TeleCirio oscura il caso Chiorino. Opposizioni all'attacco: una fuga
18:01 Martedì 31 Marzo 2026Pd, M5s e alleati accusano il governatore di aver evitato il confronto istituzionale. Rivendicano il merito di aver imposto le dimissioni dell'ex vicepresidente. Denunciano il tentativo della maggioranza di sottrarsi alle responsabilità politiche. "Vengano in Aula a rispondere"
Il monologo al posto del confronto. La conferenza stampa al posto dell’aula. E Palazzo Lascaris trasformato, per una mattina, in una succursale di “TeleCirio”. Le opposizioni non ci stanno e, dopo la sortita del governatore Alberto Cirio e del centrodestra, alzano il tiro trasformando la replica in un atto d’accusa politico che va ben oltre la vicenda Chiorino.
«Il Presidente Cirio non può pensare di “sostituire”, come da lui affermato questa mattina, il confronto democratico con un monologo senza contraddittorio politico. È inaccettabile che la maggioranza sfugga dal confronto e trasformi l’aula del consiglio regionale, sorprendentemente occupata per una conferenza stampa, in TeleCirio». L’affondo è congiunto e porta le firme delle capogruppo di opposizione: Gianna Pentenero (Pd), Alice Ravinale (Avs), Sarah Disabato (M5s) e la renziana Vittoria Nallo (Stati Uniti d’Europa).
Adeguate risposte
Il bersaglio è chiaro: non tanto (o non solo) la gestione del caso che riguarda Elena Chiorino, l’esponente di Fratelli d’Italia costretta a dimettersi da vicepresidente e da assessora a seguito del suo coinvolgimento nell’affaire Bisteccheria d’Italia, ma il metodo scelto dal governatore. «Al di là delle dichiarazioni di facciata – avvertono – aspettiamo ancora le adeguate risposte nelle sedi istituzionali dove non parleranno da soli».
Per il Partito democratico, con il segretario regionale Domenico Rossi e la stessa Pentenero, la linea è doppia: rivendicazione del merito per aver indotto alle dimissioni e la richiesta di spiegazioni convincenti. «Cirio dovrebbe ringraziarci perché solo la nostra fermezza ha tutelato le istituzioni. Le dimissioni di Chiorino, però, non cancellano la gravità dei fatti sui quali non sono ancora arrivati i necessari chiarimenti e sui quali continueremo a chiedere risposte e massima trasparenza». In particolare, per i dem Chiorino deve ancora spiegare come ha conosciuto la figlia di Mauro Caroccia, il ristoratore condannato con l’accusa di essere il prestanome del clan mafioso Senese, e «perché ha deciso di costituire una società con lei e se ha verificato la natura dei fondi investiti, soprattutto alla luce dell’indagine della Dda di Roma che ipotizza riciclaggio». Un altro aspetto è quello relativo alla mancata dichiarazione patrimoniale di quelle quote societarie.
«Tutto questo non può essere derubricato a “fatto privato” come sostiene Cirio o “leggerezza grave”, perché parliamo di rapporti con una famiglia collegata alla mafia e di relazioni che non avrebbero dovuto essere coltivate dai massimi esponenti del governo nazionale e regionale, tutti del partito di Giorgia Meloni. Aspettiamo le risposte in consiglio regionale: troppo comodo fare una conferenza stampa senza contraddittorio evitando il confronto nelle sedi istituzionali. Capiamo il grave imbarazzo di Fratelli d'Italia che dopo aver perso il referendum in maniera netta si trova a gestire una slavina di dimensioni nazionali che dal Piemonte sta investendo tutto il partito nazionale».
“Spettacolo imbarazzante”
Non usa mezzi termini Ravinale, numero uno a Palazzo Lascaris del partito rossoverde. «Stamattina, invece del Consiglio regionale in cui avremmo dovuto occuparci anche di tanti temi utili per i piemontesi, oltre che dei doverosi chiarimenti sulla vicenda della Bisteccheria, la maggioranza ha mandato in scena uno spettacolo imbarazzante». Nel mirino Carlo Riva Vercellotti, capogruppo dei meloniani, «che nemmeno oggi ha perso occasione per attaccare personalmente l’eurodeputata Salis, abbia il coraggio di rovesciare la realtà e di denunciare “gogne mediatiche”, quando giornalisti e opposizioni nel caso di Delmastro, Chiorino e Zappalà hanno semplicemente fatto il loro lavoro».
Ancora più tagliente la pentastellata Disabato, che parla apertamente di “teatrino”. «Invece di venire a riferire in Consiglio regionale, dove si sarebbe dovuto tenere un confronto aperto e democratico sulla vicenda, il presidente Cirio ha voluto mettere in scena un teatrino che definire “imbarazzante” è riduttivo. Con la conferenza stampa di oggi, la Destra ha voluto dare un impulso al processo di beatificazione dell’ormai ex vicepresidente nonché ex assessora. Non si tratta, come vorrebbero farla passare, di una gentile concessione. Si tratta di un atto dovuto, a tutela dell’istituzione Regione Piemonte e dei piemontesi. Oggi, piuttosto, la Giunta Cirio ha perso un’occasione per chiedere pubblicamente scusa ai cittadini, che da giorni vedono il Piemonte sbattuto sulle prime pagine di tutti i giornali per vicende gravi ed inquietanti. Nessun gesto eclatante, insomma».
“Muro di cartongesso per nascondersi”
Chiude il fuoco incrociato la renziana Nallo, che riporta lo scontro sul terreno politico puro. «Per noi la questione era e rimane esclusivamente politica, non giudiziaria. La destra prova a buttare la palla in tribuna rinfacciando le vicende giudiziarie di mezza sinistra pur di non rispondere nel merito, ma il trucco non funziona. Trattandosi di una battaglia politica fin dal primo giorno, il punto centrale resta uno solo: il Presidente si sta nascondendo dietro un muro in cartongesso, tirato su in fretta e furia da una maggioranza in evidente e totale imbarazzo. Ha scelto la via della fuga invece di affrontare un dibattito serio e doveroso con le opposizioni, esattamente come era previsto dai lavori del Consiglio di oggi. Cirio smetta di scappare e venga in Aula».
La crepa politica
Dietro il coro delle opposizioni c’è una linea comune: non contestano solo il caso Chiorino, ma il tentativo – denunciato – di spostare il confronto fuori dalle sedi istituzionali. Il punto non è più solo la Bisteccheria, i soci, le quote o i fondi. Il punto è chi decide dove si fa politica: in aula o in conferenza stampa. E per le minoranze, oggi, la risposta è una sola: Cirio ha scelto il palcoscenico. Ma la questione, prima o poi, tornerà in aula.


