Eredità Agnelli, dopo la botta svizzera il bottino: Elkann rischia la cassaforte
12:02 Mercoledì 08 Aprile 2026La dichiarazione di "inammissibilità" dell'azione intentata dal rampollo indebolisce la strategia legale e riporta il baricentro della battaglia a Torino. E nella guerra per il patrimonio, la madre Margherita segna un importante punto. L'impero alla figlia dell'Avvocato?
Altro che schermaglia tecnica. Da Thun è arrivato un macigno sulla guerra infinita per l’eredità Agnelli: il giudice svizzero ha chiuso la porta in faccia ai tre fratelli Elkann prima ancora di entrare in aula. E così il tentativo dei nipoti dell’Avvocato di portare il cuore della partita in Svizzera si è fermato sulla soglia.
È una decisione secca, asciutta, quasi brutale nella forma: “la domanda è dichiarata inammissibile”. Nessuna discussione sul merito, nessuna valutazione delle ragioni delle parti: semplicemente, così com’è stata impostata, quella causa non si può nemmeno esaminare. E insieme allo stop arriva anche il conto delle spese processuali, che sfiorano i 2 milioni di franchi svizzeri, nonché al pagamento in favore di Margherita delle spese di lite per circa 99 mila franchi, pari a circa 997 mila euro.
Per questo, nei corridoi giudiziari e nelle stanze della finanza di famiglia, si parla apertamente di uno “schiaffo” a John Elkann. Perché quella di Thun non era una causa qualsiasi: era un tassello chiave nella strategia per blindare la sponda svizzera della successione di Marella Caracciolo eriguardava l’effettività della residenza e il “centro degli interessi” a Gstaad/Saanen-Lauenen, nel Cantone di Berna. E quel tassello, almeno per ora, è saltato. E la questione ereditaria si sposta di fatto verso Torino.
La versione degli Elkann
Il fronte Elkann prova a depotenziare l’impatto della decisione con una linea molto precisa. Il team legale dei tre fratelli ha fatto sapere di prendere atto della pronuncia e di voler andare in appello davanti all’Alta Corte di Berna. Soprattutto, sostiene che questa decisione non ha alcun impatto sulla validità del patto successorio e dell’accordo del 2004 tra Marella Caracciolo Agnelli e Margherita de Pahlen. Anzi, insiste su un punto dirimente: proprio in forza di quegli accordi, Margherita non sarebbe erede di Marella. Ed è per questo che gli avvocati degli Elkann spostano il baricentro del contenzioso su Ginevra, dove resta pendente il procedimento che riguarda appunto la tenuta degli accordi del 2004.
La tesi dei legali di Elkann è: attenzione a non confondere i piani. A Thun, dicono, si discuteva di un capitolo limitato; il cuore della questione sull’esclusione o meno di Margherita dalla successione di Marella resta agganciato agli accordi ginevrini del 2004 e a un altro procedimento, che non è stato toccato da questa pronuncia. In questo senso, per il fronte Elkann il verdetto di Thun è una battuta d’arresto processuale, non la Caporetto della guerra ereditaria.
Dai “patti di Ginevra” alla guerra di famiglia
La vicenda affonda le radici nel 2004, un anno dopo la morte di Gianni Agnelli. Allora Margherita firmò i cosiddetti “patti di Ginevra”, un complesso di accordi che ridisegnò l’assetto dell’eredità. In base a quell’intesa, Margherita ricevette beni immobili, opere d’arte e altre attività liquide e rinunciò a ogni influenza futura in Dicembre, la cassaforte di famiglia in cima alla catena di controllo di Exor. Quell’assetto consolidò la posizione di John Elkann come successore designato dell’Avvocato e, di fatto, estromise la madre dal comando della holding familiare. Un secondo patto venne stabilito ciò che sarebbe avvenuto in futuro per l’eredità di Marella, morta poi nel 2019.
Per anni quel compromesso ha retto. Poi è esploso di nuovo tutto. Margherita ha iniziato a contestare gli accordi, sostenendo di voler far emergere attivi non conosciuti o comunque mal ripartiti e di voler tutelare anche gli altri cinque figli nati dal secondo matrimonio. La guerra, da familiare, è diventata societaria e poi giudiziaria, con effetti potenziali sul controllo di Dicembre, la leva che a cascata tocca Exor, Ferrari, Stellantis e gli altri pezzi dell’impero. Già nel 2023 se Torino avesse dato ragione a Margherita, lei avrebbe potuto rivendicare metà dell’eredità della madre e una quota del business di famiglia.
