"Un filoputiniano con una pessima storia", Calenda chiede a Cirio la testa di Marrone
17:53 Mercoledì 01 Aprile 2026Il leader di Azione spara cartucce social contro il neo vicepresidente subentrato alla Chiorino, dimessasi dopo il caso della Bisteccheria. Un appello a Tajani e al governatore: "Una vergogna". Che farà il consigliere del suo partito, eletto nella lista del presidente?
La successione era ormai sedimentata da giorni ai piani alti del grattacielo, ma il caso politico esplode solo adesso: è Carlo Calenda a riaccendere i riflettori sull’ascesa di Maurizio Marrone a vicepresidente, subentrato a Elena Chiorino, portando la polemica fuori dal perimetro regionale e chiamando in causa direttamente Alberto Cirio.
Il bizzoso leader di Azione dal suo fortino social (leggasi X) non ha perso tempo per impallinare la nuova architettura della Giunta, rimaneggiata dopo l’uscita di scena dell’esponente meloniana biellese, travolta con il suo mentore Andrea Delmastro dal caso “Le 5 Forchette”.
Calenda, sempre pronto a menare fendenti digitali, ha scritto senza giri di parole: «La nomina di un filo putiniano, con una pessima storia di viaggi in Donbass e apertura di finti consolati, a vicepresidente della Regione Piemonte è di una gravità assoluta». Un affondo che riporta a galla vecchi episodi: Marrone, già finito nel mirino delle opposizioni per le sue posizioni filorusse, è ricordato soprattutto per l’iniziativa del 2017, quando inaugurò a Torino un Consolato informale della Repubblica di Donetsk. Una mossa che allora fece storcere più di un naso e oggi torna come un boomerang politico.
Non pago, Calenda ha alzato il tiro: «Chiedo formalmente ad Antonio Tajani e ad Alberto Cirio di non accettare questa vergogna». Una richiesta che suona quantomeno singolare, soprattutto per la parte rivolta proprio a Cirio, visto che è stato il governatore in persona a consegnare a Marrone le chiavi della vicepresidenza.
Il cortocircuito politico si completa con la posizione di Azione in Piemonte. Il partito di Calenda non siede formalmente tra i banchi di Palazzo Lascaris, ma è a tutti gli effetti dentro la maggioranza che sostiene Cirio. Una presenza che passa dalla figura di Sergio Bartoli, commissario torinese del partito ed ex sindaco di Ozegna, eletto per la prima volta nella circoscrizione di Torino nella “Lista civica Cirio presidente Piemonte moderato liberale”, la formazione pocket del presidente.
Insomma, mentre Calenda spara a zero contro la nomina di Marrone, uno dei suoi uomini siede – seppur in versione civica – nella stessa maggioranza che quella nomina l’ha partorita. E che non ha visto nessun dirigente piemontese di rilievo, da Daniela Ruffino a Osvaldo Napoli, fiatare. Un classico della politica: gridare allo scandalo da Roma e nel frattempo restare agganciati al carro del vincitore sotto la Mole. E così, tra accuse di filoputinismo, richieste di abiura impossibili e geometrie variabili la pantomima continua. Con una certezza: più che le “5 Forchette”, qui a girare sono coltelli ben affilati.


