veloce: 1,14 milioni di vecchi contro 595mila minori, piramide ormai rovesciata. Cresce lo squilibrio tra generazioni. Una crisi demografica che travolge il welfare
Se il Piemonte è già una fotografia nitida del futuro, l’Italia intera sta rapidamente mettendosi in posa per lo stesso scatto. Al 1° gennaio 2026 l’età media nazionale sale a 47,1 anni, mezzo punto in più in appena dodici mesi: sei mesi di vita guadagnati che, però, raccontano anche un Paese che invecchia a ritmo sostenuto. E mentre a Torino e dintorni la piramide delle età ha già perso da tempo la sua base, il resto della Penisola segue la stessa traiettoria, con il Centro in testa per anzianità, il Nord subito dietro e un Mezzogiorno apparentemente più giovane.
Ma è una giovinezza relativa. I numeri degli Indicatori demografici dell’Istat pubblicati oggi parlano chiaro: i bambini fino a 14 anni scendono a 6,8 milioni, appena l’11,6% della popolazione. Gli over 65 superano i 14,8 milioni e rappresentano ormai un italiano su quattro. Crescono soprattutto i grandi anziani: oltre 2,5 milioni hanno più di 85 anni, mentre gli ultracentenari sfiorano quota 25mila. Il cuore del problema sta qui: sempre meno giovani, sempre più anziani. E sempre meno equilibrio tra chi lavora e chi è in pensione.
Europa, specchio impietoso
Il confronto europeo non aiuta a consolarsi. Nell’Unione europea i giovani sono il 14,4% della popolazione, contro l’11,9% italiano. Gli anziani sono il 22%, mentre in Italia arrivano al 24,7%. Ancora più eloquente è l’età mediana: 49,1 anni nel nostro Paese contro i 44,9 della media Ue. Quasi dieci anni di differenza rispetto all’Irlanda, il Paese più giovane. È un divario strutturale, non episodico. L’Italia è stabilmente il laboratorio dell’invecchiamento europeo.
Ma chi è davvero “anziano”?
Il dato anagrafico, però, racconta solo una parte della storia. Considerare “anziano” chi ha superato i 65 anni è una convenzione sempre più fragile. Oggi si vive più a lungo e meglio: salute, istruzione e condizioni economiche hanno spostato in avanti la soglia della vecchiaia. Se si usa un criterio dinamico basato sulla speranza di vita, il quadro cambia radicalmente. Prendendo come riferimento il 1960, oggi sarebbero “anziani” gli uomini sopra i 74 anni e le donne sopra i 77. In questo scenario, la quota di anziani scenderebbe al 12,3%, praticamente la metà rispetto al dato tradizionale. È una rivoluzione concettuale: l’Italia invecchia, sì, ma forse non così rapidamente come suggeriscono le statistiche più grezze.
Sempre meno figli
Se c’è un dato che inchioda il futuro è quello della fecondità. Il numero medio di figli per donna scende a 1,14, lontanissimo dalla soglia di sostituzione (2,1). Il Centro è l’area più “sterile”, il Mezzogiorno tiene leggermente meglio ma resta comunque sotto il livello critico. Le donne fanno figli sempre più tardi: l’età media al parto sale a 32,7 anni. È una scelta, ma anche una necessità legata a lavoro precario, costo della vita e instabilità sociale. Il risultato è una spirale: meno nascite oggi significano meno genitori domani.
Il ruolo degli stranieri
A tenere in piedi il sistema, almeno in parte, ci pensano gli stranieri. Sono 5,56 milioni, il 9,4% della popolazione, in crescita grazie a un saldo migratorio positivo. Senza di loro, il declino demografico sarebbe ancora più marcato. La loro presenza è concentrata soprattutto al Nord, dove l’incidenza supera l’11%. Nel Mezzogiorno resta molto più bassa.
Parallelamente, cala la popolazione italiana: -189mila residenti in un anno. Pesano il saldo naturale negativo e un saldo migratorio con l’estero anch’esso in perdita.
Meno matrimoni, più longevità
I matrimoni continuano a diminuire: 165mila nel 2025, 8mila in meno rispetto all’anno precedente. Sempre meno passaggio obbligato per mettere su famiglia, sempre più scelta individuale.
Sul fronte opposto, cresce la speranza di vita: 81,7 anni per gli uomini, 85,7 per le donne. Il divario di genere si riduce a quattro anni, minimo storico dal dopoguerra. Gli uomini recuperano grazie a stili di vita più sani e a una migliore prevenzione, mentre le donne pagano il peso crescente di stress e cambiamenti sociali.
Piemonte, la piramide rovesciata
Se l’Italia invecchia, il Piemonte corre ancora più veloce. La classica “piramide delle età” ha perso la sua forma: la base si restringe, la parte alta si allarga. I numeri elaborati dall’Ires sono impietosi: 595mila minorenni, contro oltre 1,1 milioni di over 65. Gli adulti restano il gruppo più numeroso, ma il ricambio generazionale è sempre più fragile. Il confronto con il 1992 è emblematico: allora i minorenni erano molti di più e gli anziani molti di meno. Oggi il rapporto si è ribaltato.
C’è una data spartiacque: il 2008. Finita la spinta migratoria dei primi anni Duemila, le nascite hanno iniziato a calare senza più recuperare. Il tasso di natalità è sceso fino a 5,8 per mille nel 2024. Da lì in poi, la curva non si è più invertita.
Generazioni a confronto
Il Piemonte – e con esso l’Italia – è oggi un mosaico generazionale sbilanciato. I millennials sono nel pieno dell’età adulta ma fanno pochi figli. La Generazione Z è numericamente più ridotta. Le generazioni Alpha e Beta nascono già dentro un contesto di rarefazione demografica. Qualcuno li definisce “nativi dell’intelligenza artificiale”. Ma prima ancora sono nativi della scarsità: meno coetanei, meno fratelli, meno figli.
Il quadro che emerge non è solo statistico, ma politico e sociale. Meno giovani, più anziani, più stranieri: è questa la nuova composizione del Paese. La sfida non è fermare l’invecchiamento – impresa impossibile – ma governarlo. Ripensare lavoro, welfare, sanità e immigrazione. E, soprattutto, creare le condizioni perché fare figli torni a essere una possibilità reale, non un lusso. Perché senza nuovi nati, la piramide non si ricostruisce. E il rischio è che diventi definitivamente un cilindro, o peggio ancora una clessidra rovesciata.


