Più che la natalità i natali di Roma.
Una Vesta nel segno del Ventennio
Davide Depascale 17:04 Martedì 07 Aprile 2026
Data tutt'altro che casuale quella scelta dall'assessore meloniano al Welfare Marrone per il click day destinato alle famiglie con figli, dedicato alla dea pagana del focolare domestico: 21 aprile. Opposizioni scatenate: "Dopo il danno la beffa"
Venti milioni di euro, dodici ore di tempo e una data che appare tutto fuorché casuale. La Regione Piemonte rilancia il voucher Vesta per il 2026 e fissa il nuovo click day al 21 aprile a mezzogiorno. Proprio il giorno del Natale di Roma, una ricorrenza che celebra la fondazione dell’Urbe (risalente al 753 Avanti Cristo) e tanto cara alla destra identitaria, di cui l’assessore regionale al Welfare Maurizio Marrone costituisce il rappresentante istituzionale più convinto, ma soprattutto il più esplicito.
Le risorse
La misura, annunciata dal presidente Alberto Cirio e dallo stesso Marrone, raddoppia le risorse rispetto all’edizione precedente e si rivolge alle famiglie con un Isee fino a quarantamila euro. Il voucher sarà assegnato in modo progressivo: fino a milleduecento euro per i redditi inferiori ai diecimila euro, mille euro per la fascia tra diecimila e trentamila, ottocento euro per chi si colloca tra trentamila e quarantamila. Previsto un contributo massimo di milleduecento euro per i minori con disabilità, indipendentemente dal reddito.
Le famiglie dovranno conservare le fatture delle spese sostenute — servizi per l’infanzia, scuole dell’infanzia e primaria, centri estivi, baby-sitting, attività educative e sportive — e caricarle su una piattaforma dedicata per ricevere il rimborso tramite bonifico. Confermato per il 2026 anche l’ampliamento delle categorie ammissibili, con nuove attività sportive e culturali che, secondo la giunta, aumenteranno le opportunità di scelta delle famiglie e consentiranno di «arricchire le opportunità di crescita dei bambini nel corpo e nella mente, senza lasciare indietro quelli che non potrebbero permetterselo».
Antichi valori
Anche il nome Vesta non è stato scelto a caso: richiama infatti la dea romana del focolare domestico, a simboleggiare una mistica tanto in voga ai tempi del ventennio. La data che richiama la fondazione dell’Urbe veniva celebrata anche dal calendario mussoliniano, che nel 1924 fece del 21 aprile una festa ufficiale del regime fascista, riesumando una celebrazione dal mito classico e caricandola di un preciso significato politico: durante il regime infatti, il 21 aprile includeva la premiazione di mutilati, veterani e benemeriti del lavoro. In tale occasione il Duce era solito inaugurare opere pubbliche, simboleggiando la “rinascita” romana. La sovrapposizione dei due riferimenti simbolici in una singola misura di welfare difficilmente può essere letta come banale coincidenza, soprattutto se dietro la scelta c'è l'assessore di Fratelli d'Italia.
Marrone infatti non ha mai trascurato i dettagli in questi casi, e la scelta della data — come quella del nome — appartiene a quel repertorio di segnali identitari che la destra post-missina italiana ha da tempo trasformato in un linguaggio codificato rivolto al proprio elettorato. Un linguaggio che non ha bisogno di dichiararsi per essere compreso da chi sa ascoltarlo. Si dice spesso che la sinistra in Italia veda fascisti ovunque, ma in Piemonte la paccottiglia nostalgica non fa molto per dissimularsi.
Pesce d’aprile
Le opposizioni non si sono fatte attendere. La consigliera regionale e presidente del Partito democratico piemontese Nadia Conticelli ha attaccato duramente, con una dichiarazione che mescola ironia e indignazione sia per la modalità che per la ricorrenza a dir poco ambigua: «Non so se considerarlo un pesce d’aprile in ritardo o attribuirgli la dignità di provocazione politica», ha detto, definendo poi il click day «una riffa con i fondi europei per le politiche sociali». Conticelli punta il dito sul meccanismo stesso della misura: dodici ore per contendersi un buono famiglia, senza graduatoria né criteri di programmazione, senza misure strutturali a favore dei nuclei con figli. Una corsa in cui vince chi è più veloce a connettersi, non chi ne ha più bisogno.
Torna la riffa
Non è la prima volta che questo schema viene contestato. Lo scorso anno il sistema andò in tilt, con centinaia di famiglie incollate per ore davanti ai computer senza riuscire ad accedere alla piattaforma. Ci furono disagi e polemiche, ma la giunta Cirio non ha cambiato l’impostazione di fondo. Per il 2026 Marrone ha modificato le fasce Isee e ampliato le spese rimborsabili, lasciando però intatta la logica del click day: primo arrivato, primo servito. Una scelta che, in un contesto di welfare, significa strutturalmente favorire chi dispone di una connessione stabile, di un dispositivo funzionante e del tempo libero per stare davanti a uno schermo a mezzogiorno di un lunedì. Non esattamente i profili delle famiglie in maggiore difficoltà.
Coperta corta
Cirio e Marrone, dal Grattacielo in modalità televenditori, presentano invece il voucher come «un esempio di equità sociale ed efficienza al servizio delle famiglie», sottolineando la rapidità dei rimborsi: i beneficiari del 2025, assicurano, hanno già ricevuto i bonifici a soli sei mesi dal click day. Un risultato operativo che la giunta rivendica con orgoglio, e che sul piano della gestione amministrativa ha una sua consistenza. Il problema, semmai, è a monte: in una regione con risorse limitate e bisogni sociali crescenti, distribuire fondi tramite una gara di velocità digitale aperta a chiunque abbia un Isee sotto i quarantamila euro — una soglia che include buona parte del ceto medio — non è necessariamente la scelta più efficiente sul piano della giustizia redistributiva.
Resta il fatto che in Piemonte il welfare si celebra il giorno del Natale di Roma, porta il nome di una dea pagana e si distribuisce in dodici ore. Il messaggio politico, voluto o no, è già consegnato. Chi lo ha confezionato sa perfettamente quel che fa, e non perde occasione di rivendicarlo.


