Centrodestra-Campo largo: 50 a 50. Il pari che inquieta Meloni e non consola Schlein
12:00 Giovedì 02 Aprile 2026Coalizioni appaiate, ma con dinamiche opposte: FdI cala al 28,3% mentre il centrosinistra cresce. Il blocco di governo più solido nello "zoccolo duro". Frattura generazionale. Meloni avanti nella premiership, ma con margini più stretti, soprattutto contro Silvia Salis
C’è un equilibrio che inganna più di uno squilibrio. È quello che emerge dal nuovo sondaggio BiDiMedia: un 50 a 50 tra centrodestra e campo largo che, letto superficialmente, racconta una partita aperta; ma osservato nei suoi dettagli, restituisce un sistema politico attraversato da tensioni asimmetriche, dove le coalizioni si equivalgono solo nella somma finale, mentre divergono profondamente nella struttura, nella composizione e nella direzione di marcia.
È il classico pareggio che non vale uguale per tutti. Perché arriva dopo un passaggio politico – il referendum – che ha iniziato a erodere il consenso della maggioranza, ma senza produrre ancora un vero ribaltamento dei rapporti di forza. E soprattutto perché fotografa due blocchi che si muovono su piani diversi: uno ancora solido nelle fondamenta ma in leggero arretramento, l’altro in crescita ma privo di una piena coesione strategica.

Il calo di Meloni
Il primo segnale politico è il rallentamento di Fratelli d’Italia. Il partito della premier si ferma al 28,3%, in calo di 0,6 punti rispetto alla rilevazione precedente. Non è una caduta, ma è un’inversione di tendenza. Eppure, il centrodestra nel suo complesso resta al 46,1%, pur perdendo lo 0,6%. Il punto politico è proprio questo: Giorgia Meloni arretra, ma la coalizione regge. Forza Italia è stabile al 7,4%, la Lega al 6,5%. Non c’è fuga dall’area di governo, semmai una redistribuzione interna.
Il dato più interessante, però, è l’ingresso stabile di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci al 3%, esattamente sulla soglia di sbarramento. È ancora piccolo, ma introduce una variabile potenzialmente destabilizzante dentro il perimetro della destra: una forza con identità distinta e, soprattutto, con un elettorato meno fidelizzato (solo il 58% si dice “molto sicuro” del voto).
Il campo largo cresce, ma non sfonda
Sul fronte opposto, il campo largo sale al 45,9% (+0,7). È il dato politicamente più rilevante del sondaggio: il recupero dell’opposizione è reale. Il Partito Democratico cresce, seppur di poco (22,4%, +0,1), mentre il Movimento 5 Stelle arriva al 12,9% (+0,2). Ancora più significativo è il balzo di Alleanza Verdi e Sinistra al 7,1% (+0,3), ormai a ridosso di Forza Italia.
È qui che si coglie una delle trasformazioni più interessanti: l’area progressista non cresce tanto nel suo asse principale (Pd-M5S), quanto nella sua componente più identitaria e radicale. Avs si consolida come terzo pilastro del campo largo, contribuendo a spostarne l’asse politico. Tuttavia, il “centro liberale” resta marginale: Azione scende al 2,6%, mentre Casa Riformista (2,3%) e Più Europa (1,2%) contribuiscono al 45,9% del campo largo. Il centro autonomo, invece, nel sondaggio si ferma complessivamente al 3,7%: troppo poco per fare da arbitro.
Il vero spartiacque è generazionale
Se si guarda ai dati per età, emerge una frattura netta che vale più di qualsiasi alleanza: quella generazionale. Tra i giovani (18-34 anni), il campo largo domina con il 50%, mentre il centrodestra si ferma tra il 35% e il 38%. In questa fascia, il Pd è il primo partito (22%), ma soprattutto Avs raggiunge il 16% tra i 18-24 anni: un dato enorme.
Al contrario, il centrodestra stravince tra gli over 45: 51% nella fascia 45-54, 50% tra i 55-64 e 49% tra gli over 65. Qui Fratelli d’Italia vola fino al 34%. È una spaccatura strutturale: i giovani votano opposizione, gli anziani governo. Non è solo una fotografia elettorale, è una linea di faglia politica destinata a pesare nei prossimi anni.


Lo zoccolo duro del centrodestra
Altro elemento chiave è quello dello “zoccolo duro”. Il centrodestra mantiene un nucleo stabile del 36,3%, contro il 30,6% del campo largo. Questo significa che, al netto delle oscillazioni, la base elettorale più fidelizzata resta saldamente nelle mani della coalizione di governo. Fratelli d’Italia, in particolare, ha uno zoccolo del 24,3%, enorme rispetto a tutti gli altri partiti.
Anche i livelli di “molta sicurezza” nel voto lo confermano: 86% per FdI, 80% per la Lega, contro il 69% del Pd. Il Movimento 5 Stelle, invece, sorprende con un 77% in crescita. Il dato politico è chiaro: il centrodestra perde qualcosa nei flussi, ma resta più solido nelle fondamenta.

Meloni resta favorita, ma non imbattibile
Sul piano della leadership, Giorgia Meloni vince in tutti gli scenari ipotizzati. Contro Elly Schlein il risultato è 54,5% a 45,5%, contro Giuseppe Conte 53,6% a 46,4%. Ma il dato più interessante – e politicamente più esplosivo – è quello relativo a Silvia Salis: 51,1% a 48,9%. È lei, come sottolineano gli analisti, “la candidata con più possibilità di battere Meloni”.
Qui si apre un tema strategico enorme per l’opposizione: la competizione non è solo tra coalizioni, ma tra figure. E la capacità di intercettare elettorati trasversali può diventare decisiva più delle appartenenze partitiche.



Incognita astensione, peso degli indecisi
C’è infine un dato che incombe su tutto: il 24% di indecisi e un’affluenza stimata tra il 54% e il 58%. È qui che si gioca la vera partita. Con un elettorato così mobile e una partecipazione così incerta, ogni equilibrio è provvisorio. Il pareggio tra coalizioni, in questo senso, è più fragile di quanto sembri.


