Vannacci rompe la non belligeranza. Gelosie tra futuristi in Piemonte
Davide Depascale 15:42 Martedì 07 Aprile 2026Dopo una fase di studio iniziale, il partito del generale prova a sfruttare il momento difficile del governo di centrodestra lanciando siluri e marcando le distanze. Sforzini attacca su economia e politica estera. Schermaglie Locarni-Pozzolo
Era iniziato con tre voti di fiducia sul decreto Ucraina, seguito dal silenzio tattico dei primi giorni. Ma il patto di non belligeranza — se mai sia stato siglato — tra Futuro Nazionale e il governo Meloni è durato poco. Il partito fondato dal generale Roberto Vannacci dopo il suo addio alla Lega ha capito che questo non è il momento di tendere la mano: la crisi post-referendaria, con le dimissioni dei piemontesi Andrea Delmastro e Daniela Santanchè ancora fresche, diventa al contrario l’occasione per alzare il prezzo e ritagliarsi uno spazio di opposizione senza riserve.
La base di Tortona
A dettare la linea “futurista” è il Centro Studi Rinascimento Nazionale, il think tank del partito guidato da Luca Sforzini — critico d’arte, massone dichiarato, che ha scelto come sede operativa il Castello di Castellar Ponzano, nei pressi di Tortona, in provincia di Alessandria. Dal maniero piemontese arrivano, a distanza di meno di una settimana, due offensive distinte e coordinate che mettono sotto accusa le scelte dell’esecutivo di centrodestra, guidato dalla premier Giorgia Meloni.
Aridatece Craxi
Il primo j’accuse è di marca geopolitica, e risale ai giorni antecedenti la Pasqua. Nel mirino finisce la gestione del caso Sigonella, dove il diniego opposto dal governo italiano – con in prima fila un altro piemontese come il ministro della Difesa Guido Crosetto – a una richiesta americana viene smontato non nella sua sostanza, ma nella sua forma. «Non si giudica un Paese dal fatto che dica sì o no a una richiesta americana – argomenta Sforzini – ma dalla capacità di sapere perché lo fa, e di sostenere quella scelta dentro una strategia», bollando tale scelta come puro cerchiobottismo. L’antidoto evocato è Bettino Craxi, che nel 1985 a Sigonella aveva una visione, «che piacesse o meno». Al contrario questo governo, sostiene Fn, naviga a vista.
Tavolo alternativo
La seconda offensiva vannacciana è di natura economica e programmatica. Il Centro Studi lancia un «tavolo permanente» con le categorie produttive italiane — da Confindustria a Coldiretti, dagli ordini professionali alle sigle territoriali minori — con l’obiettivo esplicito di costruire un programma alternativo su fiscalità, lavoro, energia, infrastrutture. «La politica italiana parla continuamente delle categorie», scrive Sforzini. «Noi vogliamo fare esattamente il contrario: parlare con le categorie». Il messaggio è diretto al governo: il monopolio della concertazione non è più scontato.
È una mossa che prova a sottrarre a Meloni e ai suoi alleati il presidio del mondo produttivo, quella piccola e media impresa che si è sempre riconosciuta nel centrodestra e che negli ultimi mesi mostra qualche segno di insofferenza verso una pressione fiscale invariata, una burocrazia immutata, una semplificazione promessa e mai arrivata, a cui ora si aggiunge anche la crisi internazionali e le sue inevitabili ripercussioni. Fn non ha ancora i numeri per intercettare quel malcontento in termini elettorali, ma costruire il tavolo è già un segnale: c’è qualcuno che si candida a farlo.
Spina nel fianco
Le due mosse — la critica geopolitica e l’apertura al mondo produttivo — non sono episodi separati. Sono i pilastri di un nuovo posizionamento che Fn sta costruendo: quello di una forza che non si oppone al centrodestra per ragioni ideologiche, ma per ragioni di metodo e di visione. Non siamo contro di voi, è il sottotesto, siamo quello che voi avreste dovuto essere. È una forma di opposizione interna all’area culturale del centrodestra, più insidiosa di quella che viene dalla sinistra, perché parla la stessa lingua, evoca gli stessi riferimenti — la sovranità, l’interesse nazionale, il primato della produzione — e li usa per misurare la distanza tra le promesse e i risultati.
Locarni fa l'anti-Pozzolo
Mentre dall’alessandrino si detta la linea nazionale, sempre in Piemonte ma questa volta dal Vercellese arriva un segnale interno da leggere con attenzione. Giancarlo Locarni, ex vicesegretario leghista in provincia, primo amministratore locale piemontese ad aderire a Futuro Nazionale, pubblica su Facebook un post apparentemente dedicato all’umiltà e allo spirito collettivo del nuovo partito. «In Futuro Nazionale non esiste una corsa a chi arriva primo. Non c’è spazio per l’“Io”, ma solo per il “Noi”», scrive, con tono fraterno e insieme tagliente. Il destinatario implicito è Emanuele Pozzolo — l’onorevole di
Vercelli, già protagonista dello sparo di Capodanno che gli è costato l’espulsione da Fratelli d’Italia, che Vannacci ha nominato coordinatore regionale di FN in Piemonte.
Locarni non lo cita, ma il ragionamento è trasparente: anch’io sono tra le prima file, e il partito non è proprietà di nessuno. Dinamica classica di un partito che cresce in fretta e deve già fare i conti con le gelosie territoriali. Mentre comincia a darsi una struttura e un tono da partito di opposizione. Almeno finchè dal centrodestra qualcuno non presenti un’offerta congrua alle ambizioni dell’ex Parà e dei suoi commilitoni.


