Auto, le incognite della ripresa
Claudio Chiarle 06:00 Mercoledì 08 Aprile 2026
Il mercato dell’auto in Italia si muove nel primo trimestre 2026 verso il segno positivo, ma bisogna considerare che non è ancora sotto l’effetto del conflitto mediorientale e dell’aumento dei carburanti alla pompa. L’evoluzione dell’andamento delle immatricolazioni si vedrà nel secondo trimestre.
Pur con 484.802 vetture immatricolate, pari a una crescita del 9,2% rispetto al periodo gennaio-marzo dello scorso anno, il primo trimestre 2026 resta ancora distante dai livelli pre-Covid, con un -10%.
Le immatricolazioni per alimentazione – fonte Unrae – vedono le autovetture a benzina nel primo trimestre dell’anno calare del 18,6% e quelle diesel registrare una flessione del 23,6%, rispettivamente con quote di mercato del 19,8% e del 7%.
Le autovetture mild e full hybrid aumentano del 25,8%, con una quota del 51,5%. Le immatricolazioni di autovetture ricaricabili – PHEV e BEV – crescono nel primo trimestre dell’85,8% e raggiungono una quota del 16,1% (in aumento di 6,7 punti percentuali rispetto al primo trimestre 2025). Nel dettaglio, le BEV (auto elettriche) hanno una quota del 7,9% nel cumulato e le vendite crescono del 65,7% nei primi tre mesi dell’anno. Le ibride plug-in (PHEV) aumentano del 110,1% nel cumulato, rappresentando l’8,3% delle immatricolazioni da inizio anno. Infine, le autovetture a gas rappresentano il 5,5% del mercato, con un forte calo del 34,4%.
A differenza dei dati forniti da siti e associazioni specializzate, che considerano “elettrico”, dal punto di vista statistico, anche le auto ibride e mild hybrid – cioè veicoli dotati anche di motore endotermico – ritengo sia più corretto parlare di elettrico quando si tratta esclusivamente di alimentazione a batteria ricaricabile (PHEV e BEV).
Constatiamo allora che, sì, percentualmente si registra una forte crescita dell’elettrico nel trimestre, ma le quote di mercato rimangono ancora basse, sebbene in lieve aumento. Se prendiamo il solo mese di marzo, l’elettrico con annesso motore endotermico ha immatricolato oltre 96 mila vetture, mentre l’elettrico puro si ferma a 33 mila unità.
Perché è importante questa precisazione? Per due motivi. Il primo è che nell’auto ibrida troviamo un motore endotermico con la sua tecnologia e i suoi molteplici componenti – aspetto non trascurabile anche dal punto di vista occupazionale – e che resta comunque l’alimentazione principale, essendo la parte elettrica di supporto. La seconda questione riguarda le emissioni di CO₂, che nel primo trimestre 2026 in Italia sono pari a 107,9 g/km, in calo del 6,7% rispetto al primo trimestre 2025. Il limite attuale è di 94 g/km e l’introduzione dell’Euro 7, prevista da novembre di quest’anno, dovrebbe consentire un ulteriore calo.
Alla luce dell’attuale mercato, la riduzione della CO₂ dimostra che, pur con un parco auto ancora alimentato per circa il 90% da motori endotermici, le emissioni diminuiscono. È quindi evidente, numeri alla mano, che la tecnologia dei motori endotermici ha continuato a svilupparsi ed è in grado di ridurre le emissioni. Ne deriva che il mercato, cioè i consumatori, stanno seguendo l’evoluzione verso l’elettrico con prudenza, anche a causa dei prezzi ancora troppo elevati dell’elettrico puro. Si osserva tuttavia una tendenza costante che va assecondata dalla politica e non forzata.
Ancora due dati sono necessari per avere una visione più completa del mercato: oltre il 50% delle immatricolazioni riguarda i privati; il noleggio a lungo termine, seconda quota, perde il 5%, mentre il noleggio a breve guadagna lievemente (+2%); la maggior parte delle immatricolazioni nel trimestre si concentra nel Nord-Est, con oltre il 32%, ma considerando i soli privati il Nord-Ovest sale al 32% (in aumento di 5 punti), mentre il Nord-Est scende al 22%.
Sul fronte costruttori, Stellantis dà forti segnali di ripresa e torna a crescere nel trimestre (157.372 immatricolazioni e +15,57%). Leapmotor balza in avanti con 11.639 unità, registrando un +1927,7%; di queste, oltre 10 mila sono del modello T03, la piccola elettrica. Molto bene anche Fiat, che nello stesso periodo chiude con un +29,83%. Tra le case cinesi si conferma la crescita di BYD, che registra +223,7% e 12.854 vetture da gennaio a marzo. Nella top ten del primo trimestre, ai primi cinque posti troviamo solo modelli del gruppo Stellantis: Fiat Panda, Jeep Avenger, Grande Panda, C3 e Leapmotor T03.
Purtroppo per noi torinesi, la Fiat 500 langue con poco oltre 4 mila immatricolazioni, al 34° posto, ma si trova in una fase di transizione del modello ed è destinata soprattutto ai mercati esteri come Germania, Francia e Gran Bretagna. I marchi cinesi avanzano inesorabilmente, ma non hanno ancora un’incidenza rilevante, mentre Toyota, Volkswagen, Renault e Dacia restano fortemente competitivi.
Il dato significativo sull’elettrico è che, se nel primo trimestre 2025 la prima elettrica era la Tesla Model 3 al 29° posto della top 50 con 3.947 auto vendute, nel 2026 viene superata dalla Leapmotor T03, con oltre 10 mila immatricolazioni e il quinto posto. È significativo il balzo nelle vendite, ma ancora più rilevante è il fatto che si tratti di un modello di segmento A, una piccola cilindrata: un successo che conferma come l’elettrico puro sia soprattutto un’auto da città, adatta a percorsi brevi e ripetitivi (casa-lavoro), e utile in particolare per ridurre l’inquinamento nelle metropoli.
Occorre quindi consentire alle auto elettriche “pure” o a idrogeno di circolare nelle ZTL, al fine di incentivarne l’acquisto.
Nel solo mercato italiano – in seguito si analizzeranno quello europeo e mondiale – Stellantis dà segnali di ripresa, ma ciò non significa che gli stabilimenti italiani possano ancora tirare il fiato. Tra le prime tre in classifica, solo la Panda è prodotta a Pomigliano, mentre la Jeep Avenger è realizzata principalmente a Tychy, in Polonia, e la Grande Panda a Kragujevac, in Serbia.
Per Mirafiori, i segnali positivi arrivano dall’ingresso di circa 400 nuovi assunti sulle linee della 500e e un centinaio nel comparto cambi delle ex Meccaniche. Come avviene da decenni – e chi ancora lo sottolinea scopre l’acqua calda – le assunzioni sono a tempo determinato, ma rappresentano un primo passo: spetta al sindacato lavorare per la loro stabilizzazione. Come? Facendo politica industriale.
I dati confermano che il comparto dei cambi è in crescita, con un incremento della capacità produttiva per i cambi tradizionali C514 e la produzione attiva di cambi elettrificati eDCT, trainata dall’aumento delle vendite, soprattutto in segmenti dove il motore endotermico continua a giocare un ruolo dominante.
Ecco perché – ed è questo il punto della politica industriale – a Torino bisogna tornare a chiedere anche la produzione di motori.