Il nodo della residenza di Marella
Tutto si è complicato ulteriormente quando il conflitto civilistico si è intrecciato con il fronte fiscale e penale. Il nodo che torna sempre è uno solo: Marella viveva davvero in Svizzera, o la residenza elvetica era solo formale? Se la sua residenza effettiva fosse stata in Italia, cambierebbero il perimetro della giurisdizione e il conto delle imposte dovute. È su questo terreno che la Procura di Torino ha costruito la propria iniziativa, partita dalla denuncia di Margherita. L’accordo con l’Agenzia delle Entrate dei tre fratelli Elkann, per circa 183 milioni di euro, nasceva proprio dentro l’inchiesta torinese sulle contestazioni tributarie relative all’eredità di Marella.
Nello stesso filone, a dicembre 2025 un giudice di Torino ha ordinato ai pm di chiedere il rinvio a giudizio di John Elkann per due capi di frode fiscale, respingendo la richiesta iniziale dei pubblici ministeri di archiviare le accuse nei suoi confronti; per Lapo e Ginevra, invece, quel provvedimento accoglieva la richiesta di far cadere il procedimento. A febbraio 2026, un altro giudice ha poi respinto la proposta di John Elkann di chiudere il procedimento con un periodo di lavori socialmente utili, pur lasciando fermo l’accordo economico con il fisco. I legali di Elkann continuano a sostenere che non vi sia stato alcun illecito e che in giudizio dimostreranno l’infondatezza delle accuse.
Torino, Ginevra, Thun
Per non perdersi in questa giungla bisogna tenere separati i tavoli. Torino è il centro del fronte italiano, quello in cui si incrociano il civile e il penale e dove si ragiona sia sull’eredità sia sul profilo fiscale della residenza di Marella. Nel 2023, proprio perché in Svizzera erano pendenti due cause collegate, il tribunale torinese sospese le udienze del contenzioso ereditario in attesa delle pronunce di Ginevra e Thun: fu una richiesta degli avvocati di John, Lapo e Ginevra, accolta dal tribunale italiano, in attesa delle decisioni svizzere.
Ginevra è il tavolo dove resta aperta la questione-cardine, secondo i legali Elkann: la validità degli accordi del 2004 e, quindi, la tenuta dell’esclusione di Margherita dall’eredità di Marella. Thun, invece, era il laboratorio scelto per blindare in Svizzera il tema della residenza effettiva e del centro degli interessi di Marella. Oggi quel laboratorio, almeno nel fascicolo “Thun 2”, si è inceppato. Ecco perché il verdetto di ieri non chiude la guerra, ma ne cambia i rapporti di forza.
Margherita (quasi) soddisfatta
Fonti vicine a Margherita accolgono con soddisfazione il fatto che il giudice svizzero non abbia accettato di fare da arbitro. Questo è un successo. Se davvero – come sostengono i legali della figlia dell’Avvocato – l’obiettivo di John, Lapo e Ginevra era usare Thun per consolidare la giurisdizione svizzera sulla successione di Marella, allora l’inammissibilità è un colpo pieno. A ciò si aggiunge il carico delle spese, che rende il rovescio anche economicamente pesante. E si aggiunge un ulteriore effetto collaterale: la decisione può rafforzare, almeno sul piano argomentativo, la tesi della Procura di Torino e della stessa Margherita secondo cui il baricentro della vicenda sia italiano, non elvetico.
Una partita oltre il litigio di famiglia
Non stiamo parlando solo di una resa dei conti privata fra madre e figli. Al centro c’è Dicembre, la scatola di controllo che sta sopra Exor, e dunque il potere vero della dinastia Agnelli-Elkann. Una nota manoscritta emersa nel processo civile di Torino – presentata dai legali di Margherita – è stata usata per rimettere in discussione il modo in cui, alla morte di Gianni Agnelli, fu assegnata una quota rilevante di Dicembre. I legali di John Elkann replicarono che quel documento non aveva alcun rilievo sugli accordi del 2004. Anche quel passaggio mostra che la battaglia ereditaria è, in realtà, una battaglia sul comando. Ed è per questo che ogni pronuncia apparentemente tecnica diventa una notizia politica, finanziaria e simbolica. Chi vince su residenza, giurisdizione, validità dei patti e composizione dell’asse ereditario non ottiene soltanto una ragione di diritto: mette le mani sul cuore dell’impero.
Cosa cambia adesso
Dopo la decisione di Thun, gli scenari più immediati sono tre. Primo: i legali degli Elkann andranno avanti con l’appello a Berna. Secondo: il fronte di Ginevra diventa ancora più importante, perché lì si gioca il nodo della validità dei patti del 2004. Terzo: a Torino questa pronuncia rischia di essere letta come un assist alle tesi di Margherita, sia nel civile sia nell’ombra lunga dei procedimenti penali sulla residenza di Marella. Tutto questo senza dimenticare che, sul versante fiscale, l’accordo economico con il fisco italiano non ha automaticamente messo al riparo John Elkann dalle conseguenze penali, come mostrano i provvedimenti negli ultimi mesi.


