DAL PO AL TEVERE

Cirio ministro del Turismo.
Meloni pesca in Piemonte
la carta del dopo Santanchè

In arrivo da Palazzo Chigi una scelta che spariglia i giochi. Accelerazione sulle ambizioni non nascoste del governatore azzurro. Fedelissimo di Tajani, "fratello" minore di Crosetto, ottimi rapporti con Marina Berlusconi: la premier ha tenuto conto di tutto ciò

Più fiuto di un cane da tartufi, diplomazia da far impallidire il suo mentore politico alla Farnesina, capacità di tessere rapporti nell’ultima pro loco come nei consessi internazionali, vendendo quel che serve – compresi i mitologici frigoriferi al Polo Nord – meglio del più consumato teleimbonitore.

Il profilo del “Mister Wolf” di cui Giorgia Meloni ha bisogno per risolvere il problema del ministero del Turismo, avvolgendo rapidamente nelle brume l’immagine della Pitonessa, la premier lo avrebbe trovato dove nessuno o pochi se lo aspettavano: proprio in quel Piemonte da cui arriva – sia pure poi cresciuta nella Lombardia di Ignazio La Russa – la recalcitrante, ma alfine dimissionaria, Daniela Santanchè.

Poco male, anzi un segnale in più a chi accusa la leader di Fratelli d’Italia di restringere tutto in ambito geografico e familiare. Già perché, in questo caso, non sono poche le carte che si spariglieranno nel momento in cui la premier calerà il suo jolly: Alberto Cirio.

Dalla Pitonessa all’Opossum

Sarebbe proprio quello del governatore del Piemonte il nome che a Palazzo Chigi è scritto, prudenzialmente a matita, nella casella lasciata vuota dalla “Santa”, costretta a gettare la spugna dopo un avviso pubblico di sfratto inviatole direttamente da Giorgia a mezzo dichiarazione ufficiale, dopo evidenti e inutili tentativi di convincimento in via riservata. Una “resistenza”, quella dell’ex ministro, durata ventiquattr’ore, che ha irritato non poco Meloni, raffreddato a livelli polari i rapporti con l’inventrice dell’incauta “Open to meraviglia”, ma soprattutto consente oggi alla premier di agire con ancor più autonomia (che già non le mancava) anche rispetto agli equilibri interni alla coalizione di centrodestra.

Il fatto che Cirio sia il numero due di Antonio Tajani al vertice del partito non è un problema, anzi, per l’astuta politica della Garbatella è una mossa e un segnale inequivocabile indirizzato a chi, nel partito fondato da Silvio Berlusconi, fa e disfa avendone i cordoni della borsa e la discendenza dinastica. Meloni sa bene quali siano i rapporti del presidente della Regione con Marina Berlusconi, i frequenti incontri tra i due e, chissà, le prospettive sul giovane politico che non varcava la soglia di Villa San Martino senza essere avvolto dal profumo di tartufo.

Fiuto e diplomazia

Attento e rispettoso del ruolo di senior partner dei Fratelli, richiamando – come ancora ha fatto ieri nella conferenza stampa sul caso Delmastro-Chiorino, gestito in perfetta linea con Palazzo Chigi – all’interlocuzione con la “Sorella d’Italia” Arianna e il capo dell’organizzazione Giovanni Donzelli su ogni decisione di rilievo, Cirio conta da quelle parti su un possente sostegno di Guido Crosetto, ben più di un amico di lunga data, quasi un fratello maggiore, non a caso padrino di battesimo del figlio Emanuele.

Il viatico, o comunque l’aperta assenza di veti e ostacoli, c’è tutto. Ma c’è anche il resto, a partire da quelle capacità e da quell’esperienza che Meloni ha subito posto come condizioni irrinunciabili – insieme a una pesante dose di acume politico e lealtà – per l’individuazione del nuovo ministro del Turismo.

Il Doge resta in laguna

Per qualche giorno era circolata – non senza fondamento – l’ipotesi di Luca Zaia, ma l’ex governatore leghista del Veneto, che resta comunque il Doge, pare avere ambizioni diverse e più proiettate nel tempo rispetto a poco più di un anno di legislatura.

Sarà comunque il Po, sia pure nella terra dove nasce e guizzano trote e salmerini piuttosto che dove il Grande Fiume sbocca al mare, a segnare il nuovo corso del turismo. Materia di cui Cirio non è certo digiuno, avendo avuto proprio quella delega nell’ormai lontana giunta regionale piemontese guidata dall’azzurro Enzo Ghigo.

Governatore globetrotter

Pronto a salire su un aereo a ogni occasione, ma anche capace di macinare chilometri in lungo e in largo tessendo reti dalle montagne al mare, l’ex parlamentare europeo, al suo secondo e ultimo giro alla guida del Piemonte, non ha mai fatto mistero – con una notevole e costante accentuazione – delle sue mire romane o, per usare un termine caro a Giorgia, nazionali.

Che puntasse a una delle due presidenze del Parlamento lo sanno anche i sassi, così come le sue ambizioni per un posto nel prossimo governo Meloni, se gli italiani sceglieranno di averlo. Il suo proposito di far fagotto dal grattacielo alle elezioni politiche del 2027 è praticamente certo. Meno, anzi niente affatto, lo era questa sorprendente anticipazione.

Interim in scadenza

I tempi non sono ancora definiti e non è detto che la premier decida di tenere ancora per un po’ l’interim, per dare la possibilità di fare tutti i passaggi necessari, a partire proprio dalle dimissioni da governatore. Una circostanza non comune, ma neppure senza precedenti nella storia del Paese, dove il sindaco di Napoli Antonio Bassolino, esponente del Pci poi tra i fondatori del Partito Democratico, fu per poco meno di un anno ministro del Lavoro nel governo D’Alema.

Per Cirio, naturalmente, la strada è quella delle dimissioni. La stessa scelta – dovuta all’abbandono di Elena Chiorino per la nota vicenda della bisteccheria – di nominare suo vice Maurizio Marrone risulta l’ennesima coincidenza fortunata per incasellare tutte le tessere di un mosaico fino a pochi giorni fa inimmaginabile.

Una prece alla Madonna

Sarà proprio l’esponente meloniano, più che probabile candidato a sindaco di Torino per il centrodestra, a traghettare la Regione verso nuove elezioni dopo l’ingresso di Cirio al governo. Lui, che dopodomani si imbarcherà sull’aereo che lo porterà, come ogni anno, al santuario di Medjugorje, come sempre, quando le situazioni sono delicate e la prudenza non è mai troppa, alla richiesta di una conferma sguscia come un’anguilla. Chissà che agli occhi di Giorgia non sia un’ulteriore dote quella di saper fare, all’evenienza, il pesce in barile.

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