"Ora il Piemonte è più forte".
Cirio chiude il caso Chiorino
Davide Depascale 15:28 Martedì 31 Marzo 2026
Dopo le dimissioni dell'esponente di FdI, la seduta del Consiglio si trasforma in un commiato. Il governatore ricorda sette anni di lavoro insieme, il capogruppo meloniano Riva Vercellotti accusa la "sinistra giacobina", Ricca (Lega) partecipa controvoglia
Per fortuna non c’era nessuna bara, ma stamattina a Palazzo Lascaris si è celebrato un funerale politico. Quello di Elena Chiorino, che come previsto non si è presentata in Consiglio Regionale, dove fino a ieri sera era attesa per l’informativa e per affrontare la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni dopo l’affaire bisteccheria che l’ha travolta insieme al suo capo politico Andrea Delmastro, dimessosi da sottosegretario alla Giustizia. Poi la scelta di dimettersi anche da assessore al Lavoro e all’Istruzione, consegnate il giorno prima della seduta, dopo essersi già sfilata dalla vicepresidenza, passata a Maurizio Marrone.
La “soluzione pateracchio” architettata per lei (e per salvare il compagno di partito Claudio Sacchetto) è miseramente naufragata: da quel momento è diventata, senza appello, una figura politicamente defunta. E la maggioranza, con solerzia quasi notarile, le ha già celebrato il funerale, pur lasciando intravedere più di una sbavatura.

Cirio officiante
A officiare la messa funebre ci ha pensato il governatore Alberto Cirio, che per l’occasione ha convocato una conferenza stampa proprio nell’aula consiliare, dopo che la seduta odierna è stata sconvocata. Cirio, quasi trattenendo le lacrime, ha ricordato i sette anni di lavoro insieme, elogiando le dimissioni dell’esponente biellese di Fratelli d’Italia come gesto “non dovuto e raro”, esempio di chi sa “anteporre il bene della Regione alle legittime ambizioni personali”. Ha tirato fuori anche la saggezza contadina tramandatagli da suo nonno: “Dove ti ferisci, la pelle diventa più forte”. Il Piemonte, nelle parole del suo presidente, esce da questa vicenda più robusto, più sano, più virtuoso: una regione che “non si gira dall’altra parte”.
Cirio ha tenuto a tracciare un confine, precisando che la vicenda non attiene a ruoli di governo o ruoli di rappresentanza regionale, né ad atti, delibere o funzioni della Regione. È un fatto privato, ha ripetuto più volte, ma ha poi aggiunto: “Quando rappresenti le istituzioni, la vita privata e la vita pubblica sono la stessa cosa. Non c’è uno spartiacque” Il che rende la distinzione tra sfera privata e istituzionale, sollevata come scudo, una difesa labile.
Ha poi chiarito che il successore sarà di Fratelli d’Italia, che le deleghe lasciate libere dalla Chiorino sono importanti e che la competenza conterà nella scelta. Non ci sarà un rimpasto, forse qualche aggiustamento di deleghe. I tempi? Le vacanze di Pasqua rallenteranno tutto: “Credo che sarà questione delle prossime settimane.” E per scegliere si confronterà direttamente con Giovanni Donzelli e Arianna Meloni. Non con i colleghi di coalizione. Con Roma.
Tribunale del popolo
Carlo Riva Vercellotti, capogruppo di FdI, ha svolto la parte del parente addolorato ma battagliero. Ha denunciato che l’opposizione, con il sit-in programmato sotto Palazzo Lascaris, avrebbe voluto “improvvisare un tribunale del popolo” per condannare la Chiorino in pubblica piazza attraverso una linea “giustizialista, forcaiola e giacobina”. Una linea, ha tenuto a precisare, che la sinistra non avrebbe mai applicato ai propri indagati e condannati, rimasti comodamente in poltrona. Ha rivendicato che FdI ha sempre difeso la Chiorino “perché riconosciamo il suo lavoro serio e difendiamo la presunzione di innocenza”.
Ha tenuto a specificare di non aver fatto nomi alludendo a presunte opacità tra le fila delle minoranze: “Siamo diversi da loro e abbiamo rispetto per le persone, le loro famiglie e la magistratura.” Anche Paolo Ruzzola, capogruppo di Forza Italia, ha ringraziato la Chiorino per il lavoro svolto in quattro ruoli distinti: “consigliera, vicepresidente, madre e moglie”, e associandosi alle parole di Cirio e Riva Vercellotti sulla senso delle istituzioni mostrato dall’ormai ex assessore.
Coesi ma non troppo
In maggioranza c’è però, anche la Lega, che suona uno spartito radicalmente diverso. Il capogruppo Fabrizio Ricca è stato tra gli ultimi ad arrivare e il primo ad andarsene. Quando ha preso la parola, l’ha fatto per una manciata di secondi, pronunciando quello che si potrebbe definire un telegramma di commiato: “Ringraziamo Chiorino per il lavoro svolto, continuiamo a lavorare per il bene del Piemonte”. Stop. Nessun aggettivo, nessuna commemorazione, nessuna metafora contadina. E ha aggiunto, con una precisione che suona meno come un’informazione e più come la marcatura di un confine: la decisione è maturata internamente a Fratelli d’Italia.
Tradotto: noi non c’entriamo, non siamo stati consultati, questa è faccenda loro. E del resto Cirio stesso, annunciando che andrà a scegliere il successore insieme ai vertici nazionali della Fiamma, parlando con i responsabili dell'organizzazione e del tesseramento Giovanni Donzelli e Arianna Meloni, ha di fatto confermato che la Lega – e gli altri alleati – non siedono a quel tavolo.
Il prossimo assessore sarà di FdI, la scelta la farà FdI a Roma e non a Torino, e nel mentre il resto della coalizione starà a guardare.“Maggioranza compatta e coesa”, ha ripetuto il governatore più volte nel corso della conferenza stampa. La fugace apparizione di Ricca, con tanto di venatura polemica, fa pensare proprio il contrario.
Epitaffio provvisorio
Sette anni di giunta, deleghe su lavoro, istruzione e formazione, una carriera costruita nel centrodestra piemontese: tutto sepolto sotto la questione di un ristorante, di cene, di nomine che non avrebbero dovuto essere fatte, di un sottosegretario nazionale che si è dimesso anche lui. Cirio dice che il Piemonte è più forte. Forse. Di certo è che FdI dovrà trovare un nuovo assessore, che la Lega si sente esclusa dalla decisione e che il funerale è finito con la salma già rimpiazzata a interim dal governatore stesso.
La Chiorino non era in aula, non era in conferenza stampa e non ha rilasciato dichiarazioni se non a mezzo stampa. Assente nel momento in cui si decideva del suo destino istituzionale o, forse, proprio per questo. In sette anni aveva imparato che a Palazzo Lascaris si può entrare e uscire in molti modi. Ha scelto di uscire senza farsi vedere. La pelle, come insegnava il nonno di Cirio, cresce più forte dove si è stati feriti. Bisogna solo aspettare di vedere se la cicatrice tiene e chi, nella sua coalizione, porterà la cicatrice più a lungo.


